Dopo quella discussione passano quattro giorni in cui con Damiano non ho nessun contatto.
Non tanto perché lui non provi ad avvicinarsi, ma perché ogni volta che lo vedo da lontano io cambio strada.
Certo, non posso dire di star soffrendo nel vero senso della parola, perché nella vita ho passato cose molto peggiori e inoltre la pseudo relazione col moro è finita anche prima di iniziare.
Questo non esclude che mi dispiaccia aver perso una cosa che stava diventando bella, non tanto a livello sentimentale quanto a livello di amicizia.
Era la prima volta dopo molto tempo in cui qualcuno mi facesse sentire viva e protetta, ma sono contenta che abbia rivelato le sue vere intenzioni prima che potesse farmi davvero male.
Ogni giorno cerco di razionalizzare ciò che è successo in modo da non permettermi di essere troppo dispiaciuta, ma questo mi porta inevitabilmente a pensarci spesso.
Anche adesso, mentre Daniele mi fa delle domande sul progetto per cui sto dando davvero un contributo minimo, io fingo di ascoltarlo ma è come se neanche non lo sentissi, persa tra i miei pensieri.
«Ti va se facciamo una pausa?»
Mi chiede allora il castano, non volendo farmi notare esplicitamente quanta poca concentrazione io stia investendo in questo compito.
«Scusami Dani, prendiamoci cinque minuti e poi giuro che mi impegno»
Prometto, alzandomi dal tavolo della scrivania per andarmi ad abbandonare sul letto, passandomi le mani sulla faccia accuratamente truccata.
«Senti, per me possiamo fare anche un altro giorno se non stai bene»
«No, sto bene»
Premetto che gli ho concesso di venire da me solo perché i miei oggi sono entrambi in casa, e hanno chiamato due cameriere che nel frattempo girano in continuazione per pulire l'abitazione che evidentemente non ho curato troppo bene.
Tutto questo viavai mi fa stare più tranquilla, perché, nonostante Daniele non mi spaventi, per me non è facile fidarmi neanche quando avrei tutti i motivi per farlo.
«Me lo puoi dire se c'è qualcosa che non va»
Mi informa il moro, un po' in imbarazzo, e io apprezzo veramente quelle parole perché immagino che non sia abituato a parlare di emozioni o stati d'animo particolarmente profondi.
«È tutto okay, sono solo un po' stanca»
Gli rispondo, sorridendo, non volendo ammorbare dei miei problemi una persona di cui non sono ancora sicura di potermi fidare.
Lui annuisce e dopo una decina di minuti in cui a furia di scherzare e prendermi in giro finisce davvero per mettermi di buonumore, riprendiamo il nostro progetto.
Lavoriamo intensamente facendo ricerche e dividendoci le parti da studiare, non pensavo che Daniele se la cavasse a scuola e invece ha dimostrato di essere molto più diligente di quanto pensassi.
Assurdo quanto poco si possa conoscere una persona nonostante ci si esca ogni giorno per anni.
Quando il lavoro è quasi finito e fuori sta già iniziando a diventare buio nonostante non siano neanche le 18, uno strano ticchettio alla finestra attira la nostra attenzione.
Mi giro spaventata, ma non trovo niente di sospetto dietro ad essa.
Faccio in tempo a pensare che non sia stato niente che lo stesso rumore si ripete per altre due volte.
Mettendomi sull'attenti comincio a fissare insieme a Daniele il vetro della finestra, notando che quel suono corrisponde all'atterraggio di un sassolino proprio su di essa.
«Ma che cazzo?»
È l'esclamazione del castano, e io altrettanto confusa mi precipito alla finestra per capire cosa stia succedendo.
Alzo l'imposta e guardo di sotto, ma non vedendo niente sono costretta a tornare seduta alla scrivania senza nessuna risposta ai miei dubbi.
Per qualche secondo i rumori cessano, e io e Daniele stiamo tornando a lavorare, quando una mano spunta all'interno della mia camera, passando attraverso la finestra che ho lasciato aperta.
