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506 Words
3Il capanno è ottagonale. In abete, col tetto di zinco. Non si vede o quasi, al cospetto di Palazzo Grassi. I gondolieri ne fanno uso diurno per cambiarsi d’abito prima e dopo il servizio. A volte, per mangiare qualcosa. E – si dice – per far l’amore con le turiste più impazienti. L’amore in piedi. Perché… S-ciaf! S-ciaf! …Perché dentro i capanni non ci si sta, sdraiati. Al massimo, seduti. «C’è qualcuno?», domanda Arlecchino dalla soglia. Tende l’orecchio. Non ode risposta. S-ciaf !, compensa il Canal Grande. Eppure…, fa la maschera rivolgendosi al buio, …sento odor di femmina… Sì… L’odor ferrigno del sangue… «Come ti chiami?», ritenta Magón. «…Hai le mestruazioni?». Il Canale s’intromette: S-ciaf! L’uomo agghindato di colori estrae lo smartphone. Attiva la funzione Torcia. Non bada alle trentanove chiamate senza risposta provenienti da Dante Alighieri. Scruta dentro l’ottagono. Colombina è là. Con il sedere sul tavolato. Con la schiena appoggiata alla parete. «…Eh, sì!», esulta. «Sì che c’è una donna!… Ma… …Tu sei Colombina! Vieni, su! Facciamo una sveltina!». … Colombina? … Guarda come sei ridotta… Quanto hai bevuto? … Non importa se hai le tue cose… Potresti farmi un lavoretto di bocca! … Di’… Sei consenziente? … «Sei consenziente?». … Talvolta un po’ di dialetto gli scappa. Adesso, per esempio: «Colombina, Colombina… Ti va de far ’sta ciuciadína?». … Mantenendosi sulla soglia, Arlecchino disattiva la torcia. Ripone il telefono in tasca. Con le mani libere, slaccia la cintura. Abbassa i pantaloni multicolore e le mutande. «Ho capito: devi valutare la mercanzia». I lampioni di Campo San Samuele evidenziano un armamentario di tutto rispetto. Dalla camera oscura non giungono reazioni di sorta. «Stai dormendo?», chiede Bepi Magón. Traduce: «Are you sleeping? Dormèu?». S-ciaf!, carica animosamente El Canalàsso. «Studentessa universitaria? Fai architettura? Lettere? Io ho tantissime canoscenze nel settore edile… Vabbè: chi tace acconsente. E visto che acconsenti…». L’Amico Dello Spirito Santo varca la soglia. Eccolo nel buio. Immerso nella cecità come in una minuscola caverna. Utilizza il pene a mo’ di ecoscandaglio. Trova Colombina. Non gli importa più se la controparte lesina i feedback. Il Re sbatte il suo fiore contro la maschera. Il cadavere piomba giù. Come un sasso. Udito il tonfo contro le assi, Bepi Magón cerca affannosamente lo smartphone. Riattiva la torcia. I biondi boccoli sono rotolati da una parte. I capelli della vittima sono in realtà castani, lunghi il giusto. La maschera ne copre ancora il volto. Dal suo collo sporge un cavo insanguinato. Senza spegnere la torcia, Arlecchino ricaccia lo smartphone nella giubba. Indietreggia tirando su mutande e pantaloni. Vuole fuggire. Soltanto fuggire. Via, a casa. A Cavàrzere. Non può: La Ragazza Dal Sedere Perfetto gli sta puntando contro una Colt Peacemaker. «Fermo!», esclama. Con la sinistra, prende il cellulare dalla borsetta. Compone un numero di tre cifre: 113. Si qualifica: «Agente Sarah Bóscolo. Polizia municipale di Chioggia». Descrive la situazione dettagliatamente. Racconta gli antefatti. «Orco can…», si rammarica Arlecchino. «Volevo tanto inculàr i altri… E son restà inculà mi». PRIMA PARTE L’Amante Dell’Arte
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