“Vi tenta, signor curato?” m’ha chiesto con una voce ... mio Dio, una voce che ho subito riconosciuta, dolce e insieme inflessibile: quella della signora contessa. (Non sono buon fisionomista, come si dice ma ho la memoria delle voci, non le dimentico mai, le amo. Un cieco, che non è distratto da nulla, deve imparare molte cose dalle voci.) “Perché no, signore?” gli ho risposto. Ci siamo considerati in silenzio. Leggevo lo stupore nel suo sguardo, e anche un poco d’ironia. Di fianco a quella macchina fiammeggiante la mia sottana formava una macchia nera e triste. Per quale miracolo in quel momento mi sono sentito giovane, - ah, sì, così giovane - tanto giovane quanto quel trionfale mattino? In un lampo, ho visto la mia triste adolescenza - non come gli annegati ripassano la loro vita,

