Quando arriviamo davanti alla pizzeria sono un fascio di nervi. Ho avuto almeno una decina di ripensamenti durante il tragitto, e se fino a un secondo fa mi ero convinta che non sarebbe stato così tragico, ora che Damiano mi fa cenno con la testa di entrare vorrei solo scappare a gambe levate. Mi sistemo la coda sulla testa e giocherello nervosamente con i miei anelli mentre cerco di trovare il coraggio per fare un passo in avanti e dirigermi verso l'ingresso. «Sembri agitata» Mi fa notare il moro al mio fianco, con le mai nelle tasche dei jeans e un'espressione curiosa sul viso. «Lo sono» Rispondo sbuffando, ovvia, incrociando le braccia al petto e guardandolo in cerca di aiuto. «Non devi. Je piacerai de sicuro piccolè, basta che sia te stessa» Mi rassicura, dandomi un buffetto su

