Il punto di vista di Piper.
Piper si sedette con Brandon nella loro suite d'albergo: “Stai bene, Brandon?”, riuscì finalmente a chiedergli, troppo tempo dopo quello che era successo all'half pipe, grazie a quel maledetto Alfa che non si era affatto preoccupato dello stato mentale del ragazzo. Voleva solo ottenere ciò che voleva, come facevano tutti gli Alfa.
Lo vide annuire con la testa. “Aspen si è già scusato”.
“Aspen, è il tuo lupo?” chiese lei.
Brandon annuì di nuovo: “Voleva solo proteggerti”.
“Va bene, ma come ti senti? Deve essere stato strano, addirittura spaventoso. Hai scoperto cosa sei solo ieri”.
Brandon scosse la testa. “In realtà Aspen mi parla da un po' di tempo”.
“Cosa?” Chiese Piper, completamente scioccata da questa rivelazione. “Quanto tempo è un po'?”.
“Circa sei mesi, ormai”, scrollò le spalle.
“Perché non hai detto nulla? Avrai pensato cose terribili, orribili”.
“Non proprio”, la guardò dritto negli occhi ”Ho visto i tuoi occhi cambiare spesso colore, e Aspen mi ha detto, lui che era il mio io interiore, che ha visto Harper, che mi ha detto che eravamo proprio come te. Che un giorno anche i miei occhi sarebbero stati in grado di cambiare”.
“Mi dispiace tanto Brandon, se l'avessi saputo te l'avrei detto molto prima”.
“Non c'è problema. Capisco perché non l'hai fatto. Quell'uomo, quella donna, sono tutti cattivi. Tu non sei come loro”.
“Posso essere Brandon”, ammise onestamente, ”non con gli umani, ma sono molto, molto cattiva, con i miei simili. È difficile da spiegare”.
“Va bene, ora non è necessario”.
“Qualsiasi domanda tu abbia, cercherò di risponderti onestamente, ma possono aspettare fino a quando non saremo a casa? Siamo lontani da questo posto”.
Lui annuì. “Sono tutti lupi, tutte quelle persone, i grandi uomini?” le chiese.
“Sì”, annuì lei "Probabilmente crescerai e diventerai grande come loro, dovrai imparare..."sospirò "a combattere, è nella natura dei lupi lottare per il dominio e il controllo". Aspen è molto giovane, ma oggi ha sfidato attivamente un lupo adulto. Non è una buona cosa, avrebbe potuto accettare e, in tal caso, per la legge, la legge dei lupi...”, cavolo, non voleva assolutamente pensarci.
Vedendo Brandon che la guardava, registrando una vera e propria paura nella sua espressione, sapeva o aveva intuito, Piper lo strinse in un abbraccio e sospirò: “Devi cercare di controllare Aspen, sarà difficile a causa di ciò che è, ma se voi due riuscirete a trovare una comprensione reciproca sarà più facile”.
“Che cos'è?”, sentì la preoccupazione nella sua voce.
“Il suo tipo di lupo, intendo. Di solito i lupi non compaiono così presto, non prima di... per il tuo tipo di lupo 13 anni o giù di lì, la maggior parte non riceve i lupi prima dei 16 anni, quindi Aspen è molto precoce”.
“È una cosa negativa?” chiese.
“No! Non è una cosa negativa, è solo una sorpresa, tutto qui”. Lei abbassò lo sguardo su di lui e lo rassicurò.
“Dovremmo andare da quell'uomo. Non voglio che ci mettiamo nei guai, mamma”, le disse.
“Va bene, parleremo meglio a casa, ok”, acconsentì lei, anche lei non voleva incorrere nell'ira dell'Alpha Timothy.
Arrivarono nella stanza con 15 minuti di anticipo, come scritto sul foglio.
Alfa Timothy aprì la porta, sorrise a lei e a Brandon, tutto amichevole, e disse: “Entrate pure”.
