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1317 Parole
4La riunione “Ragazzi, vi ho riuniti qui come anziano della bocciofila e con l’approvazione del nostro oste Piattola per trovare una soluzione a un grave problema che ha colpito uno di noi” ha cominciato Aldo, indicandomi, dopo aver disposto una decina di sedie a platea ed essersi seduto dietro il tavolo quadrato della briscola, con una mano ben stretta sul collo del pintone di barbera. Poi ha fatto un segno con la mano e Piattola è andato di là, nella sala dove c’è il bancone, e ha chiuso la porta di ingresso per non fare entrare gli stranieri, dato che era quasi mezzogiorno e c’è sempre qualche fesso che a quell’ora viene a disturbare i nostri aperitivi. I ragazzi erano tutti lì, con gli occhi tondi e le barbe mezze fatte, e c’erano anche due o tre delle ragazze del Rastrello, quelle che fanno il turno dalle sei del mattino alle undici. Il Rastrello sarebbe Venanzio, ma nessuno lo chiama più così da quando si pettina di continuo il ciuffo biondo. E c’era anche Ferruccio, secco come un grissino e con il suo immancabile fermacravatta. Lui non è un pappone, ma in pratica vive qui e consegna loro la pensione, indirettamente, o a Piattola, in cambio dei diecimila campari che beve al giorno. E c’erano gli altri, c’era Bostik, e c’era Ganascia... C’erano tutti. Ero davvero commosso. “Vai, Aldo, ho chiuso la porta” ha detto Piattola, restando in fondo, appoggiato a braccia conserte contro l’arco di collegamento fra le due stanze. “Ragazzi” ha detto Aldo, “cinque anni fa, come ricordate, ho avuto la piorrea e mi sono caduti tutti i denti tranne l’incisivo superiore. Sono andato dal dentista e tra tutto, dentiera compresa, mi hanno chiesto diecimila euro di preventivo. Non vi avevo detto niente, però ero un po’ a corto in quel periodo, nonostante il lavoro di Angela. Ma sapete, le spese... Mi sono tirato su le maniche, ho accompagnato Angela su strade nuove, con turni massacranti, e avevo già tirato su metà della cifra, quando ho scoperto che voi avevate fatto una raccolta di fondi per venirmi incontro...”. “Però la dentiera non l’hai mai messa, stronzo” ha gridato il Rastrello, “e non l’hai nemmeno fatta fare, dal dentista. E quel dente di merda ti pende ancora dalla bocca come uno stronzo dal culo di un cane”. Ci siamo girati tutti verso il Rastrello, stupiti. Quello non era certo il momento di fare polemiche. “Quello è un altro discorso” ha detto Aldo, tracannando un tubo di barbera con un solo sorso, “un altro discorso...”. “Sì, ma i nostri soldi li hai tenuti” ha concluso il Rastrello, alzando il culo a metà dalla sedia e restando sospeso con l’indice puntato. “Ebbene” ha continuato Aldo, ignorandolo, “quel vostro gesto di generosità mi ha fatto capire molte cose... Mi ha fatto capire che noi siamo come una famiglia, capaci di aiutarci quando qualcuno ha bisogno. Non abbiamo fatto mai nessun patto, fra noi. Non ci sono regole, non abbiamo mai parlato di questo, eppure, appena c’è stato bisogno di intervenire, voi mi avete aiutato, così, in piena libertà. Queste sono cose importanti, credetemi. Adesso, qui, fra noi, c’è qualcuno che si trova in difficoltà. Si è messo il sacchetto del pane sulla faccia per la vergogna di mostrare la sua pelle devastata dalla dermatite seborroica...”. Tutte le teste si sono girate verso di me. “Cardo, comunque tranquillizzati, facevi schifo anche prima” ha detto Vanessa, la stangona del Rastrello. Ho mosso il sacchetto in segno di ringraziamento. “I medici gli hanno detto che potrà guarire, ma non del tutto” ha continuato Aldo, mentre Piattola ha gridato di sparire a un fesso che batteva le nocche di là dei vetri. “La gente non capisce un cazzo, davvero” ha mormorato Piattola, “la porta chiusa significa chiuso, no?”. “Il Cardo potrà guarire” ha ripreso Aldo, “soltanto stando per qualche tempo al mare...”