Il gioco delle ore

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Il gioco delle ore Ore 22 di Ognissanti De Vincenzi stava seduto alla scrivania, nel suo ufficio. Sani era andato a casa. Le tre stanze della Squadra Mobile erano illuminate e deserte. Anche il camerone degli agenti, dall'altra parte del largo corridoio triste e male illuminato di fronte alla porta del commissario capo, appariva pressoché deserto: De Vincenzi aveva mobilitato tutti i graduati e quasi tutti gli agenti della Squadra. La casa di piazza del Carmine era piantonata. Il palazzo Seminari anche. Non che egli avesse grande fiducia in quei piantonamenti. I suoi uomini non conoscevano neppur di vista Paolo Tabor, né gran parte dei membri della famiglia Seminari. Non aveva potuto fornir loro alcuna fotografia e si era limitato a descriverglieli. Certo, qualcuno sarebbe sfuggito alla

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