Lei lo sapeva bene, non c'era da fidarsi di lui. Non considerando che le stava inviando una lettera nera per farla lavorare durante il suo fine settimana fuori casa, quando tutto ciò che sua figlia doveva fare era chiamare il maledetto negozio e fissare un appuntamento con lei.
Piper era seduta al tavolo della sala da pranzo della suite, con la figlia dell'uomo, il suo nome era Celeste. Piper ascoltava la ragazza che descriveva il vestito che voleva e prendeva appunti. Era un po' difficile concentrarsi, dato che l' Alpha Timothy era seduto sul salotto accanto a Brandon. Era a sei metri di distanza, non sarebbe mai arrivata in tempo se quell'Alfa avesse deciso di fare del male a suo figlio. Continuava a guardarli con preoccupazione.
“Non farò del male a tuo figlio, Piper”. Lui commentò dopo la quinta volta che lei aveva guardato lì, “sono solo curioso, tutto qui”.
La cosa continuava a non piacerle, e nemmeno ad Harper, se è per questo, e il suo udito di lupo era sintonizzato su Timothy e Brandon, il che non l'aiutava a concentrarsi sulle idee di Celeste per il suo vestito.
Celeste stava osservando il suo schizzo e sbuffò, affermando un paio di volte: “Non è quello che avevo immaginato”, facendo ricominciare Piper.
Dopo la quarta volta che ricominciava, Piper sospirò: “Va bene Celeste, puoi fare uno schizzo anche solo approssimativo dell'aspetto, forse mi aiuterà ad aiutarti a ottenere ciò che vuoi”.
“Oh, credo di sì”. La ragazza le sorrise e prese la matita e il blocco di carta da disegno offerti.
Di solito era utile se sapevano cosa volevano, e Piper era in grado di lavorare da qualsiasi schizzo le venisse dato, di solito riusciva a modificarlo e a renderlo suo, pur dando loro l'abito desiderato.
“Farò questo vestito? O lo disegnerò e basta?”, chiese con aria interrogativa all' Alpha Timothy, che aveva solo detto che doveva disegnarlo.
Lo vide guardarla: “Credo che questo dipenda da Celeste”, le sorrise.
Lei trattenne un sospiro irritato e riportò lo sguardo su Celeste. La ragazza che riusciva a vedere, purtroppo, non aveva una sola vena artistica in corpo e lo schizzo che aveva prodotto non era affatto buono. Piper trattenne il pesante sospiro di frustrazione che stava tentando di emettere quando la ragazza glielo porse, sorridendole.
“Alpha, sarebbe un po' più facile e veloce se mio figlio fosse accanto a me”, gli disse onestamente.
“Bene, ordinerò la cena per tutti e tu potrai disegnare mentre mangiamo”.
Non era quello che intendeva o voleva, ma non aveva scelta, era lui a decidere tutto al momento. L'uomo ordinò del cibo. Molto, e si assicurò persino che Brandon avesse più di un pasto da consumare, incoraggiando persino il ragazzo a mangiare di più, dicendogli che era un lupo in crescita e che doveva mangiare molto.
“Piper, posso chiedere alla tua lupa di presentarsi a me?”. l' Alfa Timothy le chiese a metà del suo pasto.
Sentì Harper agitarsi nella sua mente, la richiesta non le piaceva affatto, e nemmeno a Piper, del resto: “Non è interessata”. Piper gli disse sinceramente “Perché lo vuoi?”.
“Sono curioso”.
Piper sospirò, non aveva mangiato nulla, anche se lui le aveva fornito anche un pasto, non aveva affatto fame, stava solo cercando di far disegnare il vestito che la ragazza voleva, ma il bozzetto era terribile, aveva queste strane linee a zig zag sulle spalle e poi dei colpetti di linee su tutta la zona della gonna. Piper non sapeva cosa significassero e ha dovuto informarsi, e non sapeva nemmeno cosa fossero tutti i puntini sul vestito. Sembrava che l'avesse disegnato un bambino di due anni, ad essere onesta con se stessa.
