bc

Nel letto del serpente

book_age18+
0
FOLLOW
1K
READ
forbidden
family
serious
like
intro-logo
Blurb

A diciassette anni, Emma raggiunge la casa di sua madre Claire, da poco risposata con Marc, un uomo più giovane. L’assenza materna lascia la ragazza sola di fronte a questo patrigno dalle attenzioni inquietanti, che poco a poco si trasformano in molestie. Invano, Emma avverte sua madre, che rifiuta di crederle, preferendo proteggere l’illusione della propria felicità.Di fronte a questo diniego, Marc cambia strategia: prima seduce, poi minaccia la vita di Claire se Emma oppone resistenza. Intrappolata, la giovane tenta di fuggire, ma la madre, manipolata, la trattiene. Marc le confisca i mezzi di comunicazione e la isola. Alla fine Emma cede, e si instaura una relazione forzata, fatta di costrizione e di una passione malsana, in assenza di Claire.Logorata dalle continue assenze del marito, Claire inizia a indagare e scopre il loro rifugio. Il confronto è brutale: davanti alla figlia incinta, dallo sguardo spento, ascolta un’accusa tagliente. Emma le ricorda gli avvertimenti ignorati e la sua assenza complice.La loro relazione esplode alla luce del giorno quando la madre li sorprende. Marc rifiuta ogni responsabilità e accusa Emma di averlo sedotto. Cacciata da Claire, la ragazza si ritrova per strada, finché Marc non la sistema in un appartamento dove continua a raggiungerla. Vivono una passione esclusiva, fino alla gravidanza di Emma.Nel momento decisivo, Marc sceglie Emma e il bambino che sta per nascere, abbandonando Claire. Davanti alla porta chiusa, la madre comprende finalmente l’ampiezza del proprio fallimento. Il silenzio che ha coltivato ha sigillato il loro destino comune, distruggendo l’intera famiglia sull’altare dell’illusione e del tradimento.

