Quei prodotti orribili e delicati di un’arte prodigiosa sono nella gioielleria quello che le metafore del gergo nella poesia; vi sono dei Benvenuto Cellini in prigione, come nella lingua vi sono dei Villon. L’infelice che aspira alla liberazione trova modo, talvolta senza utensili, con un temperino, un vecchio coltello, di segare un soldo in due sottile lamine, di scavarle senza toccare le impronte monetarie e praticare un’avvitatura sul cordone, in modo da far aderire nuovamente le lamine e avvitarle e svitarle a volontà: forma così una scatola. In quella scatola si nasconde una molla da orologio, la quale, ben maneggiata, taglia i maniglioni delle catene e le sbarre di ferro. Si crede che quel disgraziato galeotto possegga soltanto un soldo: niente affatto, possiede la libertà. Per l’a