A quanto pare, gli zigzag erano volant, le linee sfarfallate erano piume e i punti erano perline di cristallo. Guardando il disegno, ora aveva più senso per lei. Stava cercando di disegnare qualcosa di simile.
“Curioso di cosa?” Piper chiese mentre iniziava un nuovo schizzo, un corpetto aderente con un corsetto incorporato e belle perline dappertutto, era aderente fino ai fianchi come da dettaglio che aveva già ottenuto.
“I suoi occhi”. Rispose infine l'Alfa Timothy mentre finiva di mangiare.
“Come quelli di Brandon”, affermò categoricamente, non volendo forzare Harper ad avanzare, non lo guardò nemmeno, mise gli strati di volant sulla manica del vestito come da idea di Celeste e poi disegnò a matita una gonna di piume, lo girò verso Celeste e la vide annuire, ma poi era ancora accigliata ‘Non mi piacciono le maniche’.
Nemmeno a Piper, del resto. “Che ne dici di lasciarmi sistemare quella parte per te, sei disposta a qualche piccola modifica?”.
Celeste annuì lentamente e usò un'altra pagina per disegnare un top di stile diverso per l'abito: al posto di una linea con scollo a palloncino e bretelle di spaghetti da cui uscivano volant, fece una scollatura quadrata con un top aderente e trasparente in stile bolero, Lo fissò solo al bordo della spalla e poi lasciò che il materiale scendesse dalla spalla fino a una manica corta a campana che si fermava a metà della parte superiore del braccio, bordata con un bel nastro di raso bianco, non un volant, ma comunque un materiale fluente, che stava molto meglio.
Girò il disegno verso la ragazza e la vide sorridere e poi annuire, mentre la parte posteriore fu fatta più o meno allo stesso modo, ma con uno spacco e un solo bottone per tenere il tessuto trasparente al suo posto, e poi usò lo stesso nastro per far sì che il vestito si allacciasse alla schiena.
Brandon si sedette accanto a lei a tavola. Anche quando il pasto fu finito, disegnò il davanti e il dietro per intero e poi anche la parte superiore dell'abito separatamente, con maggiori dettagli sul corpetto, e quando ebbe finito, consegnò i suoi schizzi a Celeste, che si accigliò di nuovo.
“Cosa c'è che non va adesso?”. Piper chiese, un po' infastidita dalla ragazza, e non riuscì a trattenere il fastidio dalla voce: prima la ragazza era soddisfatta, ora sembrava non esserlo più.
“Non hai messo la tua firma”.
Piper sollevò un sopracciglio: “Ridammelo”, disse, e la ragazza lo fece. Piper Harper firmò gli schizzi, vide la ragazza illuminarsi all'istante e li mostrò al padre, osservando l'uomo che le sorrideva a sua volta.
“Che ne dici, Celeste?”.
“Grazie Piper, è bellissimo... vado a chiamare la mamma” e poi se ne andò dal tavolo, portando con sé i bozzetti.
Piper sollevò un sopracciglio, era stata costretta a venire qui e a disegnare quel vestito, ed era certa che prima o poi sarebbe stata costretta anche a realizzarlo, quindi non capiva perché avesse detto grazie. O perché suo padre glielo avesse fatto dire, se è per questo, era stato fatto solo perché l'aveva minacciata. Non per bontà d'animo.
“Posso andare ora?” Piper affermò categoricamente.
“Sì Piper, grazie per l'aiuto. Mia figlia non ha talento per il design e nessuno nel mio branco ha capito cosa vuole, ti ha visto e mi ha pregato di farti disegnare il suo vestito. Mi ha detto che saresti stata tu a capirla”.
Piper non disse nulla, voleva solo andarsene, non le interessava affatto la sua spiegazione, era tardi e non voleva altro che allontanarsi da quell'uomo e dalla sua minaccia. Ora aveva fatto quello che lui le aveva chiesto. Si alzò e prese la mano di Brandon per condurlo fuori dalla suite, mentre l' Alpha Timothy la seguì per tutto il tragitto.
