Tutti i presenti rimasero pietrificati da quanto era appena accaduto.
Madama Bianchi fissava senza parole la macchia rossa sotto Silvia, finché il maggiordomo non urlò allarmato correndo a sollevarla. Solo allora la donna parve risvegliarsi.
“Presto! Chiamate il dottor Ferri! Subito! Portatela nella sua stanza!”
Madama Bianchi era davvero nel panico.
Ormai non pensava più a Luca, alla sua reputazione o al passato, le importava solo del bambino. Quel bambino era l’unico sangue rimasto della famiglia Bianchi. Se anche lui fosse andato perso…
“No… no, non può essere… Clara era forte, non è una di quelle fragili signorine!
Ha preso tante medicine tonificanti… è solo una caduta! Non può essere così grave!”
Il suo cuore batteva forte, le mani tremavano, la testa girava.
Silvia, distesa sul letto, sentiva dolore… ma anche soddisfazione.
“Dai che ha funzionato”, pensava.
Partorire faceva più male di così, no?
E vedere Madama Bianchi impallidire come se il mondo le fosse crollato addosso…
quasi le alleviava il crampo nel basso ventre.
E per rendere la scena più teatrale, gridò:
“Il mio bambino! Il figlio di Federico! È ancora vivo?!”
Tutti si agitarono.
I parenti più anziani, incluso Zio Augusto, si guardarono imbarazzati e decisero di andarsene.
Questa era ormai una faccenda loro.
E nemmeno loro avevano voglia di assistere a un eventuale aborto in diretta.
Madama Bianchi camminava avanti e indietro come impazzita, pregando a bassa voce.
Ogni tanto si affacciava alla porta, chiedendo con voce tremante:
“Ma dov’è il dottor Ferri?!”
Silvia lo sapeva bene dove era.
Aveva scelto apposta questo giorno.
Qualche giorno prima, durante un consulto, aveva chiacchierato con il medico…
e scoperto che sarebbe andato a festeggiare il compleanno del nipotino in un altra città.
Quindi no, oggi Ferri non sarebbe arrivato.
Il maggiordomo rientrò di corsa molto tempo dopo, sudato e ansimante.
Con sé, un altro medico più giovane, con un volto duro.
Silvia lo fissò mentre le faceva i controlli.
Appena lui aprì bocca, Silvia lo interruppe ansiosa:
“Dottore! Il bambino… c’è ancora? È vivo? Si può salvare?!”
Continuava a chiedere con sempre più foga, come se stesse implorando un verdetto divino.
Madama Bianchi lo incalzava allo stesso modo:
“Allora?! Può salvarlo?! Risponda!”
Il medico dovette cedere alla pressione:
“…Signora, temo che… il bambino non si possa più salvare.”
Non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase che Silvia scoppiò in un urlo straziante:
“Il bambino! Mio figlio!
Federico… ti ho deluso!
Non sono riuscita a proteggere l’ultimo sangue della tua famiglia!”
Anita pianse con lei, disperata.
Il maggiordomo si coprì il volto con le mani, sconvolto.
E Madama Bianchi… restò immobile.
Guardava il sangue sul vestito, le labbra tremanti, e mormorò con voce svuotata:
“…Il bambino… è andato.”
Silvia si voltò verso Madama Bianchi, con lo sguardo colmo di dolore e accuse.
“Madama… so che non mi avete mai voluta bene.
Ma questo bambino era vostro nipote.
Il figlio di Federico!
Come avete potuto essere così crudele da non dargli nemmeno la possibilità di nascere?!”
“Se non mi aveste spinta… lui ora sarebbe ancora vivo!
Perché l’avete fatto?! Perché?!
Il mio povero bambino…”
Certo, Clara non avrebbe mai parlato così…
ma Silvia se ne fregava.
La sua missione era compiuta.
E queste parole erano perfette per una donna disperata, che aveva appena perso un figlio.
Chi poteva biasimarla?
Proprio in quel momento, Madama Bianchi sbiancò, e svenne all’indietro come un albero abbattuto.
Caos.
Il medico si chinò subito su di lei per controllarle.
L’intera casa fu di nuovo nel panico.
Colpita dall’ira e dal dolore,
già malata da tempo, ora sembrava sul punto di avere un ictus.