. “Cazzo, voglio anch’io la rogna sulla faccia, se la cura è quella... A me, quando sto male, supposte e brodino” ha commentato Piattola. Aldo non ha raccolto e ha continuato, ormai preso dal suo ruolo di ideatore e presidente della riunione. “Ragazzi, in pratica chiedo a voi e a me un gesto come quello di cinque anni fa. Dobbiamo mettere qualcosa di nostro per aiutare il Cardo e riuscire a pagargli il soggiorno al mare. Lo so che è un sacrificio, ma è un sacrificio che stabilisce un principio, quello di fare quadrato intorno a uno che ha bisogno. Noi tutti, qui, lo sapete, tutti tranne Ferruccio, non abbiamo la pensione, e viviamo del nostro lavoro...”. “Se fosse così sareste già tutti morti di fame” ha detto Vanessa, scoppiando in una risata. “Zitta tu” le ha detto il Rastrello, con l’indice puntato, mentre Vanessa, per tutta risposta, gli ha mostrato il culo alzando la striscia di plastica verde che le cingeva i fianchi. “Dunque” ha proseguito Aldo, “in conclusione, ripeto, dobbiamo avere il coraggio di fare uno sforzo che costerà fatica, senza dubbio, che costerà discussioni, ore di lavoro delle ragazze, ma che ci renderà degni di dirci davvero amici. Insomma, chiedo a ognuno di voi di versare una somma, a scelta, s’intende, secondo le possibilità, e di versarla adesso, qui. Ho preparato un po’ di buste... Ognuno mette quello che vuole o che può, in segreto...”. Ma le ultime parole di Aldo sono state coperte dallo stridore della sedia spostata a forza sul pavimento e dal successivo urlo improvviso. “Se non te ne vai esco e ti stacco le orecchie e poi te le faccio mangiare, idiota! Ti ho detto che è chiuso. Lo capisci il segno della mano che dice di smammare? Lo capisci, coglione?” ha gridato Piattola spalancando di colpo la finestra dietro la quale il babbeo continuava a tambureggiare con le nocche. Poi ha richiuso con uno schianto. Intanto, tutti i ragazzi si sono alzati e hanno cominciato a girellare in qua e in là per la stanza, spostando le sedie e i tavoli a caso, per riportare nella sala l’ordine casuale di sempre. Aldo ha mosso la sedia su cui sedeva senza sollevare il culo, producendo uno nuovo stridore degno di un grizzly in amore e ha posato le buste lì, sul tavolo, ghermendo poi il pintone di barbera e passando nell’altro locale per non assistere alla raccolta. Io l’ho seguito, ringraziandolo con una pacca sulla spalla. Poi, a poco a poco, ognuno dei presenti, tranne le ragazze, ovviamente, ha cominciato ad avvicinarsi al tavolo con il portafoglio in mano. Dopo aver afferrato una busta a testa, i ragazzi sono sgattaiolati chi in un angolo, chi vicino al bancone del bar, come gatti con il boccone di pesce fra i denti, per nascondere agli altri l’entità dell’offerta. Cinque minuti dopo, Aldo è tornato di là, ha preso le buste e ha detto, riunendo di nuovo tutti all’intorno e agitando le mani come chi si fa aria sulla faccia: “Ragazzi, quello che avete fatto è davvero eccezionale, un gesto di vera amicizia. So che dovrete far lavorare di più le ragazze, per questo, e che dovrete perciò stare svegli magari fino all’alba per controllarle. O forse dovrete alzare i prezzi delle loro prestazioni, con la concorrenza che c’è... Ma sappiate che i sacrifici saranno sempre ripagati. Grazie a nome del Cardo, ragazzi...”. E così dicendo, con la voce che sembrava quasi commossa, mi ha consegnato le buste. “Io… Io non ho parole…” ho balbettato. “Sparisci, Cardo” ha detto il Rastrello, “e se quando torni non sei uguale a Brad Pitt ci ridai tutti i soldi”. “Cardo, ancora una cosa” ha detto Aldo, “stai a sentire: Angela si è informata, stamattina, da un suo cliente ligure che lavora in ferrovia. C’è un treno per Sestri Levante che parte fra due ore. Puoi essere in spiaggia prima del tramonto. Abbiamo anche telefonato a nome tuo a un albergo dove ci hanno detto che c’è posto perché siamo solo a giugno. In una delle buste c’è l’indirizzo. Ferruccio ha detto che può accompagnarti in macchina alla stazione, qui al Lingotto...”. “Ragazzi...” ho mormorato, commosso, e ho fatto il gesto di togliermi il sacchetto di carta dalla testa, così, d’istinto, per sorridere, ma subito quattro mani hanno afferrato i miei polsi e mi hanno bloccato. “Vai, Cardo, vai, prima che ci venga voglia di risolvere la questione all’origine…” ha detto Piattola, brandendo il coltello del salame. E così, con il mio malloppetto di grana e il cappuccio in testa, sono salito in macchina con Ferruccio.
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