“Oh, un'altra cosa”, disse mentre lei si allontanava dalla porta.
Lei si girò e lo guardò, con la mascella serrata, vedendolo sorridere in modo affascinante, lui sapeva che era più che infastidita e non le importava minimamente.
“Buonanotte Piper... Whitlock”.
Questo le fece alzare la testa e allargare gli occhi. Nel mondo umano non si faceva chiamare Whitlock. Come faceva a sapere che il suo cognome era Whitlock, lo sentì ridacchiare e vide i suoi occhi praticamente brillare di divertimento. “Se hai bisogno di aiuto, Piper, il mio branco è aperto a te e a tuo figlio. Sempre. Quindi tieni i miei dati”.
Voleva chiedergli come facesse a saperlo, ma non lo fece. Si girò e se ne andò. Probabilmente si trattava degli occhi di Aspen, era un tratto ereditario.
“Piper”, la chiamò, "dico davvero, saresti al sicuro nel mio branco".
Lei lo guardò brevemente ma non disse nulla, continuando ad allontanarsi: lui l'aveva minacciata per ottenere ciò che voleva oggi, e ora le diceva che sarebbe stata al sicuro nel suo branco. Era molto improbabile. Non lo capiva, non le piaceva nemmeno che lui sapesse chi fosse. Probabilmente voleva solo che il suo branco traesse profitto dal suo margine di guadagno, lui ne avrebbe preso una fetta, e probabilmente una fetta consistente.
“Mamma”. Brand chiese una volta entrato nella loro suite: “Come faceva a sapere il nostro cognome?”.
“Non ne sono sicura, a parte il vostro certificato di nascita e la scuola, la casa e l'auto. Noi ci chiamiamo Harper”, si accigliò. Dovevano essere gli occhi di lui e del suo lupo a tradirla. Sua madre le aveva sempre detto di mantenere il nome Whitlock, a prescindere da tutto. Era importante. Così, quando aveva avuto Brandon, anche se allora si faceva chiamare Harper, aveva messo Whitlock sul suo certificato di nascita umano, scrivendo sconosciuto come padre. Non che agli umani importasse della sua discendenza.
“Fai i bagagli”, gli disse, "Partiremo subito".
Brandon non disse nulla, si limitò a fare le valigie, probabilmente anche lui voleva andarsene da qui. Controllò l'orario del suo volo, o meglio, avevano intenzione di fare il check-out tardi e di imbarcarsi di nuovo al mattino prima di partire per casa. Quindi il loro volo non sarebbe stato prima del tardo pomeriggio. Sembrava che non potessero prenderne uno prima, quindi dovevano solo farsene una ragione, potevano passare il tempo nello scalo aereo, supponeva.
Si sedette sul letto e cercò su Google quanto tempo avrebbero impiegato a tornare a casa in auto: 7 ore e mezza, sarebbe stato più veloce guidare che aspettare il volo.
Organizzò un'auto a noleggio e si rassegnò a perdere i soldi del biglietto aereo, trovando Brandon in piedi accanto al suo letto che la guardava. Lei gli sorrise: “Sali. Pensavo che potremmo tornare a casa in macchina domani. Possiamo partire presto”.
“Va bene”, annuì lui salendo sul letto.
Piper lo sistemò nel letto e si sdraiò accanto a lui, scostandogli i capelli dal viso. “Hai paura, Brandon?”, chiese dolcemente.
“No, ma...”.
“Ma?”
“Sei arrabbiata con Aspen... ci ha messo nei guai”.
Piper lo tirò in un abbraccio. “No! Aspen è molto coraggioso, Harper e io siamo molto orgogliose di lui, a dire il vero“, gli baciò la sommità del capo, "Ha solo bisogno di un po’ più di tempismo, tutto qui”.
Rimase sveglia e gli passò la mano tra i capelli finché non si addormentò, poi finì di organizzare il noleggio dell'auto, prima di mettersi a dormire anche lei.