Il castano scatta in piedi sull'attenti e io lancio un gridolino di spavento, che però si trasforma in completo shock ed imbarazzo quando vedo la goffa figura di Damiano fare capolino dalla mia finestra come se fosse una cosa normale.
Restiamo tutti in un silenzio tombale per qualche istante, mentre il moro guarda in cagnesco Daniele che invece sembra più che altro scioccato.
«Che diavolo ci fa lui qui?»
Dice quest'ultimo con fare sconvolto, facendo passare velocemente lo sguardo da me a Damiano, che sembra voglia tirargli un pugno a momenti.
«Che diavolo ci fai tu qua, al massimo»
Ribatte il moro incrociando le braccia al petto e guardando il mio amico con fare minaccioso.
«Sono stato invitato, tu sei entrato dalla finestra! Te sembra normale?»
«Non sono cazzi tuoi»
Lascio che i due si scannino per un po', non riuscendo ad uscire dalla confusione provocata dall'entrata improvvisa di Damiano in casa mia.
Dovrò fargli un discorsetto, non è che ora si possa introdurre qui quando e come gli pare.
«Okay, basta»
Mi intrometto quando alzano troppo la voce, temendo che i miei possano sentirli.
«Basta? Didi, non capisci che è pericoloso che questo entri in casa tua così?»
«Non c'ha bisogno de esse' protetta da me»
Ne sei così sicuro Damiano?
«Non ho bisogno di essere protetta da nessuno, ma tu non puoi comunque introdurti così in camera mia senza motivo»
Gli parlo con freddezza, non lo vedo da giorni e sto ancora pagando lo scotto del suo atteggiamento incontentabile.
«Ce l'ho 'n motivo»
«E qual è?»
Gli chiedo, seccata, rendendomi sempre più conto di quanto questa situazione sia surreale.
«De certo 'nte lo dico con sto babbo che ce ronza intorno»
Daniele lo guarda stupito dal suo essere eccessivamente diretto, proprio come facevo io all'inizio.
«Io sono qui e posso sentirti»
Gli fa notare, non sapendo bene con chi ha a che fare.
«Me ne può fregà un cazzo secondo te?»
Si rivolge al castano in modo così aggressivo che mi fa davvero innervosire, non ha alcun diritto di comportarsi come se qui fosse lui il proprietario.
«Senti, noi abbiamo da fare. Se non puoi parlarmi davanti a Daniele non ci saranno problemi a rimandare a domani»
Mi guarda come se stessi tradendo la sua fiducia, e io inizio a pensare che forse il suo egocentrismo non gli permetta di vedere i suoi stessi atteggiamenti.
«Non voglio aspettare domani»
«Non manderò via Daniele per un tuo capriccio. Non sono qui per assecondare le tue voglie, ripeto»
Pronuncio quelle parole con freddezza perché per una volta non lo sto mandando via perché se restasse sarebbe "sbagliato", ma perché davvero non lo voglio intorno a me in questo momento.
«Senti Didi se vuoi che vada io...»
«Sì»
«No»
È la risposta che io e Damiano diamo contemporaneamente all'offerta di Daniele, per poi guardarci con fare di sfida.
«Ascolta, 'o sai come sono. Nun me ne vado da qua finché non te parlo»
Mi mette allora alle strette il moro, con la sua solita consapevolezza di avermi in pugno che non riesco a strappargli.
Rifletto qualche secondo, esasperata da come anche una giornata tranquillissima di puro studio possa diventare stressante per colpa di questo ragazzo.
«Usciamo, ti dò cinque minuti»
Concedo, sapendo che altrimenti non avrei risolto prima della notte fonda, per poi voltarmi verso Daniele che sembra più confuso che mai.
«Se vuoi aspettarmi qui io non ci metto molto, ma se preferisci tornare a casa lo capisco»
«Ti aspetto qui Didi, fai con calma»
Vedo Damiano alzare gli occhi al cielo e fingere il gesto del conato di vomito alle sue parole, mentre lo guarda con fare sprezzante e io mi chiedo se abbia diciannove anni o undici.
Poi mi fa cenno di seguirlo riavvicinandosi alla finestra, e per poco non gli rido in faccia.
«Io esco dalla porta»