Quando mia madre rientra nel tardo pomeriggio, e mi vede seduta sul divano con Harry mentre guardiamo F.R.I.E.N.D.S., scoppia letteralmente in lacrime. Harry si alza, dileguandosi in cucina e chiudendo la porta, e d'un tratto mi sento grata di essermi fidati e di essermi lasciata avvicinare da lui.
«Ho avuto così tanta paura...» Mia madre si siede al mio fianco, e quando tenta di abbracciarmi, mi sfugge un lamento.
Si allontana di scatto, terrorizzata, ma mi sforzo di sorriderle subito dopo.
«Mi dispiace, mamma.» Ammetto, ed è la verità.
Se non mi fossi ostinata per tutto questo tempo a nascondere le cose come stavano, sono sicura che nessuno di noi, me e Lauren comprese, saremmo arrivati a questo punto. E sono sicura che si sarebbero potute evitare un sacco di cose.
Mia madre scuote la testa. «Oh, tesoro, non sei tu che devi scusarti.» Mi sorride, ma conosco mia madre, e so che c'è qualcosa che le passa per la testa ma che non vuole dirmi.
«Cosa c'è, mamma?»
Noto da come evita di guardarmi di aver fatto centro. La vedo mentre abbassa lo sguardo torturarsi le mani, e in questi casi so che devo lasciarle il suo tempo per aprirsi da sola.
«Quella ragazza... Lauren... È stata qui.»
Stavolta sono io ad abbassare lo sguardo. «Ti ha detto qualcosa di male?» Sussurro.
La vedo con la coda dell'occhio scuotere la testa, e sorridere. E non capisco il perché.
«No, anzi... A dire il vero, abbiamo parlato molto. Ed è stata molto gentile. Si è scusata un sacco di volte, ha pianto, anche.»
Alzo di scatto la testa. «Cosa?»
Annuisce. «È così, è come ti dico. È venuta qui, qualche ora dopo che ti hanno dimessa dall'ospedale, e ti hanno portato qui a casa con l'ambulanza. Era notte, era veramente tardi, e io ovviamente non riuscivo a chiudere occhio. Sai, per tutto quello che era successo... Harry e Ally se ne erano andati da un pezzo, doveva essere all'incirca mezzanotte, e qualche ora dopo, verso le tre del mattino, lei è venuta qui. Non avevo idea di chi potesse essere a quell'ora della notte: pioveva tantissimo, c'era una tempesta fuori, e quando ho aperto la porta me la sono ritrovata davanti completamente fradicia e che tremava. Allora l'ho fatta entrare, nonostante tutto, perché potrebbe essere mia figlia esattamente come lo sei tu, e ho pensato a come mi sarei sentita se ti avessi vista arrivare in quello stato, a parti inverse.»
«E... Cosa ti ha detto?»
Non so perché io voglia saperlo. Anzi, forse lo so, e non voglio ammetterlo. Una parte, dentro di me, spera che quel confine che abbia superato sia stato finalmente il punto finale di tutto. Un'altra parte di me, però, quella parte nascosta dalla rabbia, dal dolore e dall'odio che da tempo provo verso di lei, spera invece che non sia così. O almeno, che non sia solo la fine di un qualcosa di completamente sbagliato ma che possa essere finalmente l'inizio, per avere un modo di ricominciare.
«Tutto, tesoro.» Sussurra, e io abbasso lo sguardo non appena capisco: mia madre sa tutto.
«Mi ha raccontato anche com'è cominciato tutto, mi ha raccontato che da un paio di giorni stavate provando a legare, per Harry... E, a dire il vero, mi ha anche rivelato, facendoselo sfuggire, che in realtà Harry non è autistico nemmeno un po'.»
Non so perché, ma sorrido. «Ti sei arrabbiata? Eri arrabbiata con me?»