Il maggiordomo ordinò di portarla subito in camera.
Il dottore rimase indietro.
Lanciò uno sguardo dubbioso alla “povera”Silvia, ancora a letto con lo sguardo pieno di sofferenza.
Silvia se ne accorse. E proprio mentre lui stava per andarsene, lo fermò:
“Dottore… davvero non si può più fare niente per il bambino?”
Sospirò profondamente.
“No… il bambino non si può salvare.
E a dire il vero, il caso è un po’ strano.
La signora è caduta, certo,
ma… ci sono segni che indicano l’assunzione di qualche sostanza dannosa.”
Silvia sgranò gli occhi:
“Potrebbero essere i decotti che mi ha fatto bere Madama in questi giorni?!”
Rimase interdetto. Poi abbassò lo sguardo e scosse lievemente la testa.
Silvia tremava. Il volto pallido, le labbra appena dischiuse.
Inspirò, come se le mancasse l’aria, e poi disse con voce affranta:
“Dottore… la prego.
Non ne parli con Madama.
È svenuta poco fa per colpa mia… ho parlato troppo, l’ho ferita…
Se le succedesse qualcosa, non me lo perdonerei mai.”
Una nuora commovente, modello da manuale.
Il dottore sospirò ancora, stavolta più profondo. Si fece serio.
“Dovete pensare a riposarvi e recuperare le forze.
Avete bisogno di cura anche voi.”
“Grazie, dottore.
Ora vada, la prego… Madama ha bisogno di lei.”
Tutti lasciarono la stanza.
Anita rientrò con una bacinella di acqua calda per pulirle il sangue.
L’aiutò a cambiarsi e le sistemò il letto, silenziosa e con il volto tirato.
Quel posto era miserabile.
Qui non c’era nessuna ginecologia moderna a curarla.
Il dolore sarebbe stato vero, lungo, costante.
Ma Silvia pensava:
“Almeno io ho perso solo un grumo di cellule. Lei ha perso tutto.”
⸻
Madama Bianchi rimase incosciente per tutta la giornata.
Quando finalmente si svegliò, sembrava invecchiata di dieci anni.
Aveva appena cinquant’anni, in altri tempi, sarebbe stata ancora una donna in forma.
Ma a quell’epoca, alla vigilia del cambiamento, in un mondo in cui “chi arriva a settanta è un miracolo”…
era ormai una vecchia.
I capelli bianchi si erano moltiplicati, gli occhi annebbiati.
Non riusciva bene a muovere il viso, parlava a fatica, e il braccio destro non rispondeva più bene.
Nella storia originale, Madama Bianchi aveva avuto un colpo apoplettico dopo che Luca aveva preso il controllo della casa, cacciandola con il piccolo Matteo.
Clara, nonostante tutto, li aveva riaccolti,
curando la suocera come una santa martire, servendola, sopportando insulti.
Una roba da matti.
Ma Silvia non era Clara.
E quando andò a “far visita” alla suocera…
la soddisfazione era palpabile.
Madama Bianchi la vide ed esplose con la poca voce che aveva:
“Vattene! Vattene via!”
Silvia invece si avvicinò lentamente, sedette sul letto con una mano sul ventre vuoto e sussurrò:
“Madama… si sente un po’ meglio?”
Il maggiordomo la supportò subito:
“Madama, la signora Clara non si è ancora rimessa.
Ma appena ha potuto, ha voluto venire a trovarvi.”
La signora vide quel gesto, quella mano sul ventre e si sentì crollare.
Cercò di alzare il braccio, borbottò:
“Non voglio vedere nessuno… vattene…”
Silvia abbassò il capo, con un’aria profondamente triste:
“Il bambino non c’è più, e io sono ancora più devastata di lei.
Ma dobbiamo andare avanti…
Io le starò vicino.
Possiamo essere una famiglia, no?”
“Quel bambino… non era di Federico… Era di Luca! Vero?!”
Silvia la guardò calma:
“Come potrebbe essere? Luca ha già spiegato tutto. Anch’io. Era figlio di Federico.”
Ma Madama Bianchi era ormai sull’orlo del delirio.
Non riusciva a sopportare l’idea di aver causato la morte del proprio nipote.
Allora cercava un’altra verità.
Una più comoda.
