Capitolo 2
Maggio 2009
«Non possiamo tagliarla?»
«No, non la tagliamo.»
Adriano prese in mano la foto 30x30 e tracciò con l’indice una riga verticale che avrebbe eliminato Bianca, l’ultima ragazza ritratta nell’immagine.
«È ubriaca, MaVi, sta bevendo a collo una birra.»
«È la mia migliore amica.»
«È il nostro matrimonio.»
«È la damigella d’onore.»
«Guarda le altre damigelle, nessuna è scalza, con il vestito mezzo sollevato e sbronza.»
La foto ritraeva quattro ragazze vestite di un eccentrico color malva. Tre erano composte e sorridenti, l’ultima era... be’, l’ultima era Bianca Bastiani, scalza, spettinata, mezza spogliata e ubriaca.
MaVi prese la foto dalle mani di suo marito, la capovolse, applicò un po’ di colla negli angoli e la appiccicò su una pagina vuota dell’album.
Erano tornati dal viaggio di nozze da due settimane, il fotografo aveva consegnato foto e provini e “maniacale MaVi” aveva voluto attaccarle di persona, perché aveva in testa un ordine ben preciso. Così, quella domenica, la quarta domenica da sposati, la stavano passando a incollare le foto. Cioè, MaVi sceglieva le foto, le posizionava, le spostava e le incollava, mentre Adriano le stava appresso con quella sete di lei che sbalordiva tutti, lui per primo.
«Io credo che, dopo quattro settimane di matrimonio, ci siano modi migliori di passare la domenica pomeriggio» provò a dire Adriano, quando fu chiaro che la zoccola ubriaca si era istallata in modo permanente nell’album.
«Abbiamo fatto sesso come ricci in luna di miele.»
«E quindi abbiamo chiuso?»
«Sono già incinta, Adriano.»
Evidentemente la predica del parroco aveva fatto presa, e dire che lui era sicuro che MaVi non avesse ascoltato una parola.
«Lo eri anche quando ci siamo sposati.»
«Ma non lo sapevamo.»
Impossessarsi delle sue tette funzionava nove volte su dieci.
Le palpò con impegno, erano grandi e pesanti, e non imprigionate in quei reggiseni con la combinazione.
Uno degli effetti positivi della gravidanza, oltre che sarebbero cresciute ancora, era che MaVi aveva smesso di portare i reggiseni.
«Smettila di fare il porco.»
Adriano rise.
Quando la mogliettina diceva porco era segno che stava cedendo.
Aveva una maglietta di quelle over size, infilarci le mani sotto era il minimo sindacale richiesto dal ruolo di neo marito.
«Sono cresciute ancora, MaVi, sono costretto a raddoppiare i palpeggiamenti per coprire l’area.»
«Ti ho detto e ridetto che non voglio un matrimonio basato sul sesso. Se non ci sforziamo di dialogare, a novant’anni come passeremo la domenica, eh?»
«Attaccheremo le foto.»
Lei si sfilò la maglietta. Era coerente così, la signora Maria Vittoria Abregal.
Oh mio Dio! pensò Adriano.
Lo pensava, e lo diceva, ogni volta che la vedeva in tutta la sua gloriosa e maestosa tettitudine.
«Oh mio Dio!»
«Ci siamo sposati in chiesa» lo redarguì lei, ridendo.
«Appunto.»
MaVi si lasciò andare sul divano, lasciò scivolare le foto sul pavimento e così altri scatti della Brutalmente Brilla Bianca Bastiani si sparsero sul parquet.
Adriano le fu addosso come un rapace gentile. Era diventato gentile solo recentemente, cioè da quando erano comparse due lineette rosa sul test di gravidanza.
Esercitando suddetta gentilezza, le sfilò i pantaloncini insieme agli slip: bella moglie, pensò.
«Gran gnocca» le disse.
«Che maiale.»
MaVi allargò le cosce.
Svestirsi e fiondarsi in lei, sempre gentilissimamente, fu un tutt’uno.
Muoversi, spingere, toccarla e baciarla; farla gemere e poi zittirla per non venire troppo presto, sollevarle il ginocchio, trovare quell’angolazione con il goniometro interno e regalarle un orgasmo festivo, lo ritenne un dovere coniugale (ma solo per mettersi avanti e risparmiare qualche foto da attaccare per quando avrebbero avuto novant’anni).
A operazione conclusa, quando stava godendosi il respiro ancora lungo di sua moglie scandito da quel petto glorioso, fu scosso dal tono pratico di MaVi:
«Non hai sporcato il divano nuovo con i tuoi schizzetti di sperma, vero?»
“Maniacale MaVi” poteva assentarsi giusto il tempo di un amplesso.
«No, amore, ce l’hai tutto tu.»
«Ah bene.»
Lei si alzò.
Nuda era uno spettacolo tra l’artistico e il pornografico che Adriano reggeva a stento, nonostante il recente orgasmo e i quattro anni di non casto fidanzamento.
«Vado in bagno,» lo informò.
«Ti aspetto.»
«Non t’azzardare a evirare Bianca dalle mie foto.»
«Sei inquietante, MaVi.»
Poi lei sparì senza coprirsi.