Sospira. «Devo dirti la verità: sì. Insomma, all'inizio non capivo e forse non volevo nemmeno capire, poi, però, ho fatto dei conti con me stessa, anche grazie a lei, e ho capito perché non hai mai detto nulla, perché non hai mai fatto nulla: perché non riusciresti ad odiare nemmeno un orribile scarafaggio, figuriamoci una persona.»
Alzo lo sguardo, guardandola. «Ti sbagli, mamma. Tu non hai idea di quanto io la odi in questo momento.»
«Lo so, tesoro, e posso solo immaginarlo. E non posso nemmeno darti torto. Ma ti devo dire anche un'altra cosa: si è autodenunciata. Anche a scuola. È stata condotta una riunione scolastica, in questi giorni, perché avevano deciso di chiudere la scuola per ciò che era successo. Un sacco di vostri compagni erano scossi, persino una certa Stella è venuta qui insieme ad Harry, e in questa riunione hanno deciso di espellerla dalla scuola. È stata espulsa, tesoro. Ma, prima di questo, è venuta qui per scusarsi. Ha pianto, tanto... Mi ha detto di aver perso la testa, perché mi ha spiegato che voleva semplicemente parlarti per un episodio che era successo tra voi, una notte in cui vi siete viste di nascosto e, sappilo, sarai in punizione per questo quando ti rimetterai, ma, a parte questo, mi ha raccontato e spiegato soprattutto perché ha agito in quel modo. So che non ti aveva mai alzato un dito addosso, almeno, non prima di questi due episodi, e mi ha spiegato di aver perso la testa quando le hai praticamente urlato che non volevi parlare con lei perché, citando lei, ti fanno schifo quelle come lei. È vero, tesoro? Pensavi questo di lei, quando gliel'hai detto?»
Sospiro, e mi perdo a fissare fuori dalla finestra. «No, certo che no.» Abbasso lo sguardo. «Avevo solo paura di affrontare la realtà, perché so che parlando con lei, avrei ammesso quello che non volevo ammettere a me stessa.» Sussurro.
Mia madre mi afferra il viso, sollevandolo e voltandolo dolcemente.
«Le ho detto che l'avrei perdonata solo se tu l'avresti fatto.» Sorride, e io chiudo gli occhi quando mi accarezza la guancia.
«Cosa devo fare, mamma? Per la prima volta non so come comportarmi, e non ho un piano studiato e organizzato per bene in testa.»
Mia madre sorride. «La vita non è programmare sempre tutto, tesoro.» Dice, lasciandomi un bacio sulla fronte. «Che senso avrebbe, altrimenti, se ogni cosa che viviamo è programmata da noi stessi?»
Si alza, lasciandomi sola, e un attimo dopo apre la porta che divide il soggiorno dalla cucina, e Harry ritorna nello stesso momento in cui Ally ritorna dal bagno.
«Ti senti meglio?» Mi chiede Harry.
Ally lo raggiunge, affiancandogli. Entrambi mi guardano, mentre io non faccio altro che sentire le parole di mia madre vorticare tra i pensieri.
«Sapete dove ho lasciato il cellulare?» Chiedo invece, ed entrambi mi guardano stralunati.
«È nel cassetto della tua scrivania. Vuoi che vada a prendertelo?»
Scuoto la testa ad Ally, e sorrido quando faccio segno ad entrambi di raggiungermi. Entrambi si sorridono, e mi chiedo se, sotto sotto, non possa nascere qualcosa tra loro da questa inaspettata amicizia. Il pensiero mi fa ripensare a quello che mi ha detto poco fa mia madre: non sempre la vita deve essere tutto un programma.
Mi riscuoto da quel pensiero quando Harry si butta di slancio sul divano, e Ally invece mi si siede all'altro lato.
«Sei un animale!» Gli urla dietro.
Harry la guarda, ammiccando. «Un animale estremamente sexy, però!»
E tutti e tre scoppiamo a ridere quando Ally gli lancia un cuscino dritto in faccia.