Riprendo da Daniele lo zaino che mi aveva tenuto mentre mi allacciavo le scarpe, e mi incammino assieme a lui verso l'uscita della scuola.
È stata una giornata particolarmente tesa per me, e ho ricevuto il colpo di grazia in ultima ora, quando mi sono ritrovata senza motivo Damiano nella stessa aula di inglese.
Lui era nel corso precedente al mio, e probabilmente è migliorato quindi l'hanno alzato di livello. Non potevano farlo in un giorno peggiore.
Quando la professoressa ci ha detto di dividerci in coppie per una ricerca da consegnare entro una settimana, ho aspettato che il suo sguardo si poggiasse su di me e mi facesse un cenno d'intesa.
Purtroppo non è successo, e ho lentamente visto le mie paure concretizzarsi.
Non volendo piegarmi su me stessa ho deciso di girarmi verso Daniele e chiedere a lui di fare coppia con me, il quale grazie al cielo ha accettato con entusiasmo.
Menomale, sarebbe stato umiliante ricevere un no.
A proposito di Daniele, è stato molto gentile con me e si è proposto persino di portarmi a casa.
Io fino a cinque secondi fa avevo anche accettato, solo che in questo momento, mentre vedo Damiano avvicinarsi a noi con una sigaretta tra le labbra, so già che mi conviene rifiutare perché non voglio proprio che i due si incontrino ora.
«Caspita mi sono dimenticata che ho detto ad un amico che avrei fatto con lui la strada del ritorno!»
Fingo, sbattendomi una mano sulla fronte nella più falsa recitazione degli ultimi tempi.
«Facciamo per un'altra volta Dani dai, poi ci sentiamo per inglese»
Il castano mi guarda confuso per qualche secondo, ma poi alla fine mi risponde con un'alzata di spalle e se ne va salutandomi con gentilezza.
Nonostante io veda che Damiano sta venendo verso di me continuo comunque a camminare, se vorrà parlarmi dovrà correre dopo come si è comportato oggi.
Alla fine risulta che non ne ha neanche bisogno, perché con le sue gambe lunghe e il passo spedito recupera velocemente la modesta distanza che ho posto tra noi due.
«Stai a fà la maratona principè?»
Gli rivolgo un breve sguardo sforzandomi di mantenere espressione impassibile, ma rallento il passo per non far sembrare che io lo stia evitando.
«Scusa, non ti ho visto»
«Buggiarda»
Mi prende in giro, pizzicandomi affettuosamente la guancia e marcando la G con la sua cadenza dialettale.
In risposta decido di sorridergli amichevolmente, se si impegna è ancora in tempo per recuperare i punti che ha perso stamattina.
Cammina al mio fianco anche se sono abbastanza sicura che la direzione di casa sua non sia questa, e in più mi chiedo come mai non sia venuto in macchina oggi.
«Stiamo insieme a Inglese?»
Chiede con tutta la tranquillità del mondo, e il suo essere sempre così calmo e imperturbabile comincia ad irritarmi.
«Sto già con Daniele»
Gli rispondo cercando di non essere troppo secca, facendo spallucce con espressione dispiaciuta.
Lui mi guarda dall'alto con fare sospettoso, restando zitto un paio di secondi prima di parlare.
«Il coglione? Davvero?»
Chiede sembrando sinceramente interessato, senza nascondere un velo di sfottò nel suo tono.
Alzo gli occhi al cielo e mi volto verso di lui completamente per la prima volta da quando è arrivato.
«Sì, beh, almeno lui me l'ha chiesto»
Ribatto forse un po' troppo velenosa, facendo risultare piuttosto evidentemente la mia frustrazione nei suoi confronti.
«Nun sapevo se dovesse corre' pe' prenotarse il posto con te»
«E invece sì, Damiano, si deve correre»
Rispondo secca, e ho come l'impressione che ormai stiamo parlando di due cose diverse.
«Vabbò ma 'nte incazzà»
Sbuffa, estraendo una sigaretta dal pacchetto quasi vuoto e portandosela alle labbra in un gesto nervoso.
Cerco di recuperare la calma e decido di parlargli in modo più rilassato, anche se ormai le mie ultime speranze stanno andando in frantumi.
«Come mai fai questa strada?»
«Devo annà da una parte»
«Okay»
Dico, più a me stessa che a lui, fermandomi sul posto e voltandomi a guardarlo con le mani strette attorno alle cinghie dello zaino.
Se non parlo ora non parlerò mai più.
«Sei strano con me oggi»
Gli faccio notare, ma ancora una volta la mia illusione che possa capire a cosa mi riferisco viene spezzata.
«N'è vero, sei tu strana»
«Beh, scusami se sono un attimo confusa!»
«Confusa? E perché?»
No vabba.
Ma questo ci fa o ci è?
Respiro profondamente accumulando il coraggio necessario per dire ciò che sto per dire, e quando lo faccio devo ammettere che è piuttosto liberatorio.
«Dal fatto che mi hai baciata! Perché tu ti ricordi di averlo fatto, sì?»
Sbotto, incrociando le braccia al petto e rivolgendogli uno sguardo truce.
Lui mi guarda per qualche istante, e per un attimo mi sembra anche di vederlo trattenere un sorriso.
Se non picchio qualcuno oggi non userò mai la violenza nella mia vita.
«Certo che me ricordo ma sei scema?»
«Dimmelo tu!Forse sì, sono stata una scema a lasciartelo fare.»
Sono palesemente irritata mentre lui è fastidiosamente calmo, mi guarda a un metro di distanza come se fosse in attento ascolto ma allo stesso tempo come se ciò che dico non lo riguardasse.
«Perché devi dì cose che non pensi?»
Chiede, con tono annoiato, facendo un tiro dalla sua maledetta sigaretta con tutta la calma del mondo.
«Perché mi hai baciato Damiano?»
«Rispondi alla mia domanda con un'altra domanda?»
«Perché mi hai baciato?»
Insisto, alzando la voce di qualche tono, e finalmente lui perde la sua espressione di sbruffone disinteressato.
«Perché ne avevo voglia, India, non è abbastanza?»
Sento il sangue salirmi al cervello e un forte pizzicore alle dita che mi costringe a stringerle in un pugno.
«No, non è neanche lontanamente abbastanza»
Rispondo, ridendo ironicamente, per poi fare un passo indietro non volendogli stare vicino un altro secondo.
«Io non sono a disposizione per le tue voglie momentanee Damiano, non sono una bambola»
Sputo velenosa, guardandolo con disprezzo mentre lui se ne resta zitto.
Mi sento così delusa e arrabbiata che avrei voglia di insultarlo e di prenderlo a calci, ma voglio essergli superiore.
«E per te sono Didi, non India. Come per tutti gli altri, perché infondo non sei tanto diverso da loro»
Concludo, e dopo la mia ultima frase vedo nei suoi occhi una luce diversa.
Penso di aver scalfito in qualche modo la sua apparente calma, ma prima di accertarmene mi sono già voltata e me ne sto andando senza più voltarmi indietro.
Lui mi chiama un paio di volte, ma non fa niente di più per sistemare le cose.
Proprio come mi aspettavo.