33Il Monte Bianco “Che ne sai, tu, della baia?” mi chiede di colpo, dopo chilometri di silenzio. Stiamo attraversando Genova. Le gallerie si susseguono. Le luci della città creano intorno all’autostrada un alone giallastro che rassicura e consola. “Dicevo così per dire...Una specie di intuizione... Siamo fratelli, o quasi, no?” improvviso, arrampicandomi sugli specchi. Le Audi ci superano sulla sinistra con morbidi ruggiti di disgusto per la nostra andatura al trotto che sfiora appena i centotrenta. I valloni che si aprono di traverso nella geografia genovese sembrano improvvise rivincite del buio, subito compensate dalle luci dei successivi ciclopici edifici adagiati sui fianchi della montagna. Di tanto in tanto appare il mare, sulla destra, muto e scuro come un arbitro imparziale ed

