Ventisei

1300 Words
Quel mercoledì vado a scuola con la missione di evitare Damiano e possibilmente non incrociarlo neanche, cosa che riesco tranquillamente a fare fino alla terza ora. Scendo le scale al fianco di Daniele fino ad arrivare alla palestra, con il cambio nello zaino e pochissima voglia di fare attività fisica. La presenza del castano mi rasserena molto comunque, devo dire che attraversare i corridoi con lui è tutta un'altra cosa rispetto a farlo da sola. La nostra amicizia è stata davvero inaspettata, si vede che lui ha visto in me qualcosa che io non sono riuscita a cogliere in lui, e ad oggi sono felice di dire che sto conoscendo una persona del tutto nuova. Non ha discusso con gli altri, semplicemente si è allontanato da solo quando ha visto che i rapporti con me si erano incrinati, e adesso siamo passati dall'essere un gruppo all'essere un duo e sono molto più contenta. «Guarda che puoi anche sorridere eh, non stai andando al patibolo» «Sono due ore di ginnastica Dani, preferirei davvero il patibolo» Mi lamento, con la nausea al solo pensiero dei quindici giri di campo che ci aspettano. Questo semestre non mi sono ancora giustificata, oggi potrebbe essere l'occasione perfetta. «E se ti dicessi che non hai ancora visto la parte peggiore?» Gli rivolgo un'occhiata curiosa e lui fa cenno con la testa al centro della palestra, dove un'altra classe che non dovrebbe essere qui sta parlando col professore probabilmente organizzandosi per un'imprevista divisione degli spazi. Ovviamente, visto che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo, scorgo immediatamente la testa folta di Damiano tra la folla, il che significa che quella classe è proprio la sua. «Non è vero» Gemo frustrata, rivolgendo uno sguardo supplicante a Daniele, a cui ho raccontato più o meno la mia situazione con Damiano senza andare troppo nello specifico per evitare domande scomode. Progettavo di non vederlo fino alla prima ora di domani con Latino, non sono pronta ad un incontro in questo momento. «Io resto nello spogliatoio Dani» Comunico al mio amico, presa dal panico, nascondendomi dietro il suo corpo massicciò per sfuggire alla vista del moro. «Ma che cazzo te ne frega Didi nun fà la ridicola» «Non faccio la ridicola voglio solo evitarlo!» Esclamo, per poi guardare oltre le spalle del mio amico per assicurarmi che la situazione sia ancora sotto controllo. E no, non lo è. Infatti il gruppo di ragazzi che prima stava al centro della palestra sta venendo nella nostra direzione per andare agli spogliatoi, e tra loro ovviamente c'è anche Damiano. Nel completo panico e nella consapevolezza che non riuscirò a scappare in tempo provo goffamente a spostarmi a lato così che magari passerò inosservata, ma nel farlo inciampo sui miei stessi piedi e finisco dritta addosso a Daniele, con le mani spiaccicate sul suo torace e una gamba incastrata tra le sue. «Certo che sei un pericolo ambulante» Ride lui, facendo un passo indietro, e mentre sbuffo una risata noto Damiano che proprio in quel momento si avvicina a noi prima che possa spostarmi da Daniele. Quando ci passa affianco rallenta per poterci incenerire con lo sguardo e squadrare il mio corpo troppo vicino a quello del mio amico per uno stupido incidente. Dopo averci rivolto il suo migliore sguardo disgustato alza gli occhi al cielo e mi saluta con un cenno del capo, che io ricambio agitando nervosamente la mano e scostandomi all'istante dal corpo di Daniele mentre le guance mi si tingono di rosso. Poi ci supera come se niente fosse ed entra nello spogliatoio degli uomini, seguito da quei due strani amici che mi guardano un po' sospettosi dopo che vedono che il loro amico mi ha salutata. «Bene, se prima c'erano dubbi ora mi giustifico sicuro» Decido, per poi congedarmi da Daniele e rinchiudermi nello spogliatoio senza cambiarmi, attendendo solo che si svuoti per poter passare qui tutte le due ore nella maggiore tranquillità possibile. Non appena anche l'ultima ragazza esce io tiro un sospiro di sollievo e chiudo la porta, sedendomi sulla panca e rannicchiandomi portando le ginocchia al petto. Passo un po' di tempo guardando video stupidi su i********: e t****k, ma quando non sopporto più di guardare lo schermo del mio cellulare è passata appena mezz'ora. Mi alzo e giro un po' per lo spogliatoio, guardandomi svogliatamente allo specchio e curiosando tra le cose delle mie compagne da brava impicciona quale sono. Mentre ficco il naso in ciò che non mi riguarda qualcuno bussa alla porta e io mi allontano subito dalla panca, allacciando le dita e posizionando le mani dietro alla schiena temendo di essere colta con le mani nel sacco. «Sì, avanti» Annuncio, immaginando che sia il mio professore che viene ad assicurarsi che stia bene e a chiedermi il motivo della giustificazione. Quando però la porta si apre, e la prima cosa che spunta da dietro ad essa sono delle gambe slanciate coperte da skinny jeans, per poco non rischio di svenire. «Se può?» Damiano fa il suo ingresso in tutto il suo splendore, sorridendo sornione e fermandosi a qualche metro da me con le mani infilate nelle tasche. «Ehm, è lo spogliatoio delle ragazze» Gli rispondo imbarazzata, anche se lui lo sa perfettamente e a quanto pare non basterà a farlo uscire. «'o so. Che ce fai qua?» «Non stavo bene» Invento, guardando agitata dietro alle sue spalle nella speranza che qualcuno compaia a salvarmi. Però la porta è già richiusa dietro alle sue spalle e penso che purtroppo nessuno arriverà per un po'. «Se?» È chiaro che non ci creda neanche per sbaglio, infatti quando mi chiede conferma sembra starmi sfottendo, con un mezzo sorriso a increspargli le labbra e mostrare i suoi denti dritti su cui passa la lingua in un'espressione ironica. «Sì.» Confermo, indietreggiando quando lui fa un passo verso di me. «Tu che ci fai qui?» «Volevo vedè se stessi bene» Io sono imbarazzata e tesa mentre lui sembra essere tranquillo come sempre, anche se stavolta c'è una nota di malizia a inquinargli lo sguardo pulito. «Mo' fai coppia fissa cor coglione?» Chiede facendo un altro passo verso di me, e io ne faccio uno indietro scontrandomi con la parete dietro alle spalle. «È un bravo amico» Mi limito a rispondere, ostentando una serenità che in questo momento non mi appartiene per niente. Lui avanza ancora verso di me e io, non potendo andare più indietro, rimango ferma nella mia posizione sostenendo il suo sguardo e deglutendo lentamente. «Scommetto che io sò più bravo» Sussurra passandosi la lingua sulle labbra, e io sono sicura che ci sia un doppio senso in quella frase nonostante provi in tutti i modi ad ignorarlo. «Credo che dovresti tornare a lezione» Dico con un filo di voce, non riuscendo a capire il senso delle azioni del moro essendo confusa sia dal suo comportamento incomprensibile sia dal suo profumo che mi fa girare la testa. «Nun me va troppo» Ha un sorrisetto consapevole come se sapesse perfettamente l'effetto che mi fa, e mi scruta con le braccia incrociate al petto per studiare una mia reazione. «Beh a me non va che tu mi stia così vicino» Dichiaro, incrociando le braccia nella sua stessa posizione e guardandolo con gli occhi assottigliati in segno di sfida. Il moro sbuffa una risata per niente offeso dalle mie parole, facendo un altro passo verso di me per innervosirmi ancora di più. «Strano, mi ricordavo che ti andasse di solito» «Magari prima che scoprissi che sei un coglione» Cerco di sostenere il suo sguardo nonostante il caldo e il disagio che mi provoca la sua vicinanza, e noto come lui alzi le sopracciglia con fare stupito dal mio essere per una volta diretta quanto lui. «Ritira gli artigli gattina, ho un'ora e mezza per farti cambiare idea»
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