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19 Lo studio è al secondo piano. Ci riceve una tipetta che mi fa desiderare l’ergastolo, a patto di avere lei come compagna di cella. Ha un taglio di occhi che dà sull’orientale, capelli lunghi, scarmigliati ad arte con manate di gel, e labbra che ricordano un’albicocca spaccata in due. «Il dottore non c’è» si scusa, «l’hanno chiamato per un’urgenza. Ma lo studio è aperto per ricevere le prenotazioni e per la consegna dei referti. Prego, seguitemi». Mi viene voglia di suggerirle l’opportunità di un ammutinamento. Ribellati, le vorrei gridare, abbandona il tuo stato di subalterna al medico, sostituisciti a lui, dai, forza, e sottoponi me, tuo primo paziente, alla tua prima visita. Poi, a calzoni calati, si sa, da cosa nasce cosa... Tutte fantasie, queste, che tengo ben chiuse tra le oss

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