POV: Ayana Cinque ore. Cinque ore che fissavo il soffitto da quando se n'era andato. Due ore che ascoltavo i bip del monitor come un orologio che contava il tempo tra due respiri che contavano davvero. L'alba si era levata su Cotonou senza chiedermi il permesso. Il cielo era virato dal nero al viola, dal viola al grigio perla, e adesso una luce bianca e fredda filtrava attraverso le tende sottili della stanza 307. L'ospedale si svegliava dolcemente intorno a me. Rumori di carrelli. Voci in corridoio. Il cambio turno. La vita che andava avanti. Anche la mia, a quanto pareva. Che lo volessi o no. Mi girai sul fianco, guardando la sedia vuota accanto al mio letto. La sedia dove si era seduto. Dove aveva posato le mani sulle ginocchia. Dove aveva pronunciato il nome di sua moglie morta c

