11-GABRIEL

1500 Words
Agosto 2012 - Boston Il viaggio ai Caraibi che c'eravamo concessi coi miei amici era stato fantastico. Come sempre c'eravamo circondati di ragazze lasciandoci andare all'avventura. Per London l'arrivo di settembre significava prendere in mano le redini della Thompson & sons, per me invece significava partire verso l’Europa. Avevamo però aperto una nostra società sempre nell'ambito finanziario, anche se la priorità per restavano comunque le aziende di famiglia. Però prima di partire per Monaco, avevo un conto in sospeso, dovevo parlare con papà, voleva avessi appuntamento con la nipote di Jenkins. Era importante che parlassi con mio padre non volevo sposare Kristin. Mi diressi quindi nel suo ufficio, lo trovai che stava studiando delle carte con il nonno. Era inutile dire quanto io ammirassi nonno, era stato un esempio, grazie a lui mi ero appassionato alla finanza e non a mio padre per quanto si potesse credere. Il nonno mi aveva fatto comprendere ciò che era realmente importante, il valore della famiglia. Per questo non ebbi remore nell'entrare nella stanza, un confronto con il nonno presente non poteva che giovarmi. Appena i due uomini mi videro mi salutarono calorosi, abbracciai sia papà che il nonno poi lasciai che papà mi riempisse un bicchiere di whisky. Al che iniziai a raccontare loro del viaggio, dissi che era andato bene e ci eravamo divertiti. Poi intavolai l'argomento che mi premeva. "Non comprendo perché tu voglia che io esca con Kristin Jenkins. La conosco da un paio di anni e non è il tipo di ragazza che mi piace." Mio padre mi osservò e dopo che ebbi finito gesticolò con la mano per poi rispondermi. "È una ragazza di buona famiglia. Può portare avanti il retaggio dei Keller, è giunto il momento che tu ti guarda intorno e inizi a pensare al futuro." Strabuzzai, posai il bicchiere sulla scrivania e lo affrontai cercando di mantenere la calma. "Sei serio? Quella ragazza non è il mio tipo, il suo hobby preferito è sperperare il denaro del padre e infilarsi nei pantaloni di chi ha soldi per spennarlo." Gli dissi con voce dura per poi dedicarmi al vero problema. "Chi sei tu per dire a me cosa devo fare della mia vita privata, quando non sei stato in grado di gestire la tua!" Lo accusai. "Hai messo incinta la mamma e quando hai scoperto, te ne sei fregato. Sinceramente mi chiedo se tu l'abbia sedotta per fare un dispetto allo zio Taddheus. Vogliamo di Micaela? Se la madre non si fosse ammalata tu l'avresti lasciata in Italia a morire. Così come Rafael è rimasto a Sydneyi, non so neanche che volto abbia mio fratello." Lo accusai puntandogli il dito contro. "Non parlare a me dei miei doveri, io so quali sono." Mio padre si avvicinò a me abbandonando il sorriso. Lo sguardo così simile al mio, anziché essere vivace aveva un ombra malinconica. Da che ne avevo memoria era sempre stato così. Mio padre non sorrideva mai realmente con gli occhi "Bada a come parli Gabriel e portami rispetto. Mi sembra che non ti ho fatto mai mancare nulla, è tempo che tu faccia il tuo dovere." Ringhiò. Il mio dovere? Ancora! Non mi aveva fatto mancare nulla? Mi aveva portato via da Monaco a quattordici anni, via dalla mia famiglia e dai miei fratelli cui ero e sono ancora molto legato. "Mi sposerò dove, come e quando lo dico io, soprattutto con chi dico io. I matrimoni combinati non fanno per me." Conclusi, non sarebbe stato lui a decidere per me. Un colpo di tosse destò la mia attenzione, mi voltai verso il nonno che aveva seguito tutta la scena in silenzio. "In realtà sono io che vorrei vederti sistemato figliolo." Ammise il vecchio. Incredulo mi portai verso di lui scuotendo la testa. "Sei serio nonno?" Gli chiesi. Lui assentì. "Lascerò a te la mia società! Sei talentuoso ed hai l'abilità finanziaria nelle vene, ti destri bene tra la gente e anche se non lo fai consapevolmente sei autoritario al punto giusto. Ti manca solo una cosa per poter essere il presidente della KCG." Alluse il vecchio. "Ho solo ventiquattro anni! Sai che prima devo fare una bella gavetta, partirò per la Germania proprio per questo e sai che voglio prendere una seconda laurea." Risposi per poi indicare mio padre. "Lui è il tuo erede." "Hai detto che avresti lavorato comunque durante i corsi." disse il nonno. Ovvio, il secondo corso non mi avrebbe preso molto tempo, era una laurea integrativa. "Questo non cambierà il fatto che devo fare la gavetta." Ammisi. "Farai