Sotto le luci fredde del passaggio VIP dell'Opera, i passi di Sebas (o, dovremmo dire, "Vito") echeggiavano sordi sulla spessa moquette. Ogni passo era come camminare sul cotone, eppure su una piastra rovente. La mano di Torres sulla sua schiena era come un cerchio di ferro, fredda e ferma, un sostegno ma anche una morsa ineludibile. Le guardie del corpo lo circondavano in silenzio, una gabbia d'acciaio mobile che lo isolava completamente dal mondo esterno. Le porte lisce come specchi dell'ascensore riflettevano il suo volto pallido come la carta – quel volto perfetto, immacolato, di Luigi Vito, che lui odiava visceralmente. Sotto le lenti a contatto grigio-blu, le sue stesse pupille ambrate nascondevano un mare in tempesta di paura e disperazione. Erica Luciano! Quegli occhi blu ocean

