Venti

1053 Words
«Dovrei presentarti ai miei amici mo' che te sei liberata di quelle palle al piede» Riflette ad alta voce Damiano, mentre io dondolo i piedi nel vuoto standomene seduta sul banco di fronte alla sedia del moro. «Che tipi sono?» «Dei coatti, la cosa positiva è che se je stai sul cazzo 'o capisci subito» Devo ammettere che un po' temo il loro giudizio, hanno tutti i più buoni motivi per disprezzarmi e mi dispiace infondo. Notando il mio nervosismo Damiano mi rivolge un sorrisetto quasi divertito, dandomi un buffetto sulla guancia e facendomi quasi preoccupare per tutti i gesti dolci che mi sta riservando questo pomeriggio. «Ma che te stai a preoccupà de loro?» «Un pochino» Ammetto, facendo spallucce, ho un po' paura dell'impressione che gli farò perché temo che poi possano convincere anche Damiano della loro idea. «Nun fà la scema che je piaci di sicuro» Non essendone così certa mi limito a rispondergli con un sorriso forzato, per poi tornare a guardarmi i piedi. «Ma poi pure se fosse a noi che ce frega? Nun c'avemo mi ami bisogno der permesso loro» Rifletto per qualche secondo sulla sua frase, ponendomi domande che forse non dovrei pormi e cercando nei suoi occhi risposte che so già che non troverò. «Non ci credo che non te ne frega niente di cosa pensano i tuoi amici» «Non dico che non me ne frega niente, è solo che non mi riguarda» Mi affascina enormemente il modo in cui parla come se nulla lo tangesse, come se lui fosse sempre una spanna più in alto degli altri e come se l'unica opinione importante fosse sempre e comunque la sua. Scendo dal banco per sedermi proprio accanto a lui, stavolta alla sua altezza, e gli rivolgo uno sguardo incuriosito per la sua solita sicurezza così ostentata. «Comunque erano anni che il Sabato sera sapevo con chi uscire, e se volevo vedere un film con qualcuno avevo una lista più o meno lunga di persone a cui chiederlo. Sarà strano abituarsi ad aver troncato con tutti» Ammetto, stringendomi nelle spalle e accovacciando le ginocchia al petto poggiando anche i piedi sulla sedia su cui sono rannicchiata. «Tu pensi troppo Biancanè, ma che te frega de aver perso una compagnia così finta?» «Non ho detto che mi interessa, ho detto solo che sarà strano non avere più nessuno da chiamare quando sono annoiata» Mi difendo, pensando all'incubo che sarà passare tutte le sere a casa da sola con i miei pensieri. «Puoi chiamà me» «Tu hai la tua vita, Damiano, i tuoi amici e i tuoi impegni. » «E quindi? Posso mette' in pausa tutto per du' chiacchiere con te» Quando il mio cuore traballa in seguito a quelle parole io sento la consapevolezza di essere spacciata infondo allo stomaco. Guardo il moro negli occhi e deglutisco lentamente cercando di non mostrare il mio turbamento, sfoggiando un breve sorriso nervoso in risposta a ciò che ha appena detto. Lui come sempre è indecifrabile, resta lì con gli occhi fissi nei miei e con nessuna traccia di esitazione sull'espressione ermetica. «Ma cosa ce sta in quella capoccia quando me guardi così?» Mi chiede mentre accenna un sorriso sincero, e a me viene di nuovo un crampo allo stomaco, seguito da un altro e da un altro ancora. Queste sensazioni mi stanno spaventando e confondendo al contempo, e il suo essere così enigmatico non fa altro che rendere tutto più difficile. Tutto questo è amplificato maggiormente dal fatto che non riesco a smettere di pensare alla frase pronunciata prima dal moro, che è stata probabilmente detta con superficialità ma che non fa altro che torturarmi. «Senti, stavo pensando...» Comincio, respirando profondamente mentre cerco di accumulare il coraggio. Lui mi guarda assottigliando un po' le labbra rosee, e io mi perdo un secondo ad osservare quanto sia particolare e bello il suo volto anche senza il trucco a decorargli gli occhi scuri. «Prima hai detto che, ecco...hai detto che non abbiamo bisogno del loro permesso» Gli ricordo, improvvisamente agitata, guardandolo fisso negli occhi in attesa di una risposta a quella domanda che non credo avrò la capacità di formulare. «Sì» «Beh, ecco io mi chiedevo...» Diglielo, Didi. Chiedigli per cosa non abbiamo bisogno del loro permesso. Chiedigli cos'è che possiamo fare o essere senza bisogno dell'approvazione di nessuno, domandagli a cosa si riferisse. Ma quanto mi sentirò stupida quando mi risponderà che ovviamente stava parlando dell'essere amici, o in generale del vederci ogni tanto? «Niente, lascia stare» Faccio un passo indietro, sbuffando, e mi abbandono sullo schienale della sedia incrociando le braccia al petto, irritata dalla mia stessa codardia. Damiano non commenta per qualche secondo, giocherella con gli anelli che ha sulle dita e si passa la lingua sulle labbra secche. «Sai che io capisco tutto quello che pensi, India» «Didi» Lo correggo, più per stemperare l'imbarazzo che perché mi infastidisca davvero quel nome. Anzi, detto dalle sue labbra ha un suono quasi piacevole. «E so anche cosa stai cercando di chiedermi ora, non fingerò il contrario. Solo...» Sento che la prossima frase che dirà deluderà qualche parte del mio cuore, ma se succede adesso forse sono ancora in tempo per non farmi troppo male. «Non farmi domande di cui non sei pronta a sentire la risposta» Dopo quella frase raggelo. La mia testa si inonda di congetture sul significato nascosto di quelle parole, non sapendo se intenda che non sono pronta a sapere che gli piaccio o che non sono niente più di un'amica. Non sapendo come reagire mi limito a guardarlo interdetta per qualche istante, estremamente imbarazzata al pensiero di ciò che starà scorrendo ora nella sua testa. Lui però non sembra avere intenzione di darmi alcuna spiegazione, e io d'un tratto passo dal sentirmi turbata all'essere sull' difensiva per colpa del senso di umiliazione che provo. «Smettila di pensare e vivi il momento, India» È il consiglio che arriva dalle sue labbra dopo qualche minuto di silenzio. È tutto così facile per lui, non c'è delusione al mondo che possa scalfirlo. «Carpe diem. Sei bellissima» Aggiunge, e io come una stupida mi sciolgo completamente dimenticando ogni traccia di nervosismo provata fino ad ora. Alzo gli occhi al cielo e gli tiro un pugno amichevole sul braccio, sbuffando una risata. Perché le cose con lui sono sempre così strane?
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD