— O. K. – fa lei – ho capito. Ci deve essere un’altra donna, nella tua vita. Ma perché mai – prosegue pensosa come parlando a se stessa – perché mai tutti gli uomini che s’innamorano di me sono proprio quelli che non mi vanno? Perché mai? – domanda con accento drammatico. – E sarà sempre cosí?
Ed ecco che mi si getta addosso a pesce e prima che io sappia dove mi trovo la cara bellezza mi stringe le braccia al collo e mi bacia come se non dovessimo mai piú rivederci.
L’afferro saldamente e riesco a distenderla sulla sedia a sdraio.
— Senti, Juanella – le faccio. – Il tuo gesto mi commuove e mi sconvolge ma non ti aiuterà affatto a cavartela!
— Non importa – dice lei – avrò sempre i miei ricordi, per consolarmi. E uno dei piú cari sarà il tuo viso tutto macchiato di rossetto, grazie ai miei baci.
Cerco di riflettere rapidamente perché questa Juanella è una “dritta” che sa il fatto suo. E mi è venuto il sospetto che ella abbia fatto tutta la commedia amorosa perché io non l’importuni con troppe domande. Non apro bocca. Tiro fuori il fazzoletto e mi pulisco le guance.
Juanella mi guarda e mi regala un sorriso fotogenico.
— Senti, Lemmy, so bene che ti piace scherzare sempre. Me le facevi sul serio quelle domande, poco fa?
E mi guarda con occhi talmente languidi che farebbero fondere il cuore di una statua di bronzo.
— Lemmy – continua lei. – Io ho sempre un debole per te, Lemmy!
— Lo so bene, che diamine, Juanella – ribatto. – Ma lascia stare i sentimentalismi, per il momento. Le domande te le ho fatte sul serio. E mi sembra una coincidenza davvero straordinaria che tu ed io ci troviamo sullo stesso piroscafo. Credo che una spiegazione riuscirebbe molto utile.
Juanella scuote il capo.
— Non fare lo scemo Lemmy! – dice. – Mi trovo su questa nave per la stessa ragione per cui ci sei tu, e cioè perché c’è la guerra. Se non ci fosse la guerra non riuscirei a immaginare l’unico e impareggiabile Lemmy Caution, oh, scusa, volevo dire Ciro Hickory, che viaggia su un simile trabiccolo. A parte ciò, non volevo che Larvey sapesse dove me ne andavo. Perciò quando ho saputo che questa nave aveva qualche posto disponibile mi sono decisa alla svelta.
— Quindi hai litigato con Larvey? – le domando. – Che diavolo gli hai combinato, Juanella?
— Niente, gli ho combinato. Ma Larvey si interessava un po’ troppo di una biondina ed io pensai che quando fosse voluto tornare da me gli sarebbe giovata una lezioncina. Egli, in seguito alla mia fuga, non mi avrebbe trovato.
Accenno di sí col capo ma non credo un accidente di quanto mi dice perché so che Larvey è innamorato di lei, tanto che non si accorge neanche delle altre donne.
Un po’ di movimento si propaga sulla nave perché stiamo per entrare in porto. Per conto mio sono lieto di mettere piede fra poco sulla terra ferma.
— Immagino che sarei indiscreta se domandassi il motivo per cui il signor Hickory si reca in Francia, no? – chiede Juanella.
— Sí, lo saresti – le rispondo. – E ora dimmi: dove ti fermerai?
Ella esita un istante. Poi mi dice allegramente:
— Non lo so. Ancora non ho deciso. Credo che darò un’occhiata in giro, prima di decidermi.
— Be’, dovrai darla un po’ di sfuggita questa occhiata in giro perché, se prendi il treno per Parigi stasera, non arriverai prima di mezzanotte e quella non è l’ora piú adatta per andare in giro a dare occhiate. Ma forse tu lo sai già, questo.
Ella assente con una mossa del capo.
— Mi fermerò a Le Havre per stanotte – mi risponde – e proseguirò domani.
— O. K., Juanella – le faccio. – Però lascia che ti dia un avvertimento: tu sai che non hai alcun diritto di uscire dalla giurisdizione della Corte Federale.
— Ah, no? – ribatte lei. – E come fai a saperlo che non ho il permesso regolare?
L’osservazione è pungente, perché io non so nulla. Perciò ci passo sopra.
— Va bene, Juanella – le dico. – Fai la brava ragazza e comportati bene.
Lei sorride e si rialza il colletto di pelliccia attorno al viso.
— O. K., giovanotto – mi fa. – C’è un’altra cosetta che voglio dirti. Quando saprò dove scenderò a Parigi ti manderò un biglietto all’American Express. Forse ti piacerà venire a bere un cocktail da me, qualche sera.
