6. Ansen rotolò da un lato, liberandola dal suo peso. Serena provò a richiudere le cosce, ma sul momento non ci riuscì. Tremava, scossa da un sentimento di vergogna e colpa così forte che la paralizzava. «Stai bene?» le chiese Ansen. Serena lo guardò. Annuì un po’ rigidamente. «No, non penso» concluse lui. La abbracciò, ma senza stringere. Le accarezzò i capelli. Serena si comportò come un bambino appena nato, che ti stringe il dito quando glielo metti nel pugnetto. Si strinse a lui e iniziò a singhiozzare. Riuscì finalmente a richiudere le cosce, a piegarsi su se stessa. «Sh-shh... è stato troppo, è vero? Ti ho fatto male?». «N-no, scusa, non so che cosa mi stia... prendendo». Lui li coprì entrambi con una trapunta leggera. Se la tenne contro, aspettando che le passasse. «Ero...