chap-preview
Free preview
Capitolo 1: Nuova casa
Il cielo era di un grigio uniforme, un grigio da fine pomeriggio di novembre che non prometteva né pioggia né sole, solo una luce piatta e spenta. Il taxi si era fermato davanti a una sbarra automatica bianca, in una strada così silenziosa che il ronzio del motore sembrava una profanazione. Emma rimase un attimo seduta sul sedile posteriore, le dita contratte sulla traccia consunta dello zaino. Dall'altro lato del cancello, una casa si allungava, fatta tutta di linee dritte e grandi finestre a vetrata. Bianca. Immacolata. Silenziosa. "È qui, signorina?" chiese l'autista, voltandosi a metà. Lei annuì, con un piccolo nodo alla gola. Pagò con le ultime banconote che la notaio le aveva dato dopo la vendita della casa della nonna, e scese. L'aria odorava di humus e pulito. Tre scatole in tutto, contenenti i resti dei suoi diciassette anni, furono posate sulla ghiaia bianca impeccabile. Il taxi ripartì, il silenzio ricadde, ancora più denso. Fu in quel momento che la porta di casa si aprì. Claire apparve, vestita con un tailleur pantalone grigio perla che non doveva conoscere una sola grinza. I suoi capelli castano chiaro erano raccolti in una crocchia bassa e perfetta. "Emma! Finalmente!" esclamò, con un sorriso rapido e brillante sulle labbra. Scese i pochi gradini e venne verso sua figlia. L'abbraccio fu breve, un avvolgimento profumato (un profumo floreale e costoso, niente a che vedere con l'odore di lavanda e pane tostato della nonna) che finì ancora prima che Emma potesse davvero abbandonarvisi. Claire si ritrasse, le sue mani già a sistemare una ciocca immaginaria vicino all'orecchio. "È andato bene il viaggio? Il treno era in orario? Ho ricevuto un avviso che potevano esserci ritardi sulla linea." La sua voce era chiara, efficiente. I suoi occhi, dello stesso grigio-verde di Emma ma più freddi, stavano già scrutando sua figlia, il misero mucchio di scatole, e poi l'orologio da polso al suo polso. "Sì, andava, mamma. Solo un po' lungo, tutto qui." Emma si sforzò di sorridere, un'ondata di entusiasmo nervoso le stringeva il petto. Era lì. Finalmente con lei. "La tua casa... è incredibile. Sembra... sembra una casa da rivista." Voleva dire "bella, impressionante", ma le parole le mancavano di fronte a quella perfezione austera. Claire fece una piccola risata, un suono cristallino. "Oh, sai, è soprattutto molto pratica. Luminosa. Facile da mantenere. Su, non restiamo impiantate qui. Vieni, ti mostro la tua camera. Marc ha insistito perché tu avessi la più grande delle camere degli ospiti, quella che dà sul giardino. È così premuroso." Si voltò già, i suoi tacchi a spillo scoccando con una nitidezza militare sul pavimento in lastre dell'ingresso. Emma si precipitò a prendere due scatole, stringendole a sé come scudi, e la seguì. L'interno era peggio di quanto avesse immaginato. Tutto era chiaro, essenziale, ordinato. Non un libro che sporgeva, non una giacca sullo schienale di una sedia. L'odore del pulito regnava sovrano, un misto di limone e cera. Su un grande mobile basso in legno chiaro, delle cornici d'argento allineate con una precisione geometrica attirarono il suo sguardo. Rallentò il passo. Foto di Claire. Claire su una spiaggia, che ride. Claire in tailleur, davanti a un palazzo di vetro. E, in diverse foto, Claire accanto a un uomo. Un uomo giovane, bruno, con un sorriso ampio e occhi vivaci. Lui aveva un braccio sulle sue spalle, o le teneva la mano, o la guardava con ammirazione evidente. In nessuna delle foto c'era Emma. Non una traccia dei suoi primi diciassette anni in quel decoro. "È lui? Marc?" chiese, la sua voce echeggiò un po' troppo forte nel salone silenzioso. Claire si fermò ai piedi di una scala con la ringhiera in vetro. Diede un'occhiata alle foto, e il suo sorriso si addolcì, divenne intimo. "Sì, è lui. Lo adorerai, Emma. Non vede l'ora di conoscerti. Doveva essere qui ad accoglierti, ma una telefonata di lavoro... capisci." Emma annuì, capendo soprattutto che le telefonate di lavoro sembravano regnare sovrane anche qui. Sentì una piccola stretta. Aveva immaginato quel momento diversamente. Grida di gioia, domande sul viaggio, sulla scuola, sulla nonna... La nonna. Il vuoto lasciò il posto a un peso caldo e doloroso dietro i suoi occhi. Lo respinse. "Sembra davvero simpatico, mamma. E... e tu sembri così felice nelle foto." Era vero. Claire risplendeva in un modo che Emma non le aveva mai conosciuto. Era allo stesso tempo bello da vedere e stranamente distante. "Lo sono, tesoro. Davvero." Claire le posò brevemente una mano sul braccio. "Ora, saliamo. Dev'essere morta di stanchezza." Salì le scale, il suo profumo lasciando una scia leggera nel suo passaggio. Emma la seguì, le scatole che all'improvviso le pesavano di più. Il ticchettio dei tacchi sui gradini di legno chiaro scandiva la loro progressione, un suono secco che sembrava scacciare il silenzio senza però portare vita. La camera era in fondo a un corridoio altrettanto immacolato. Claire aprì una porta. "Ecco. Per te." Era spaziosa. Quadrata. Le pareti erano di un bianco rotto. Un grande letto basso con una coperta grigia, una scrivania bianca vuota, un armadio a porte scorrevoli specchiate, una finestra rettangolare che dava infatti su un giardino tutto linee dritte e aiuole di bosso. "È... enorme," sussurrò Emma, cercando di nascondere il disagio sotto l'entusiasmo. "Grazie, mamma. Davvero. È fantastico." Depose le sue scatole in mezzo al pavimento lucido, il rumore ovattato dello scotch strappato sembrò fuori luogo. "Pensavo... forse stasera potremmo cenare insieme? Solo noi due? Per recuperare un po'... il tempo perduto?" Le parole uscirono in un flusso, cariche di una speranza che non riuscì a contenere. Claire, che stava già scrivendo veloce sul telefono, alzò gli occhi, un'ombra di rammarico le attraversò il volto. "Oh, tesoro, mi piacerebbe tantissimo. Ma stasera è impossibile. Ho una videochiamata con Singapore. Il fuso orario, immagini..." Fece una smorfia contrariata. "Ma se finisco bene prima, ti farò un cenno e ci faremo una vera cena. Promesso. Intanto, sistemati. Riposati. Il bagno è là. Fai come se fossi a casa tua." Come a casa mia, pensò Emma guardando i muri nudi. Non era a casa sua da nessuna parte, ormai. La nonna partita, questa casa fredda e bella era il suo unico approdo. "D'accordo, mamma. Buona videochiamata allora." Claire si avvicinò, le depositò un altro bacio rapido sulla guancia. "A più tardi, tesoro. Benvenuta a casa." E uscì, chiudendo la porta con un leggero clic. Il ticchettio dei suoi tacchi si allontanò nel corridoio, poi nella scala, poi più nulla. Il silenzio tornò, immenso, assorbendo il leggero scricchiolio delle scatole sotto i suoi piedi. Emma rimase in piedi in mezzo alla stanza troppo perfetta, le braccia penzoloni, ascoltando battere il proprio cuore. L'entusiasmo che l'aveva sostenuta dalla stazione si sgonfiava, lasciando il posto a una solitudine vasta e bianca come le pareti che la circondavano. Era lì. Ma aveva l'impressione di essere un pezzo di ricambio, un accessorio temporaneo nel decoro impeccabile della vita nuova e radiosa di sua madre.

editor-pick
Dreame-Editor's pick

bc

Salvati dal Re della Mafia

read
6.7K
bc

La sposa sbagliata del miliardario

read
24.3K
bc

La brava moglie della mafia

read
2.1K
bc

L'Alfa rifiutato

read
22.7K
bc

Oh, per amore dei compagni

read
6.1K
bc

La Compagna Rifiutata

read
26.5K
bc

L'Alfa senza cuore

read
29.0K

Scan code to download app

download_iosApp Store
google icon
Google Play
Facebook