— Ma dico, parli sul serio? – le faccio. – E che ne dirà Larvey se lo viene a sapere?
Juanella inarca le sopracciglia.
— Intanto io non glielo dirò. A meno che lui non abbia imparato a leggere nel pensiero, non c’è da preoccuparsi. Una donna ha pure diritto a un po’ di distrazione.
Mi dà una stretta significativa al braccio ed io me ne torno dove l’inserviente ha messo il mio bagaglio.
Sia detto tra di noi, quest’affare di Juanella non mi quadra troppo. Forse si tratta di una semplice coincidenza ma nella controcassa del mio cervello s’è insinuato il ricordo che tanto Larvey che la sua cara mogliettina sono stati visti in giro per Nuova York con certi “dritti” che hanno lavorato ai margini di un’organizzazione che opera i rapimenti in grande stile. Comunque non credo a tutto quello che ella mi ha raccontato, per spiegarmi la sua presenza sul piroscafo.
Ma ora siamo in porto. Hanno già messo fuori le passerelle e i passeggeri cominciano a sciamare sulla banchina. Mi viene un’idea. Afferro una delle valigie, trovo l’inserviente e gli do dieci dollari per portare il resto del bagaglio sul treno, dopo la visita della dogana. Poi me la filo nella cabina di Larssen. Non c’è, ma il suo assistente è là seduto, che fuma la pipa.
— Sentite – gli dico – voi potreste darmi un’informazione. C’è una signora a bordo che si chiama Juanella Rillwater. Non sapreste, per caso, se ella abbia mandato qualche marconigramma durante la navigazione o se ne abbia ricevuto?
Quello dice di non sapere, ma aggiunge che ha una mezza idea che il suo superiore, Larssen, abbia ricevuto un marconigramma alcuni minuti prima e che il nome del destinatario fosse Rillwater. Rifilo all’amico venti dollari e aggiungo che ci terrei proprio a dare un’occhiata alla copia del marconigramma. Quello guarda nel casellario e mi dice che la copia non c’è, crede che Larssen se la sia infilata in tasca, come è sua abitudine, per metterla nel casellario piú tardi. Dice che Larssen sarà di ritorno presto e che mi conviene tornare a chiedere a lui.
Ringrazio e scappo perché ho una mezza idea di vedere che cosa fa Juanella. Scendo dalla passerella e mi guardo in giro fra la folla, ma non vedo neanche l’ombra della mia dama. Allora torno indietro. Vado nella cabina di Larssen. E lui è là. Gli chiedo il marconigramma ed egli lo cava dalla tasca.
Quando lo leggo sorrido beato. Avevo ragione o no, sul conto di Juanella? Il marconigramma dice:
"Juanella Rillwater S. S. Fels Ronstrom stop Ciro T. Hickory dell’Agenzia Transcontinental arriva Parigi mezzanotte stop Mettetevi contatto con Hickory che m’interessa stop In bocca al lupo stop L’Amico stop Fine"
Avete bell’e capito! Sembra che qualcuno abbia visto il mio marconigramma diretto a Geraldine Perriner e che costui raccomandi a Juanella di tenermi d’occhio. Lo dicevo io che la cara bellezza aveva qualche suo scopo particolare!
Ed è pure evidente che chiunque ha mandato questo marconigramma non sa che io conosco Juanella e che lei mi conosce. Dunque essi non sanno che Lemmy Caution è a bordo. Credono che io sia semplicemente Hickory. Invece Juanella, avendomi già riconosciuto, s’è tenuta alla larga. Forse è stato un caso fortunato che io l’abbia scoperta.
Sono le dodici e un quarto quando esco dal mio albergo e mi avvio verso la Rue des Grecs. Ho avvertito Geraldine Perriner di trovarsi là perché penso che quello sia il posto dove nessuno di noi corre il rischio di essere riconosciuto. Per lo stesso motivo ho detto a Rodney Wilks di raggiungermi in quel luogo.
Mentre cammino, rifletto su questo caso e mi domando che cos’è accaduto a Buddy Perriner e perché mai questa Geraldine si comporta cosí. A furia di scervellarmi sulla faccenda, cerco di ricavarne un certo significato logico.
Ecco la situazione: Buddy Perriner è un giovane di ventun anni. È il figlio di Willis T. Perriner, il grande industriale delle acciaierie di Pittsburg. Geraldine Perriner è sua sorella. È maggiore di Buddy di cinque anni.
