Dopo aver discusso con mia mamma per mezz'ora sul perché non abbia sparecchiato la tavola mentre loro erano a cena fuori, mi chiudo la porta alle spalle e mi butto sul letto, annoiata.
Ho passato questo weekend letteralmente chiusa in casa, e per la disperazione ho studiato così tanto che non ho più niente in cui portami avanti.
Alla fine non ho chiamato Damiano, e lui non ha chiamato me.
Non lo biasimo per questo, anzi era proprio ciò che cercavo di fargli capire l'altro giorno. Siamo due persone con due vite parallele che si scontrano casualmente ogni tanto, e purtroppo non penso che questo possa cambiare.
Sono però stata tormentata a tutte le ore di questi due giorni dall'enigmatico significato della sua risposta dell'altra volta.
Mi sono arrovellata su tutti i modi in cui quella frase potesse essere intesa, e purtroppo ora mi pare più chiaro che mai che dovrei interpretarla proprio nel peggiore dei modi possibili.
E ora mi ritrovo a Domenica sera, con più niente da fare e la sola intenzione di andare a letto prestissimo per dimenticarmi di queste giornate.
Mentre limo un'unghia che mi si è sbeccata in piscina, il mio cellulare vibra e io come un idiota mi fiondo su di esso mossa da vane speranze.
Ad aspettarmi non c'è un messaggio da Damiano, ma da qualcuno che forse mi sorprende anche di più.
Da Daniele:
Ciao Didi, come va? Me dispiace pe' come se sò comportati gli altri, ma se te va a me andrebbe ancora de esserte amico. Che dici te vengo a prendere e ce facciamo un gelato?
Guardo stupita il testo del messaggio per qualche secondo, è davvero degno di nota che questo ragazzo mi abbia scritto nonostante la disapprovazione degli altri.
Per un secondo mi sento confortata perché questo significa che forse non sono completamente sola, ma decido comunque di rimandare quell'uscita a un altro giorno.
È notte e per quanto mi possa fidare di lui la prudenza non è mai troppa.
Sto digitando il messaggio quando sento la mia finestra fare un rumoraccio assurdo per poi aprirsi, e io mi volto di scatto verso essa terrorizzata.
Damiano se ne sta lì, con la lingua intrappolata tra i denti per lo sforzo e le gambe che cercano poco agilmente appigli a cui potersi aggrappare per riuscire finalmente ad entrare.
«Ma sei impazzito? Mi hai fatto prendere un infarto!»
Lo rimprovero, afferrando la sua mano e aiutandolo ad entrare col cuore che batte ancora all'impazzata, anche se non sono più sicura che sia ancora per lo spavento.
«È una missione di salvataggio»
«E per cosa?»
Gli chiedo ridendo, già di buonumore per la sua presenza, mentre lui si lancia sul letto senza alcuna grazia come se fosse suo.
«Salvataggio principessa chiusa nella torre»
«Ah sì?»
«Sì, te serve un po' de compagnia me sa»
Gli sorrido, imbarazzandomi per un solo secondo di essere in pigiama e completamente struccata.
Lui evidentemente si accorge del mio lieve disagio, e in tutta risposta mi sistema una ciocca di capelli sfuggita alla coda bassa dietro all'orecchio.
«Sei molto bella»
Mi dice guardandomi negli occhi, e ogni volta queste sue uscite dolci inaspettate mi agitano e mi confondono.
«Grazie»
Dico imbarazzata, e la sua espressione da addolcita cambia impercettibilmente in preoccupata, come testimoniato dalla breve rughetta che gli di scava tra la sopracciglia e dagli occhi intorno ai quali scompaiono le pieghette che si formano quando sorride.
«Sono venuto qua per dirte 'na cosa India»
«Didi»
Lo correggo, già in ansia dal primo momento in cui capisco che ciò che deve dirmi lo prepccupa un po'.
«Posso parlà?»
«Vai»
«Io..devo uscì con una stasera»
Rimango impietrita.
Rimango impietrita e mi odio, per quello che quelle parole mi fanno provare.
Mi odio perché non ho alcun diritto di sentirmi ferita o di prendermela con lui, eppure in questo momento vorrei sbatterlo fuori da casa mia e chiedergli di non farsi più vedere.
Ma non posso farlo perché non ne ho motivo, e quindi forzo un sorriso che per quanto è finto somiglia più a un ghigno, chiudendomi immediatamente a riccio e incrociando le gambe per impedire grande vicinanza tra di noi.
«Sono felice per te»
Non so neanche descrivere quanto devo sforzarmi per permettere a quelle parole di uscire dalla mia bocca, e per qualche motivo che neanch'io mi spiego precisamente sento solo voglia di affondare la faccia nel cuscino e urlare.
