CAPITOLO 2

1010 Words
CAPITOLO 2 Il rumore della città mi arrivava come attraverso uno spesso strato di cotone. Clacson, risate, passi frettolosi sul marciapiede… tutto apparteneva a un mondo da cui ero appena stata bandita. Camminavo senza meta, la busta bianca stretta così forte nel pugno che la carta frusciava in segno di protesta. I miei indennizzi. Il prezzo del mio orgasmo. La transazione più costosa della mia vita. Non avevo pianto. La rabbia, una rabbia fredda e confusa, soffocava ogni altra sensazione. Come aveva osato? Come aveva potuto passare dalla passione più brutale a quella freddezza amministrativa nel giro di un battito di ciglia? Il mio telefono vibrò in tasca. Ancora e ancora. Lo ignorai finché non apparve il nome "Chloé". Chloé, l'unica che non avrebbe parlato di numeri o strategie aziendali. Chloé, che mi conosceva dall'università, prima dei tailleur e delle ambizioni divoranti. Con una voce che non riconobbi come mia, piatta e spenta, le diedi il nome di un bar discreto vicino ai canali dell'Ourcq, un posto che non somigliava per niente ai lounge imbottiti che frequentavo di solito. Arrivai per prima. Mi sistemai in un box di cuore usurato, ordinando un whisky che scolai d'un fiato, cercando di bruciare il sapore di lui che persisteva, fantasma ossessivo sulla mia lingua. Quando Chloé apparve, in jeans e scarpe da ginnastica, il suo sguardo si fece subito più pesante, carico di comprensione. Non disse nulla. Si sedette, ordinò due birre, e posò la mano sulla mia. «Allora?» chiese semplicemente. E così uscì. Le parole uscirono come un flusso torbido, prima esitanti, poi sempre più incalzanti. Non le dissi "Sono stata licenziata". Cominciai dall'inizio. Dalla finestra dall'altra parte della strada. «Sai, da mesi lo guardavo. Alessandro. Non era nemmeno più un'attrazione, era… un'ossessione. Un enigma. Era così controllato, così perfetto, così… freddo. Avevo questo desiderio malato di vedere cosa c'era sotto il ghiaccio.» Le raccontai la mia strategia. La gonna a matita, la camicetta trasparente, lo chignon severo con quelle ciocche ribelli. «Volevo essere una provocazione in carne e ossa. Una tentazione che non potesse rifiutare.» Chloé mi ascoltava, silenziosa, i suoi occhi scuri fissi nei miei. «Sono entrata senza bussare. Era nervoso, Chloé. L'ho sentito subito. E ho creduto che fosse per colpa mia. Ho creduto di aver vinto.» La mia voce si spezzò. Bevvi un lungo sorso di birra. Le descrissi la scena. Le mie dita che sfioravano la sua mano. Il modo in cui il suo sguardo si era aggrappato alla mia bocca. «Gli ho proposto di aiutarlo a scaricare la tensione. Vedevo che aveva già il cazzo duro, attraverso i pantaloni. Era… inebriante. Mi sentivo onnipotente.» Poi arrivai al cuore della tempesta. Il bacio-assalto. Il modo in cui mi aveva spinta contro la scrivania. Il suo inginocchiarsi. Non tralasciai nulla, né la voracità della sua bocca, né le mie grida, né l'umiliazione deliziosa di essere in sua balia. «E lì, in ginocchio, lo sentivo tremare, Chloé. Era al limite, era perso. Ero sicura di aver vinto. Sicura di averlo conquistato.» Descrissi il seguito con una crudezza che mi bruciava le labbra. Il possesso selvaggio, le mie unghie sulla sua schiena, i suoi grugniti al mio orecchio. «Mi sono data, completamente. E nella mia testa, era la mia vittoria. Avevo fatto cedere l'uomo di ferro.» Feci una pausa, stringendo il bicchiere così forte che temetti di romperlo. Il momento dopo era il più difficile da mandare giù. «E poi… più niente. In un lampo. Si è alzato. Si è riallacciato la cintura. E ha detto…» La mia voce divenne un sussurro rauco. «Ha detto: "Sei licenziata, Clara." Così. Freddo. Vuoto. Come se avesse appena firmato un buono d'ordine.» Alzai infine gli occhi verso Chloé, cercando nel suo sguardo un briciolo della comprensione che mi sfuggiva. «Mi ha teso una busta. I miei indennizzi. "Non tornare mai più."» Lasciai che il silenzio si insediasse, pesante, prima di aggiungere il pensiero che mi rodeva da quando avevo lasciato la torre di vetro. «Non capisco, Chloé. L'avevo preso. Ha ceduto. Mi ha desiderata al punto da perdere il controllo. Allora perché? Perché licenziarmi? È che… sono stata così scarsa?» La domanda era uscita, misera e segreta. La paura che il suo piacere fosse stata solo una commedia, un pretesto. Chloé scosse lentamente la testa, la sua espressione non era più pietà, ma rabbia. «Clara, smettila. Non sei stata scarsa tu.» Prese un respiro profondo. «Pensaci. Credi davvero che sia una coincidenza? Tu fai la tentatrice, lui cede, scopate come pazzi sulla sua scrivania, e zac, due minuti dopo ti licenzia?» La guardai, interdetta. «Cosa vuoi dire?» «Voglio dire che forse non sei stata tu la cacciatrice, ma la sua preda. Forse ha semplicemente ceduto alla tentazione un'ultima volta prima di liberarsi di te. Una specie di liquidazione, sporca. O forse… forse era quello il vero test. Vedere fino a dove saresti arrivata. E una volta che hai mostrato tutta la tua partita, ha tratto la conclusione che voleva fin dall'inizio.» Le parole di Chloé colpivano con la precisione di un martello. Facevano eco alla mia stessa rivelazione finale nell'ufficio, ma andavano oltre. Suggerivano una fredda premeditazione che mi gelava il sangue. «Pensi che avesse intenzione di licenziarmi? Che abbia… approfittato della situazione?» «Penso che un tipo come Alessandro Duvall non faccia mai nulla per caso», disse Chloé vuotando il bicchiere. «O ti ha usata, o si è vergognato di aver ceduto e ha risolto il "problema" – cioè tu – nel modo più spiccio. In entrambi i casi, è uno stronzo finito.» Mi rannicchiai nel sedile, il mondo che vacillava di nuovo. Avevo raccontato quella storia come una sconfitta erotica, ma Chloé ci vedeva una manipolazione calcolata. L'umiliazione si approfondiva, tingendosi di una rabbia nera. Avevo creduto a un duello passionale. Forse ero stata solo il giocattolo di uno stratega spietato. Guardai la busta bianca sul tavolo. Non era più solo un indennizzo. Era il prezzo della mia ingenuità. E improvvisamente, la confusione cominciò a dissolversi, lasciando spazio a un'altra emozione, più fredda, più pericolosa. La rabbia. Una rabbia che chiedeva risposte.
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