Il tempo sembrò perdere significato. Tra un racconto e l'altro, le ore scivolarono via veloci come i granelli di sabbia tra le dita. Le luci della festa si erano spente ormai da un pezzo e le ultime voci erano svanite, lasciandoci nel possesso assoluto di quella spiaggia.
L'oscurità densa della notte iniziò a farsi meno pesante, virando lentamente verso un blu profondo, quasi elettrico.
«Guarda,» sussurrò Benner, indicando l'orizzonte.
Rimanemmo in silenzio mentre una sottile linea di fuoco iniziava a tagliare il confine tra il cielo e l'oceano. Il rosa e l'arancio iniziarono a mescolarsi, riflettendosi sull'acqua calma, mentre la prima luce del mattino rivelava i nostri volti stanchi ma sereni.
«È incredibile,» mormorai, sentendo la freschezza dell'alba sulla pelle. «Non restavo sveglia a vedere l'alba da... forse dai tempi degli esami di stato.»
Banner si voltò a guardarmi, e con la luce del sole che nasceva i suoi occhi sembravano ancora più chiari. «Io non credo di averla mai vista davvero. Ero sempre troppo impegnato a correre da qualche parte o a dormire dopo una serata inutile. Questa è la prima volta che mi fermo a guardarla sul serio.»
Ci alzammo dalla sabbia umida Il silenzio del mattino era interrotto solo dal richiamo lontano dei gabbiani e dal rumore sommesso dei nostri passi sulla sabbia che diventava asfalto. Arrivammo alle auto, parcheggiate l'una accanto all'altra sotto la luce dorata del primo sole.
Benner si fermò accanto alla portiera della sua auto, ma non aprì la portiera. Rimase lì, con le chiavi in mano, studiando il mio viso come se volesse memorizzare ogni dettaglio della luce del sole sulla mia pelle.
«Leila,» disse, e la sua voce era un po' più roca per la notte passata a parlare. «Non voglio aspettare altri dieci anni. E non voglio nemmeno aspettare che il ricordo di questa notte sbiadisca.»
Si avvicinò di un passo, accorciando di nuovo quella distanza che avevamo imparato a colmare sulla spiaggia. «Possiamo rivederci? Magari stasera? Vorrei portarti in un posto dove non dobbiamo preoccuparci di musica, di sabbia o di vecchi compagni di scuola. Solo io e te, per continuare a scrivere quella pagina bianca di cui parlavamo.»
«Mi piacerebbe molto, Benner. Anzi, credo che sia esattamente quello che voglio.»
Lui sembrò quasi sollevato, come se nonostante il bacio e l'alba passata insieme, avesse ancora temuto un mio rifiuto. Fece un passo avanti e mi diede un bacio casto sulla fronte, un gesto pieno di una dolcezza nuova, quasi una promessa.
«Passo a prenderti alle otto?» chiese, con quel suo sguardo penetrante che ormai non mi faceva più paura, ma mi faceva sentire a casa.
«Alle otto,» confermai.
Salii in macchina e lo guardai dallo specchietto retrovisore mentre mi allontanavo. Lui era ancora lì, fermo a guardarmi partire. Mentre guidavo verso casa, sentivo che quella Leila che si nascondeva in biblioteca era finalmente fiera della donna che era diventata. E sapevo che, questa volta, nessuno di noi due avrebbe smesso di guardare.
Entrai in casa in punta di piedi, muovendomi come un’ombra per non far scricchiolare il pavimento e svegliare la nonna. Il silenzio della casa era rassicurante, un contrasto netto con le emozioni che mi stavano ancora scuotendo dentro.
Uscii sul terrazzo, cercando un po' di fresco. Accesi una sigaretta e il fumo si disperse lentamente nell'aria immobile del mattino. Aspirai profondamente, cercando di riordinare i pensieri, quando il mio sguardo cadde sulla strada.
Proprio in quel momento, vidi la macchina di Benner accostare. Non potevo crederci: viveva esattamente di fronte a me. Tempo fa lui non abitava in questa zona ma vicino al nostro liceo ...Guardai la scena dall'alto, nascosta dalla penombra del terrazzo, mentre lui scendeva dall'auto con la stessa falcata sicura che ricordavo.
Dopo qualche secondo, la luce nella finestra della camera di fronte si accese. Lui si avvicinò ai vetri e li spalancò, come se avesse sentito la mia presenza. I nostri sguardi si incrociarono di nuovo attraverso la strada. Benner mi riconobbe subito; accennò un sorriso complice e mi fece un occhiolino lento, prima di iniziare a sfilarsi la maglietta per andare a dormire.
Rimasi lì, con la sigaretta tra le dita, a guardare quella sagoma muoversi nella stanza finché la luce non si spense. Mi resi conto che non eravamo solo tornati vicini nel cuore, ma che il destino ci aveva messi letteralmente a un passo l'uno dall'altra.
Schiacciai il mozzicone nel portacenere, con un sorriso che non riuscivo a spegnere, e rientrai finalmente in camera mia.
Pensai all'immagine di Benner che ti fa l'occhiolino dalla finestra di fronte chiude il cerchio in modo ideale. Non è più il ragazzo irraggiungibile del liceo, ma un uomo reale, vicino, che condivide con te non solo il passato, ma ora anche la stessa strada e lo stesso presente.
Chiusi gli occhi e ore dopo mi svegliai con il profumo del caffè appena fatto che riempiva la cucina, un odore familiare e caldo che mi aiutò a scuotermi di dosso i residui del sonno. Mia nonna era lì, come sempre, con la sua espressione saggia
Il volto della nonna si illuminò immediatamente. Lei era sempre stata la mia complice, quella che ascoltava i miei sospiri adolescenziali quando tornavo da scuola con lo sguardo perso, ancora segretamente innamorata di quel ragazzo che sembrava irraggiungibile.
Poggiò la tazza sul tavolo e mi chiese com'è andata la serata ?
Gli risposi c'era Benner ...
Si sedette di fronte a me, incrociando le mani nodose sotto il mento. «Benner... certo che me lo ricordo», disse con un tono tra il saggio e il divertito. «Come potrei dimenticarlo? Mi hai consumato le orecchie con quel nome! E allora è vero quello che dicono... che certi fili non si spezzano mai, si allungano solo un po'.»
Sorrisi dentro la mia tazza di caffè, sentendo il calore della bevanda mischiarsi a quello che avevo nel petto. «Sì, nonna. È tornato. E abita proprio lì di fronte», dissi indicando con un cenno del capo la finestra verso la strada.
Mia nonna alzò le sopracciglia, sorpresa. «Proprio lì? Beh, allora il destino ha deciso di non farti fare troppa fatica stavolta! E dimmi... è rimasto il bel ragazzo di un tempo o gli anni gli hanno fatto un favore?»
«Gli hanno fatto un favore enorme, nonna. È... diverso. Più vero. Mi ha chiesto di uscire stasera. Un vero appuntamento, stavolta.»
La nonna mi fece l'occhiolino, lo stesso gesto che avevo visto fare a Benner poche ore prima. «Allora vedi di finire quel caffè e di riposarti ancora un po'. Stasera voglio che tu esca da quella porta come la donna splendida che sei diventata. Quella bambina che leggeva libri in silenzio ha finalmente trovato qualcuno che ha voglia di leggere insieme a lei.»
Mentre sorseggiavo il caffè, guardai fuori dalla finestra verso la casa di fronte. La giornata era appena iniziata, ma per la prima volta dopo anni, non vedevo l'ora che arrivasse sera.