Capitolo XXV A Nikòl'skoe, in giardino, all'ombra di un frassino, Kàtja e Arkàdij sedevano su un sedile ricoperto d'erba; in terra, lì accanto, stava accucciata Fifì e il suo corpo lungo e sottile aveva assunto quella posa aggraziata che i cacciatori chiamano ″da lepre″. Arkàdij e Kàtja tacevano; lui aveva in mano un libro socchiuso, lei toglieva dal fondo di un cestino delle briciole di pane e le gettava a una piccola famiglia di passeri che, temerari e paurosi, com’è loro costume, saltellavano e cinguettavano ai suoi piedi. Un vento leggero andava a impigliarsi tra le foglie del frassino, agitava avanti e indietro lungo il viottolo buio e sul dorso giallo di Fifì macchie di luce color oro pallido; un'ombra uniforme avvolgeva Arkàdij e Kàtja, e solo a tratti si accendeva una striscia l