“Se non era di Luca… allora… era del servo! Di Andrea!
Non era di mio figlio! Non era il suo!!”
Silvia si voltò verso il maggiordomo:
“Signor Roberto, vi sembra che la signora sia… lucida?
A me pare un po’… confusa.”
Roberto sospirò:
“Madama è stata sopraffatta da troppi traumi…”
Silvia, con aria compassionevole, gli prese la mano:
“Madama… Clara la curerà con ogni sua energia.”
Così fece, e la donna ebbe un ictus: paralisi, difficoltà a parlare e l’incapacità di muovere un lato del corpo.
Una notte, nel semi-sonno, Silvia sentì un segnale nella mente:
“Allarme! Allarme! Madama in pericolo di vita. Intervenire!”
Sgranò gli occhi, si guardò attorno.
Il castello era silenzioso, solo una lanterna oscillava nel corridoio.
Nonostante l’allarme, si voltò, chiuse gli occhi e si riaddormentò.
All’alba, scoppiò il panico.
Colpi secchi si udirono alla porta: la badante di Madama Bianchi entrò di corsa.
Madama era morta, nel cuore della notte.
Nessuno se n’era accorto perché la serva si era addormentata.
Silvia entrò nella stanza della suocera e vide il corpo esanime.
Immediatamente, arrivò una notifica mentale del sistema:
“Tutti i personaggi principali — Luca, l’erede, Madama Bianchi sono morti.
Fallimento del mondo. Rilancio nel mondo.”
Boom.
Le pareti tremarono, la stanza svanì.
Silvia si trovò in una stanza diversa, con un uomo che la guardava preoccupato.
“Clara, ti senti male?”
Federico, vivo ed in salute.
Silvia abbassò lo sguardo, fingendo riservatezza:
“Solo un po’ di nausea…”
Federico sospirò, la prese per mano:
“Ti ha messo di nuovo in difficoltà mia madre? Si preoccupa per la mia salute, non ha cattive intenzioni. Sei qui da poco, con il tempo vedrai che le cose cambieranno. Però… mi dispiace che tu debba sopportare tutto questo.”
Silvia sorrise appena:
“Non mi sento affatto trattata ingiustamente..”
(Le persone che mi hanno fatto soffrire l’ultima volta sono tutte morte. Anche questa volta andrà così.)
Con finto imbarazzo disse:
“Federico… Non sono ancora riuscita a tornare a casa da mio padre… Mi chiedevo… che ne dite se andassimo a salutare mio padre?”
Quando Federico sentì lei nominare suo padre, aggrottò leggermente le sopracciglia, ma alla fine disse:
“Va bene. A causa della mia salute, non sei riuscita a tornare a casa dopo il matrimonio, come da tradizione. Questa è una buona occasione: porta qualche regalo e vai a trovarlo.”
Silvia abbassò il capo, imbarazzata:
“Posso prendere qualche spicciolo per pagarmi il viaggio? Vorrei andare e tornare in giornata.”
Federico rimase sorpreso, poi si ricordò che quella moglie sposata in fretta e furia per “scacciare la sfortuna” non aveva denaro proprio. Le indicò una cassettina:
“Dentro ci sono alcune monete d’argento, non molte, ma dovrebbero bastarti. Quando ti serve qualcosa, puoi prenderlo da qui.”
Silvia lasciò la casa Bianchi e andò dritta, come se conoscesse la strada a memoria, allo stesso posto dove aveva comprato le medicine per abortire la volta prima.
Dopo aver confermato di essere effettivamente incinta, prese senza esitazione un altro pacchetto di pillole abortive.
Cose come un aborto… alla prima fa paura, alla seconda ci si abitua.
Ignorando, come sempre, gli avvertimenti isterici del sistema nella sua testa, passò per la casa del padre, facendo un giro. M non lo vide: forse era andato a giocare d’azzardo, forse a ubriacarsi.
Silvia pensò:
“Che fortuna… ti sei salvato, per ora.”
Poi tornò a casa. Ma volle mettere in chiaro una cosa: si recò da Luca, quello stesso Luca, che lei aveva già “ucciso”.
Le sue parole furono accompagnate da un sorriso angelico:
“Signor Luca, so che ambite al potere sulla famiglia Bianchi… Ecco, le propongo un’alleanza.”