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«Noi torniamo domani», dice Jackson, come se ce ne fossero due di lui. Mi fa sempre sorridere. A volte somiglia così tanto a Banger da far male.
«A dopo, vecchio», gli rispondo, ricevendo quello sguardo che mi fa sempre. Ci sono solo dieci anni di differenza tra noi, ma Jackson sembra molto più vecchio. Banger diceva sempre che la vita ti può far invecchiare più del tempo, e Jackson ne sembra la prova vivente. Ci separiamo arrivati ai nostri mezzi. Mentre metto in moto l’auto, Jackson parte sulla sua bici. Appena prima di avviarmi, mi rendo conto di aver lasciato il cellulare nell’officina. Con un gemito, perché voglio davvero tornare a casa, spengo il motore e ripercorro la strada all’indietro. Ho recuperato il telefono e sto chiudendo la porta quando sento la sua voce alle mie spalle.
«Penso sia un crimine coprire dei capelli così belli con quel cappello».
Prima che possa voltarmi del tutto, Gray sta allungando una mano per togliermelo. I capelli mi scendono sulle spalle e fino a metà schiena. Come per riflesso, scuoto i ricci con la mano e me li scosto dal viso.
«Immagino che questo significhi che ora sai chi sono».
«Credo di sì», dice lui, appoggiandosi alla mia porta e bloccandomi tra le sue braccia.
«Suppongo che dovrei darti un biscotto o qualcosa di simile», mormoro, riuscendo finalmente a chiudere la porta.
«Mi viene in mente qualcos’altro che preferirei mi dessi».
«Non se ne parla», gli garantisco, rifiutandomi testardamente di guardare verso di lui.
«E perché?».
«Quel treno è passato».
«Potremmo sempre rimetterlo sui binari».
«Il senso di rimorchiare qualcuno fuori città durante il fine settimana è che la cosa finisce lì e lì resta», gli dico facendo una smorfia e cercando di ignorare quello che mi fa sembrare. «Che ci fai qui?».
«Sono dovuto venire per affari».
«Questa non è esattamente un’area industriale».
«No, ma ha il suo fascino, questo è certo». Si avvolge una ciocca dei miei capelli attorno alle dita. Resisto a stento all’impulso di tirarlo via. Sto faticando davvero a ignorare il modo in cui la sua voce mi fa scendere dei brividi lungo la schiena. Quest’uomo è come una droga! Da cui devo assolutamente disintossicarmi, e subito.
«Be’, spero tu ti sia goduto la visita», gli dico, «ma devo tornare a casa. È stata una lunga giornata e Gatta mi sta aspettando».
«Hai chiamato la tua gatta… Gatta?».
«Avrebbe potuto essere il nomigolo di una persona».
«Lo è?».
«No».
«Allora ho ragione. Strano. Ti credevo una a cui piacciono i cani».
«Be’, non mi conosci davvero».
«Qui ti sbagli decisamente. Penso di sapere molte cose su di te».
«Considerando che stamattina non sapevi neanche chi fossi, penso di poter obiettare che non è così».
«Se ricordo bene, dimostrarti che hai torto è molto divertente, per cui obietta quanto vuoi».
«Che stai…?».
«Ricordi? Mi hai detto che non era possibile che venissi di nuovo, e io ti ho detto che potevi. Mi è bastato far scivolare lentamente la lingua lungo…».
«Va bene, penso che dovresti fermarti qui. È stata una lunga giornata e sono certa che tu non veda l’ora di rimetterti in strada e andare ovunque…».
«In realtà sembra che resterò in Kentucky per un paio di settimane».
Il cuore mi sobbalza a quelle parole, e la tensione nervosa mi si raccoglie nello stomaco. Questa notizia non avrebbe dovuto farmi né caldo né freddo, ma non è così. Faccio del mio meglio per riscuotermi e non darlo a vedere.
«In questo caso, sono certa che ti vedrò in giro. Al momento, comunque, è meglio che io vada».
«Giusto, a casa dal tuo… gatto», dice, e non lo correggo.
«Esatto. Abbi cura di te, Gray».
«Forse prima potresti aiutarmi».
«Stammi a sentire», attacco, ma lui alza le mani come per fermarmi.
«Mi serve un albergo. Ho girato tutto il paese e non ne ho ancora visto uno».
«È perché non ce ne sono».
«Cosa?».
«Paese piccolo. Non servono alberghi da queste parti».
«E dove va a stare la gente che viene da fuori?».
«Dalla famiglia o da amici…?».
«Ti stai offrendo?».
«Niente affatto».
«Sei crudele. Mi manderesti a dormire su una panchina del parco?».
«Non lo farei se fossi in te».
«Hai paura che venga rapito per il mio corpo sexy e…?».
«Sondato analmente da piccoli omini verdi?».
«Uh…».
Non riesco a impedirmi di sorridere per l’espressione sul suo volto. Non so perché mi piaccia, specie dopo oggi, ma non posso negare che c’è qualcosa in lui che mi incuriosisce.
«Ci sono molti avvistamenti di alieni da queste parti?», mi chiede.
«Solo nelle notti di luna piena, o la settimana dopo che il vecchio Jenkins ha venduto un po’ delle sue conserve fatte in casa».
«Delizioso…».
«Tranquillizzati, Uomo Pastello, c’è un bed & breakfast a circa tre miglia lungo quella strada», gli dico, indicandogli la direzione. «È sulla destra. Chiedi di Mrs Casebolt. Ora, se non ti spiace, ho un appuntamento col mio letto».
«Magari potrei partecipare anche io. Scommetto che potrei renderlo più interessante…».
«Gatta ti ha già battuto sul tempo. Bel tentativo, comunque».
«Potremmo mandare Gatta sul divano».
«Ci vediamo, Gray», gli dico andando verso la macchina.
«Mi lascerai qua fuori al freddo, dopo tutte le cose carine che ho fatto per te questo fine settimana?».
«Erano carine», ammetto, guardandolo da sopra il tettuccio dell’auto.
«Credo proprio di sì», insiste lui, osservandomi come se mi avesse portato proprio dove voleva.
«Ma non al punto di farmi cacciare Gatta dal letto».
«Tu…».
«Ci vediamo, Pastello. Attento a Mrs Casebolt».
«Perché?», mi urla lui mentre entro in auto e sbatto la portiera.
Metto in moto e inserisco la retromarcia. Indietreggio finché il finestrino del lato passeggero non è accanto a lui, poi lo abbasso. «Ha le mani lunghe. Anche se, ripensandoci, potrebbe piacerti», insinuo. Rialzo il vetro prima che possa rispondere. Guardo lo specchietto retrovisore dopo essermi messa in strada e lo vedo lì fermo. Non riesco a vedergli la faccia, ma sorrido lo stesso.