32La cicatrice Siamo in macchina da mezz’ora e Patrizia non ha ancora detto una parola. E io, per mille ragioni tutte legittime compresa quella del ricordo che non ricordo legato alla scodella sulla testa, ho iniziato a tremare. Sono nelle mani di una matta che mi vuole uccidere perché crede che io sia il figlio di Simonetti. Certo, io non sono Lamberto, che non esiste, e il dato mi crea un po’ di distanza emotiva, ma questo non mi aiuta... Magari, però, se riesco a stanarla dal suo scafandro di odio... Devo creare un diversivo, devo trovare uno spiraglio di confidenza… “Ma come hai fatto a sapere che stavo in quell’albergo?”. Per la prima volta si gira verso di me. Inquadro la sua faccia asciutta nel rettangolo buio del vetro laterale. I suoi lineamenti mi vengono forniti soltanto da

