Emma aveva trascorso la sua prima giornata intera in casa a vagare, cercando di addomesticare i silenzi, sistemando le sue cose negli armadi vuoti che sembravano assorbirle senza lasciare traccia. Alla sera, Claire aveva annunciato, con un'aria insieme scusata ed eccitata, che Marc sarebbe rientrato prima del previsto e che avrebbero cenato tutti e tre.
"Non vede l'ora di conoscerti, davvero," aveva ripetuto, sistemando con cura delle candele sul grande tavolo di quercia massiccia della sala da pranzo.
Emma si era cambiata tre volte, a disagio nei propri vestiti, troppo colorati, troppo "adolescenziali" forse, per quell'ambiente monocromatico. Alla fine aveva optato per un jeans scuro e un maglione beige, sperando di passare inosservata.
Stava aiutando a portare i piatti quando accadde. Nessun rumore di chiave, nessun colpo alla porta. Solo lo scorrimento ovattato di una vetrata scorrevole, e una corrente d'aria fresca carica di odore di terra e di notte.
"Tesoro, sono qui!" chiamò una voce maschile, calda, leggermente roca.
Emma si irrigidì, un piatto di porcellana bianca tra le mani. Lui apparve dal soggiorno, proveniente dal giardino. Marc.
Non corrispondeva del tutto alle foto. Più alto, più presente. Indossava un jeans consumato alle ginocchia e una semplice maglietta grigia, attillata, macchiata di terra sulla spalla. Anche le sue mani erano segnate da macchie scure. Sembrava aver lavorato fuori, essere pienamente nel suo corpo. I suoi capelli bruni, un po' troppo lunghi, erano arruffati dal vento.
Claire si precipitò verso di lui, un sorriso radioso sulle labbra.
"Mio amore! Guarda, torni all'improvviso e sei coperto di terra!"
Lui la afferrò per la vita e la baciò rapidamente, lasciando una piccola traccia marrone sulla sua guancia perfetta.
"Ho voluto finire di piantare le perenni prima che facesse notte. Ciao, tu."
Poi il suo sguardo, finalmente, si posò su Emma. E si fece lento, deliberato. La scrutò dalla testa ai piedi, senza una parola, assorbendo ogni dettaglio: i suoi capelli legati in una coda bassa, il suo maglione modesto, i suoi calzini sul pavimento freddo. I suoi occhi erano di un marrone così scuro che sotto la luce soffusa parevano neri. Il sorriso che aveva illuminato il suo viso per Claire non scomparve, ma cambiò natura, si tinse di una curiosità intensa, quasi apprezzativa. Il silenzio durò un secondo di troppo.
"E tu devi essere Emma," disse infine, la sua voce un velluto ruvido. Si avvicinò, lasciando Claire a pochi passi.
"Sì. Buonasera," riuscì a articolare, sentendo il peso del suo sguardo come un contatto fisico.
Lui tese la mano. Una mano larga, con dita lunghe, le linee del palmo ancora segnate dalla terra. Lei posò la sua, fresca e un po' umida, nella sua.
Il suo palmo era caldo. Molto caldo. Il contatto fu fermo, sicuro. Non si limitò a stringere brevemente. Mantenne la pressione, il suo pollice sfiorando quasi il dorso delle sue dita, mentre il suo sguardo continuava a tenerla prigioniera. Uno, due secondi. Il tempo per Emma di sentire la consistenza della sua pelle, la forza contenuta nella sua stretta. Poi lasciò andare.
"Claire non ti ha esagerato," disse, il sorriso allargandosi. Si voltò verso sua moglie. "È ancora più carina dal vivo."
Claire arrossì di piacere.
"Smettila, Marc, la farai arrossire. Emma, ti presento Marc, mio marito. Il raggio di sole di questa casa, letteralmente."
Il raggio di sole. Emma cercò di sorridere, un nodo allo stomaco.
"Piacere."
"Il piacere è tutto mio," rispose lui con un leggero inchino del capo, troppo formale per essere sincero, ma recitato alla perfezione. "Bene, vado a liberarmi di questa terra prima di contaminare la tua cena, bella mia. Due minuti."
Scomparve in direzione delle scale, lasciando dietro di sé una scia di energia maschile e odore di aria aperta. Emma respirò finalmente, senza essersi resa conto di trattenere il respiro.
La cena era delicata, raffinata, preparata da un catering, Claire lo aveva precisato. Le candele proiettavano ombre danzanti sulle pareti bianche. Marc era riapparso, vestito con un semplice maglione di cotone nero e jeans puliti. Sembrava ancora più giovane, lavato via dalla terra. Era lui ad animare la conversazione.
"Allora, Emma, tua madre mi dice che sei appassionata di letteratura?" Si chinò leggermente verso di lei mentre versava l'acqua.
"Sì, insomma... mi piace molto leggere," rispose, tenendo gli occhi sul piatto.
"Divora tutto ciò che le capita sottomano," continuò Claire con orgoglio. "Da sempre."
"È una bella passione. Solitaria, ma ricca." Prese la bottiglia di vino, un rosso che aveva portato con gesti da intenditore. "Permetti? Un pochino? Per festeggiare il tuo arrivo?"
Claire fece un gesto vago.
"Oh, Marc, ha solo diciassette anni..."
"Giusto un fondo, Claire. Per assaggiare. È un grande cru, dovrebbe imparare." I suoi occhi si posarono su Emma, una sfida gentile nella loro profondità. "Che ne dici, Emma?"
Ella esitò, sentendo lo sguardo di sua madre su di sé.
"Ehm... d'accordo. Un pochino."
Si alzò, girò intorno al tavolo per posizionarsi dietro di lei. Lei sentì la sua presenza prima di vederlo, un calore, un'ombra che cresceva. Si chinò per prendere il suo bicchiere, il suo avambraccio sfiorandole la spalla. Le sue dita, ora pulite ma ancora segnate da lievi cicatrici, avvolsero il calice contemporaneamente alle sue. Versò il vino con lentezza, il liquido rubino che scintillava alla luce delle candele. L'istante si prolungò, la sua mano così vicina alla sua che poteva sentirne il calore emanare.
"Ecco," sussurrò, così vicino che il suo fiato mosse una ciocca dei suoi capelli. "Assaggia."
Si raddrizzò e tornò al suo posto, lasciando Emma col cuore che batteva forte, le dita umide sul cristallo freddo. Portò il bicchiere alle labbra, il sapore del vino le parve amaro, troppo forte.
Durante la cena, parlò. Di tutto. Dei suoi anni a surfare sulla costa atlantica prima di "riporre le tavole e mettere la testa a posto", di un trekking in Nepal, di un road-trip in Islanda. Rideva spesso, mostrando denti molto bianchi e molto dritti. Ogni volta che si chinava in avanti per sottolineare un punto, il collo del maglione si apriva leggermente, rivelando l'inizio di un torso abbronzato, l'accenno di muscoli sotto la pelle. Emma fissava il piatto, i disegni della porcellana, i riflessi nel suo bicchiere d'acqua.