4«Come sta tua cugina?», chiede il Dr. Calogero Venezia, voltandosi.
Il suo dipendente albanese sbuffa. Sta lavorando con il Medico Delle Case da una manciata di giorni ma ha già capito l’antifona.
Nick Belushi esibisce occhi rassegnati. La sua testa è rapata come quella di un penitente.
«Guarda avanti…», inveisce con l’accento cupo dei Balcani. «Guarda avanti, ti ho detto…».
All’ultimo, il palermitano-ferrarese scansa un vaporetto. Poi dribbla un paio di gondole.
«Mona!», gli grida un gondoliere.
Il Medico Delle Case si volta nuovamente verso Belushi.
«Quand’è che me la dà, tua cugina?».
«Che te ne frega di mia cugina?», sbotta l’albanese. «Abita a Lushnja, tu non l’hai mai vista».
«Lo dice il proverbio, no? “La cugina, si monta per prima”».
«Ma tu non ce l’hai una cugina?».
«Mica lo dice, il proverbio, di chi è ’sta cugina».
Al Dr. Venezia piace che i suoi operai si indispettiscano. Lo fa divertire da matti.
Calogero faceva così anche con i predecessori di Nick. Farà così con i successori. Andrà avanti con gli sberleffi per sempre.
È dura lavorare al suo fianco. Prima o poi si stufano tutti. Cambiano padrone o si mettono in proprio, se non finiscono in neuropsichiatria.
Il motoscafo transita sotto al Ponte di Rialto. Echeggia una fragorosa risata. I turisti in cima al ponte sobbalzano.
«Ah ah ah! Tua cugina…».
«Okay, Chef», lo interrompe Belushi. «Di’ pure quello che ti pare».
«Non chiamarmi Chef».
«Quand’è che mi metti in regola?».
«Vaffanculo».
«Anch’io ti voglio bene, Chef».
E così via, fin quasi al Bacino di San Marco.
Tra una risata e l’altra, Calogero scruta i palazzi affacciati sul Canal Grande.
Ecco la sede dell’appuntamento: Palazzo Fanón. Un attempato biondo in jeans e giacca blu sta aspettando sul molo privato.
«Eccolo!», esclama Nick Belushi ravvivandosi. «È il cliente!».
«Stai zitto», ordina il capo.
«Ma cosa ho detto?».
«Ti ho forse comandato di parlare?».