Lui mi scruta per qualche secondo, studiandomi, e io rimango immobile con quell'espressione tirata che non penso riuscirò a mantenere per molto.
«Basta solo che tu me lo chieda, e io rimarrò con te India»
Mentre scandisce quelle parole mi guarda fisso negli occhi, come se sperasse di farmi capire qualcosa, ma il mio orgoglio ormai troppo scalfito mi impedisce di comprenderlo.
Mi raddrizzo sul letto e mi schiarisco la voce, distogliendo lo sguardo dal suo per recuperare almeno formalmente la calma.
«Meglio che tu vada, ho molte cose da fare»
Gli rispondo freddamente, alzandomi e incrociando le braccia in attesa che scenda dalla finestra così com'è salito.
«Basta solo che tu me lo chieda»
Ripete, cercando i miei occhi, però io in questo momento non ho alcuna voglia di guardarlo.
«Non so neanche perché sei venuto fino a qui per avvisarmi, non mi riguarda»
Aggiungo io invece, cercando di dimostrare che non mi interessa ma finendo per far capire tutt'altro per colpa del tono di voce irritato.
Lui mi scruta attentamente mentre io continuo il mio nevrotico monologo aprendogli la finestra per farlo andare via.
«E adesso vai, non vorrai farla aspettare. Non saresti neanche dovuto...»
La mia frase viene interrotta a metà dal moro che mi prende per il braccio e mi tira aggressivamente verso di sé, facendomi cadere sul suo corpo e tappandomi la bocca con le sue labbra prima che possa parlare.
Rimango immobile per qualche secondo, con gli occhi sgranati e il cuore che mi esplode nelle orecchie, ma poi finisco per farmi travolgere senza neanche sapere cosa stia succedendo.
Schiudo le labbra istintivamente e la sua lingua si intrufola aggressiva tra di esse, baciandomi con possessione e nessuna delicatezza.
Vengo travolta da emozioni e sensazioni così forti che tutto ciò che riesco a fare è ricambiare quel bacio con tutta la passione che non sapevo neanche di provare, con le gambe molli e il cuore in gola.
Sono schiacciata sul suo corpo seduto sul letto, lui ha mani strette attorno alla mia vita e non appena riprendo lucidità io trovo la forza di avvolgere le mie braccia al suo collo.
Mi morde il labbro inferiore facendomi gemere appena dal dolore, per poi tornare a giocare con la mia lingua nel modo più sensuale che possa esistere.
Non so quanto duri quel bacio, so solo che nel frattempo il mio cervello si spegne completamente.
Nessuna domanda fa capolino tra i miei pensieri e nessun campanello d'allarme è abbastanza forte da rovinare questo momento.
Poi, quando mi manca il fiato e le labbra mi fanno male, mi distacco appena da esse, rimanendo ad una distanza ridicola dal suo viso.
Respiro affannosamente e lo guardo negli occhi persa, confusa, quando lui invece sembra così sicuro.
Lo guardo per qualche secondo e tutti i pensieri cominciano a riaffiorare nella mia testa, anche se l'adrenalina credo che non sparirà per diverse ore.
Lui mi poggia la mano sulla guancia e preme il pollice sulle mie labbra senza particolare delicatezza, come se volesse lasciarci la sua impronta.
«E smettila de parlà sempre»
Mi rimprovera, aprendo le labbra in un sorriso che non saprei come definire.
Spontaneamente rido anch'io, abbassando lo sguardo, anche se la mia testa è piena di nebbia e punti di domanda.
Ma che cosa diavolo è successo?
Poi mi sposto da quella posizione relativamente scomoda e mi siedo al suo fianco, col cuore che mi batte in ogni angolo del corpo, aspettando solo che lui dica qualcosa.
Lui si alza, non sembra scosso quanto me però ha un largo sorriso stampato sul volto che non pare voler scomparire.
«E non provà più a fingere co' me»
Aggiunge al rimprovero precedente, probabilmente riferendosi al mio patetico tentativo di fargli credere che non mi importasse del suo appuntamento.
Io sono completamente priva della capacità di parlare, e il massimo che riesco a fare è sorridere scompostamente con le labbra che sono ancora gonfie per il suo tocco aggressivo.
Alza l'imposta della finestra e mi guarda, aspettando che lo saluti.
Io completamente confusa e inerme gli faccio "ciao" con la mano, facendogli alzare gli occhi al cielo.
«'a smetti de fà la scema?»
Poi si china su di me seduta sul letto e mi stampa un bacio sulla guancia.
Io arrossisco, e continuo ad arrossire anche dopo che lui se ne va silenziosamente dalla finestra, con il cuore che va a fuoco e la testa avvolta in una nube di domande senza risposta.