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Gray
Sono in Kentucky da tre giorni, solo tre giorni, e sto impazzendo. Mrs Casebolt ha davvero le mani lunghe. Il mio povero sedere è stato pizzicato più delle guance di un bambino pacioccone. Cazzo, probabilmente ho dei lividi. Riverton mi sta prendendo per il culo fissando appuntamenti a cui misteriosamente non si presenta, ma lo fa la sua fastidiosa figlia single. Cammie non è brutta, intendiamoci, ma è una stronza. Anche quando cerca di nasconderlo e far sembrare di essere la risposta a tutti i sogni che ho mai avuto, è una stronza. È la parte innata di lei che spicca anche oltre il suo sorriso. E poi è a caccia di marito, ed ecco perché il mio uccello non si avvicinerà mai a Camilla Riverton. Non mi legherò mai a una donna. Mio fratello Green lo ha fatto, e la cosa ha avuto ripercussioni orribili. Pensavamo tutti che sua moglie fosse qualcuno da non farsi sfuggire, e avevamo tutti torto… torto marcio. Anche se non fosse così, comunque, Cammie sarebbe l’ultima donna nei miei pensieri.
Dopo tre giorni passati a schivare le mani lunghe di Mrs Casebolt, a ignorare le esplicite avances di Cammie e a essere preso in giro da Riverton, sto per diventare matto. Per non parlare del fatto che sono anche passati tre giorni dall’ultima volta che ho visto CC. È inaccettabile. Riverton è fuori città oggi e, se devo sopravvivere al prossimo incontro con lui, avrò bisogno di una buona distrazione.
Per questo mi ritrovo ad accostare davanti all’officina di Claude. Non mi si addice l’essere a tanto così dal dare la caccia a una donna. Non l’ho mai fatto in tutta la mia vita, ma a mali estremi, estremi rimedi. Mi dico che se fossi a casa, nel mio elemento, in cui le belle donne la danno via un tanto a peso, non andrei dietro a CC, non ci penserei neanche. Stronzate. Sto mentendo e anche male. Già solo stamattina, la cameriera alla tavola calda locale mi ha dato tutti i segnali giusti, ed era davvero carina, ma i suoi capelli non erano color bronzo ramato con sfumature dorate, il suo sorriso non le faceva davvero brillare gli occhi, e le sue curve erano carenti.
E così eccomi qui…
«Posso aiutarla?», mi chiede un uomo uscendo dalle porte dell’officina. È grosso e robusto… e decisamente non è CC.
«Sto cercando CC».
«Lei chi è?».
«Sono un suo amico. Gray Lucas», rispondo tendendogli la mano.
Lui si pulisce l’olio dalle mani con uno straccio e guarda la mia mano tesa, ma non si degna di stringerla. «CC non mi ha mai parlato di lei».
«Conosce tutti i suoi amici?», gli chiedo, iniziando a domandarmi che genere di rapporto ci sia di preciso tra loro.
«Praticamente».
«Be’, ci siamo conosciuti solo di recente. Forse è per questo».
«Di recente?».
«Lo scorso fine settimana».
Lui mi osserva, poi succede una cosa stranissima. Gli appare un grande sorriso sul volto. «Ora ho capito», dice.
«Jackson, hai visto la mia chiave din… Che ci fai tu qui?», chiede CC uscendo. Ha addosso la tuta che aveva l’ultima volta e, purtroppo, i suoi capelli sono di nuovo coperti, ma anche così è sexy. Cazzo, è più sexy lei così di quanto non lo sia Cammie con le sue minigonne e le camicette attillate che indossa quando sono nei paraggi. L’uccello mi si tende nei jeans, indurendosi e allungandosi di colpo, desiderando di essere più vicino alla donna che ho di fronte. Quella che al momento mi sta fulminando con lo sguardo. Cazzo, perfino arrabbiata è sexy.
«Be’, ciao anche a te, bellezza».
«Cosa ci fai qui?».
«È questo tipo la ragione del sorriso malizioso che avevi lunedì?», chiede l’uomo.
«Sparisci, Jackson».
Lui ride di rimando. «Lo prenderò per un sì. Cazzo, deve essere stata grande per farsi seguire fino a Crossville».
«Non lo è stata», dice CC proprio mentre io dico: «Lo è stata». Questo scambio di battute fa ridere l’uomo ancora più forte. Potrebbe iniziare a piacermi. Sta cominciando a ricordarmi quegli stronzi dei miei fratelli. Iniziare a piacermi? Nah, non resterò qui così a lungo, ma apprezzo il fatto che non mi faccia concorrenza per un altro assaggio della donna che ho davanti.
«Forse hai bisogno di un promemoria», le dico sorridendo.
«Forse hai bisogno di tornare coi piedi per terra», ribatte lei.
«Forse sì. In effetti speravo che saresti venuta a pranzo con me».
«E perché dovrei?».
«Le farebbe molto piacere», dice Jackson, e sì, potrebbe piacermi.
«Cosa? No. Jackson, restane fuori».
«Ascolta, Claude. È ora di pranzo e oggi Mary Ann è in giornata libera, perciò è il tuo turno. Se il tipo è tanto disperato da seguirti, il minimo che puoi fare è andare a pranzo con lui».
Va bene, forse non mi piace. Non sono disperato. Magari lo è il mio uccello. Comunque…
«Andiamo, CC. Si vive una volta sola. Ti prometto di non mordere, a meno che me lo chieda tu», la pungolo.
«Non accadrà».
«Potrebbe. Ricordi sabato, quando volevi che ti mordessi…».
«Smettila!», urla lei, guardando Jackson.
Lui ride scuotendo la testa, e ritorna dentro l’officina. «Portami un burger box, quando hai finito di giocare», dice prima di sparire.
Dopo che se ne è andato, CC mi fissa con le mani sui fianchi. «Cosa pensi di fare di preciso?».
«Invito una splendida donna a pranzo?».
«Gray…».
«CC, abbiamo passato un fine settimana grandioso. Voglio passare dell’altro tempo con te. Niente di pesante, e non deve andare oltre il pranzo se non vuoi, ma a parte il sesso… che tra parentesi era fuori scala…».
«Lo era, ma…».
«A parte il sesso», la interrompo, «sono stato bene con te. Sei divertente, dolce e in generale di piacevole compagnia. Quindi, per favore, verresti a pranzo con me?».
«Hai detto “per favore”?».
«Sì, l’ho fatto».
«Scommetto che non è una cosa che dici spesso alle donne».
«Solo alle mie sorelle o a mia madre».
«Oh mio Dio. Hai anche delle sorelle?».
«Vieni a pranzo con me e ti dirò tutto di loro».
«Se accetto è solo perché sono curiosa».
«Mi accontenterò».
«Va bene, dammi qualche minuto per prepararmi».
«Sarò qui ad aspettarti», le dico, sentendo qualcosa andare al suo posto.
Merda, forse sono disperato.