Capitolo XXVI Il defunto Odincòv non amava le novità, ma ammetteva ″qualche raffinata stravaganza″, perciò aveva fatto costruire nel proprio giardino, tra la serra e lo stagno, una specie di portico greco, fatto di argilla e di mattoni russi. Sul lato posteriore del portico, tutto chiuso, vi erano sei nicchie destinate ad altrettante statue che Odincòv si proponeva di far venire dall'estero. Queste statue avrebbero dovuto rappresentare: la Solitudine, il Silenzio, la Meditazione, la Malinconia, il Pudore, la Sensibilità. Una di esse, la dea del Silenzio, raffigurata con un dito sulle labbra, era già stata collocata al suo posto, ma proprio il primo giorno i monelli della servitù le avevano rotto il naso e benché l'imbianchino del paese si fosse offerto di rifarle un naso ″due volte meglio

