36. Precipito in un sonno confuso che alterna istanti di lucidità, quando la macchina si ferma, a lunghi momenti di vuoto. Appena riprendo coscienza e apro gli occhi, il sole che spunta alla mia destra sopra l’orizzonte mi ferisce. Tutto attorno a noi c’è campagna, con spire di foschia che salgono dal terreno e giocano in ampi mulinelli, vorticano, si fondono e infine scompaiono così come sono arrivati. Ho freddo e il naso tappato, almeno non sento più la febbre e quello stordimento che si porta dietro. Sbadiglio e guardo Bruno. Ha gli occhi rossi, a fessura, la testa gli ciondola e tiene le labbra socchiuse in una specie di smorfia catatonica. L’autoradio diffonde nell’abitacolo le note di Life di Des’ree. Il mio amico si gira, solleva il sopracciglio e sbadiglia a sua volta. “Ben svegl