Tanto Buddy che Geraldine sono un po’ viziati. Hanno un mucchio di denaro a loro disposizione ed entrambi se la fanno con quella gente che di solito ama stare attorno ai giovani ricchi. Ebbene, Geraldine conosce un certo tipo russo, un sedicente conte Sergio Nakarova, probabilmente un avventuriero. S’innamora di costui e dice al padre che intende sposarselo. Il vecchio Perriner allora monta in furia e le dice che non soltanto non le passerà piú l’assegno mensile ma che la farà rinchiudere al manicomio, se non manda via il bel cosacco nonché cacciatore di dote.
Buddy Perriner, il fratello di Geraldine, anche lui è rimasto incantato dal Russo. È convinto che questi sia un grande uomo. Geraldine dice a Nakanova che, se si sposano, il vecchio non le darà un soldo. Ma Nakarova dice che non gl’importa, che se anche ella lavorasse come commessa l’amerebbe sempre appassionatamente.
Però aggiunge che ella dovrebbe cercare di convincere il vecchio in modo che, almeno per ora, possano considerarsi fidanzati ufficialmente.
Mentre avviene tutto ciò, Buddy Perriner scompare.
Dapprima il padre crede che si tratti di una delle solite scappatelle, ma stavolta si sbaglia. Il giovane scompare davvero dalla faccia della terra.
Proprio in quel momento, quasi a completare la faccenda, il signor Hitler aggredisce la Polonia e l’Inghilterra intima all’amico di mollare la preda. Appena Nakarova apprende la cosa si mette a cantare i canti russi e a gridare a destra e a manca che la Russia è pronta a combattere al fianco dell’Inghilterra e della Francia.
Geraldine abbocca in pieno e ammira sempre piú il suo eroico Sergio. Questi, pieno di vodka e di rettorica, proclama che vuol recarsi in Francia per arruolarsi nella Legione Straniera. Ma mentre si accinge a tale passo Peppino Stalin, che finora se n’è stato cheto, si fa avanti per dire che non ha alcuna intenzione di battersi e che intende anzi appropriarsi una larga fetta della Polonia.
Geraldine comincia a sentirsi infelice. Il suo cosacco è in Francia e Buddy è sempre introvabile. Il vecchio Willis Perriner intanto non si dà pace e invoca l’intervento dell’Ufficio Federale di Investigazioni (F. B. I.) perché Buddy venga ritrovato. Il direttore affida le investigazioni a Rodney Wilks, un ragazzo in gamba che sa il fatto suo.
Prima che Wilks abbia il tempo di muoversi, Geraldine fila via da Nuova York e una settimana dopo manda un marconigramma al padre, da Parigi, dicendogli che è andata a raggiungere Nakarova perché non può stare lontana da lui.
Ciò fa venire un’idea a Wilks. Egli è persuaso che tutta la faccenda sia una commedia. Suppone che Buddy se la sia svignata a Parigi per darsi alla bella vita, sapendo che ben presto Nakarova e Geraldine lo raggiungeranno. Scopo di tutta la messa in scena è questo: il vecchio sarà talmente lieto quando apprenderà che Buddy è sano e salvo, che non gl’importerà più un corno se Geraldine sposa il suo cosacco.
Anzi, per festeggiare il ritrovamento del figlio, darà volentieri il suo consenso alle nozze e per soprammercato regalerà due milioni di dollari agli sposi.
E cosí Wilks si precipita a Parigi per controllare se la sua ipotesi sia esatta. Ma si accorge ben presto di non averla imbroccata e poco dopo avviene questo: il direttore affida a me le indagini ordinandomi di mettermi in contatto con Wilks a Parigi.
Io, mentre scendo dalla nave, ho già deciso quello che debbo fare. Avrò una spiegazione franca con Geraldine e la farò parlare, in modo da verificare se l’idea di Wilks è giusta o no.
Però non intendo di figurare come Lemmy Caution del F. B. I., in questa indagine. Nossignori!
Sono venuto qui come Ciro T. Hickory dell’Agenzia Investigativa Transcontinentale, cioè come investigatore privato e vi dirò subito il perché.
Se Geraldine, Sergio e Buddy sono a Parigi per cercar di convincere il vecchio Perriner a dare il consenso al matrimonio, non saranno disposti a confidarsi ad un "G. man" o agente federale. Anzi diventeranno reticenti, appena abbiano il sentore che il F. B. I. è all’opera. Perché essi sanno bene che non si scherza con gli agenti federali. Ma se invece mi credono un investigatore privato incaricato dal vecchio di trovare Buddy, può darsi che si decidano a dirmi la verità e anche a rifilarmi qualche bigliettone perché tenga la bocca chiusa.
Mi sono spiegato?