lo stage a Monaco, poi una volta rientrato tuo padre ti sostituirà intanto che ti spratichi." Mi spiegò il nonno. Sospirai mettendo una mano sulla fronte e massaggiando gli angoli lentamente cercai di mettere insieme tutte le notizie. "Questo non deve implicate che mi sposi con Kristin." Dissi risoluto. "È un buon partito, sa stare nella società e saprà essere una buona padrona di casa e una madre eccellente per i tuoi figli." Concretizzò papà. "Ma a noi cosa cazzo ce ne frega dei Jenkins, da quando vediamo se una persona è adatta o meno?" Gli risposi, al diavolo l'educazione ed il rispetto. Mio padre non si meritava nulla in quel momento, la sua ipocrisia l'avrei mandata altrove. Per questo mi rivolsi al nonno. "Voglio solo vederti felice prima di passare a miglior vita." Ammise il nonno. Lo guardai sbalordito. "Lo stesso non c'entra nulla. Quando hai sposato la nonna non hai visto che fosse o meno ricca, che sapesse stare in società." L'uomo mi sorrise ammiccante. "Quando ho conosciuto tua nonna stavo tirando su il mio impero. Lei era più famosa, poi siamo sinceri, il grosso lo ha fatto tuo padre.” Feci una risata cinica. "Quindi papà no e io sì? Le balle raccontiamole a qualcun altro." Sbuffai scolando il whisky tutto d'un fiato. Posai il bicchiere. . "Kristin Jenkins è un ottimo parti..." Disse ancora papà. "Smettila papà! Sei un ipocrita, tu vieni a fare la morale a me. Tu che sei stato il primo puttaniere di Boston." Lo zittii. "Non ti azzardare a mancarmi di rispetto." Mi minacciò lui con lo sguardo cupo. "Altrimenti cosa fai?" Gli risposi nello stesso tono avvicinandomi a lui. "Sono abbastanza grande e offendersi per ciò che è evidente agli occhi di tutto il mondo mi sembra poco coerente." Al che il nonno si alzò dalla sua poltrona frapponendosi tra noi due. "Calmatevi. Thomas lascia che sia io a parlare con Gabriel." Disse tranquillo cercando il mio sguardo. "Credo che Kristin Jenkins sia una persona deliziosa. Perché non provi a conoscerla?" "Perché la conosco già! Ero a scuola con suo fratello e già flirtava con chiunque all'epoca. Io non cerco una santa ovviamente, ma lei la conosco da anni, non mi è mai piaciuta." Precisai non pensando di dover combattere con il nonno. "Era tanto tempo fa, adesso è una donna matura e sarebbe perfetta nel ruolo di signora Keller. Vi fidanzate e tra qualche anno potrete sposarvi e..." "E l'amore!?" Conclusi fissandolo attentamente. "Quello che mi hai insegnato in questi anni, i valori che mi hai trasmesso?" Chiesi al nonno. Adesso era una questione tra noi due, dopo aver predicato sempre il bene non poteva venirsene e chiedermi un matrimonio senza amore, per soli scopi economici. Perché sicuramente questo c'era dietro, qualche affare tra Jenkins e papà. "L'amore è solo una favola Gabriel. Non dirmi che ci credi sul serio." Sbuffò mio padre. Scossi la testa, era palese che lui ragionava con la testa, molto col suo uccello, escludendo a priori i sentimenti. Ma io non ero così, non come lui. Il nonno mi guardò e sospirò. "Non hai mai avuto una ragazza seriamente Gabriel, hai ventiquattro anni e se avessi provato un minimo di sentimento per una sola delle tue avventure ti avrei dato ragione." Rispose rassegnato il nonno. "Ma passi da una ragazza all'altra, mi ricordi tuo padre e voglio evitare che tu: il futuro presidente della KCG faccia i suoi stessi errori." Disse accusando a quel punto me e mio padre. Smarrito guardai prima lui e poi l'altro che intanto si fissava la punta delle scarpe. Mi allontanai lentamente e annuii. "Non sono come lui. Anzi, sono innamorato di una ragazza, una ragazza che non posso avere perché è ancora piccola." Ammisi a entrambi. Cazzo avevo solo ventiquattro anni e mi mettevano già sulle spalle le loro responsabilità. Peggio ancora, gli errori di mio padre! Scossi la testa. "Sapete che vi dico? Se queste sono le regole la KCG non fa per me, sarà qualcun altro il vostro erede." Conclusi andando alla porta e chiudendomela alle spalle. Se credevano che ricattarmi sarebbe servito potevano toglierselo dalla testa. Avrei seguito il mio cuore, mi sarei trovato un lavoro altrove, non ero obbligato a vivere in una villa lussuosa e centenaria servito e riverito di tutto punto. Potevo vivere come uno stipendiato, in fondo ero un ragazzo di ventiquattro anni, spese non ne avevo e fortunatamente non avevo neanche famiglia.
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