12 - GABRIEL

930 Words
Avevo trascorso l'ultima settimana a Boston, evitando accuratamente sia papà, che mio nonno. Pensai che se la nonna fosse stata viva adesso avrebbe avuto modo di fare una bella ramanzina sia a entrambi. Il nonno dopo avergli detto che rinunciavo a tutto, orgoglioso non mi aveva voluto più parlare. Mio padre al contrario quella mattina venne a cercarmi, forse capendo che aveva sbagliato. Mi aveva chiesto se era vero che ero innamorato di qualcuno, non gli avevo risposto. In fondo chi tace acconsente! Al che continuò lasciandomi sorpreso. "Simon vorrebbe che Adelaide sposasse Ronald Hoffman, una buona occasione per assorbire la sua impresa senza doverla comprare." Avevo alzato la testa di scatto. "Non può, Heidi non vuole quel tipo, lei non può assecondare i suoi genitori." Cazzo eravamo nel ventunesimo secolo, queste erano cose che non si facevano più. "Se è solo la sua parola potrebbe non essere ascoltata." Mi disse papà. Io lo fissavo, come faceva a saperlo? Mi ero sempre tenuto per me quei sentimenti, senza mai rivelarli neanche a London. Come faceva invece lui a saperlo? Mi guardai le mani che stringevano forte la camicia che stavo posando in valigia. Le rilassai e le lasciai andare. "Non è come pensi. Heidi..." "Smettila di chiamarla Heidi! Smettila di darle così confidenza se non vuoi andare avanti, smettila di marcare il territorio ogni volta che arriva un nuovo ragazzo!" Mi zittì mio padre. "Non marchio il territorio..." "Assolutamente no!" Continuò sarcastico. "La manipoli solo a tuo favore allontanandola dai suoi corteggiatori. Ronald ha trovato irritante il tuo atteggiamento dai Jenkins." Mi informò "Allungava un po' troppo le mani." "Hannah è invece rimasta basita notando che erano stati cambiati i posti a sedere." Concluse "Giuro non so chi sia stato." Risposi con un sorriso sulle labbra. Chissà perché papà sembrava divertito come me. "Ripeto, queste cose non sono più fattibili. Lei è adulta e anche tu." "Lei ha solo diciotto anni! Non posso fare nulla..." dissi scompigliandomi i capelli. "Concordo che è giovane per un matrimonio. Anche sua sorella nonostante si sia fidanzata a sedici anni ancora non è sposata. Questo significa che i Thompson non mettono fretta per questo. Ti basta poco Gabriel, per essere felici tu e lei e per azzittire tutti." Mi disse papà. "Sto partendo papà... domani all'alba ho l'aereo per Monaco." Gli ricordai "Cercherò di spingere Kristin Jenkins verso Ronald, ma non ti prometto nulla. Questo è il tempo che posso darti, se ci tieni a lei ti consiglio però di parlare con suo padre Gabriel. Questa sera gli Hoffman sono a cena da loro." Concluse papà. A che gioco stava giocando? Perché aveva cambiato atteggiamento? Lo guardai, avevo poco tempo e mi stava sfuggendo di mano. "Tua sorella vorrebbe andare a pattinare con Alaska Thompson oggi. Potresti accompagnarle tu!" Mi consigliò papà andando alla porta. Avevo un'ultima occasione per vederla e forse... sì avrei potuto parlare con Simon Thompson e anche con London. Dovevo spiegargli tutto! Ovviamente tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare e arrivato a Villa Thompson scoprii di non essere l'unico ospite. Oltre London c'era anche Olivia Thompson, giunta a fare due chiacchiere con la cugina Manila, con i suoi figli che urlanti come solo gli adolescenti sapevano essere stavano decidendo se andare a fare un tuffo in piscina o giocare con la Xbox. Di Simon Thompson non c'era traccia e se non lo avessi incontrato avrei perso quella chance. Anche di Heidi non c'era traccia, mi rammaricavo più di non poter vedere lei che del padre. Poi la sua voce esplose tra le altre. "Vi dispiace se... vengo anche io con voi..." diceva! Cercai di capire cosa stesse dicendo. Tornai in me e prestai attenzione alle sue parole. Voleva un passaggio, glielo avrei dato con piacere. Mi bastavano il suo sguardo ed il suo sorriso per concederle tutto, anche se contraddire Manila forse non era il caso. Poi però la matriarca dei Thompson accennò a Ronald Hoffman, mossa sbagliata a parer suo, e non ebbi più di che pensare. "Possiamo portarti con noi Adelaide." Dissi impulsivo. "Sei sempre gentilissimo Gab..." e quel nomignolo detto da lei era sempre apprezzatissimo. Non era difficile non cedere alle sue richieste così dopo aver salutato London e i suoi parenti l'avevo presa su in auto con me. "Perfetto. Dimmi dove devo fermarti." Le dissi avviando il motore e immettendomi sulla strada, mi voltai appena verso Heidi, ma il suo sguardo era fuori dal finestrino. "A Jeffries Point." Jeffries point? E da quando nei quartieri di lusso c'erano case famiglia? Puntai lo sguardo accigliato ah di lei. "Così lontano? Credevo fosse vicino." Lei scosse la testa guardando più avanti a se che me. "Eh no! Per questo mamma non voleva che andassi oggi. Ce la faremo ad arrivare per stasera?" "Certo che sì, alle sei saremo lì. Ma non credo che farai in tempo a tornare per..." la cena con gli Hoffman, ingoiai il groppo. "...potremo trovare traffico." Le dissi, sapevo di essere egoista. Ma non volevo che fosse a quella cena. La osservai e ancora lei eludeva il mio sguardo, sicuramente stava mentendomi. Altrimenti come sempre mi avrebbe affrontato. "Forse... è il caso di avvertire mamma se dovessimo trovare traffico." "Di sicuro!" Le risposi, avrebbe fatto tardi, molto tardi. Se per le diciotto fossimo arrivati comunque doveva fermarsi alla casa famiglia e poi in libreria. London per quanto potesse fare presto ad andarla a prendere sarebbe potuto arrivare verso le venti? Sì decisamente Adelaide Thompson aveva boicottato la sua presenza alla cena e io era stato il suo complice, consapevole.
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