Gemma Maria Andreini

679 Words
Gemma Maria Andreini Nata a Roma, 1953. Laureata in Giurisprudenza all’Università La sapienza di Roma con il massimo dei voti. Sposata, due figli. “Ho vissuto felicemente a Roma fino al matrimonio, in una famiglia con un’impronta molto tradizionale, che ha sicuramente condizionato le mie scelte, soprattutto negli studi e, la mia indole decisamente artistica, creativa si è rivolta all’indirizzo classico. Quando i miei figli hanno iniziato la scuola mi si è presentata l’opportunità di seguire un corso di arredatrice e di decorazione che soddisfavano la mia creatività. Inaspettatamente questi hobbies si sono tramutati in un’attività lavorativa grazie ad un’amica architetto che mi offrì una collaborazione presso il suo studio”. Sollecitata ad impegnarsi per una politica di cambiamento nell’amministrazione della propria città cerca “ di poter conciliare gli impegni che si sovrapponevano tra il mio incarico politico, il mio lavoro/hobby e la mia amata famiglia”. Dopo cinque anni la sua attività si rivolge verso le donne, considerate una “categoria” debole. Mette a disposizione della Commissione regionale Pari Opportunità della regione Abruzzo la sua disponibilità e le sue competenze. Dal 2001 ad oggi, tantissime le azioni intraprese e i progetti realizzati “con fatica, tanta fatica, ma molta soddisfazione”, sui più svariati temi e toccando le più diverse problematiche di genere: - Corso di Formazione per il personale sanitario addetto alla raccolta del sangue placentare; Seminario per le operatrici artigiane e agricole ‘Donna e Montagna. Quale agricoltura?’; ‘La donna alla sfida della disabilità’; incontri sul mobbing sui posti di lavoro; Progetto ‘Governare al Femminile: percorsi formativi e di ricerca per le donne in politica’ in collaborazione con l’Università di Chieti Facoltà di Scienze Sociali; concorso nazionale fotografico ‘uno scatto di dignità’ (4 edizioni) teso all’abbattimento degli stereotipi sotto tutte le forme, anche quelle più subdole che si nascondono nella rappresentazione esteriore dell’immagine femminile; agendo nelle istituzioni per la parità di genere: dalle proposta formali di emendamenti allo statuto regionale. - Numerosi progetti svolti nelle scuole di ogni ordine e grado sostenuti da un protocollo firmato con il MIUR per sensibilizzare i giovani al rispetto dell’altro che è alla base di ogni sana comunicazione tra i generi. che passa dall’abbattimento degli stereotipi alla condanna della violenza sotto tutte le forme; - la creazione della web app “MAISOLA” che raccoglie la mappatura di tutti i centri antiviolenza regionali, la normativa e i numeri d’emergenza; il coinvolgimento degli uomini nella lotta attivando in regione la campagna “Noino” e iniziative varie con le squadre di sport “maschili” come pallanuoto e basket. Lanciando, per prime, l’idea dell’utilizzo del braccialetto elettronico per lo stalker e della creazione di un fondo a beneficio delle vittime di violenza e dei suoi familiari; sostenendo i centri antiviolenza con azioni di sensibilizzazione e raccolta fondi ecc. “Tantissime sono le azioni che bisognerebbe ancora mettere in campo. Le idee e gli spunti derivanti dalle carenze organizzative e di prospettive politiche sono tanti ma vorrei focalizzare l’attenzione su due azioni concrete”: - La prima è l’adozione e l’applicazione a tutti i livelli del bilancio di genere, il cosiddetto gender budgeting che non è un lusso, non è di parte, è semplicemente uno strumento di valutazione delle politiche pubbliche volto a rendere più trasparente ed equa la ripartizione delle spese. In buona sostanza è semplicemente un ripensamento complessivo della costruzione del bilancio che comporta innanzitutto un riesame della struttura di entrate e spese riclassificate, seguendo un’attenta valutazione sul loro diverso impatto su uomini e donne. Non è un bilancio pubblico per le donne separato da quello per gli uomini, e non comporta la promozione solo di programmi specificamente indirizzati alle donne. Promuovere l’uguaglianza di genere attraverso il bilancio pubblico vuol quindi dire realizzare una più equa distribuzione delle risorse materiali e immateriali per garantire a uomini e donne un uguale accesso ai diversi ambiti economici, politici e sociali. - La seconda è la necessità di battersi per l’istituzione di un Albo regionale di competenze per garantire una società più giusta e più equa partendo dalla meritocrazia. Che è un criterio, un metodo di valutazione asettico, obiettivo che si fonda su dati precisi inconfutabili che non può essere influenzato neanche dal sesso. La creazione di un apposito Albo in ogni regione, allo scopo di raccogliere e selezionare curricula di donne che, per le loro documentate competenze, saranno chiamate a ricoprire le quote nei Consigli di Amministrazione di società pubbliche e quotate in Borsa.
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