Katsuki pov
Era in doccia da venti minuti buoni e l'acqua scorreva ancora. A costo di ripetere la scena imbarazzante di quella mattina, entrai. Era con la testa fra le mani, in piedi con i gomiti e la fronte contro il muro della doccia, portava ancora i vestiti addosso.
"Ma sei matto ad entrare coi vestiti?! Ti ammalerai!" gli strillai. Spensi l'acqua e cercai di svegliarlo da quella specie di coma in cui era.
"Oi nerd, mi senti?" finalmente spostò lo sguardo nella mia direzione.
"Kacchan." disse a voce bassa.
Si avvingiò a me stringendomi forte, e quasi mi mancò il respiro. Lo strinsi a mia volta, avvolgendolo in un abbraccio.
"Va tutto bene tranquillo, ci sono io per te."
Dopo che lo vidi calmarsi e lasciare la presa lo trascinai fuori. Gli misi l'accappatoio e gli asciugai i capelli, andai a prendere dei vestiti asciutti e glieli portai.
"Cambiati, io farò lo stesso e poi tornerò qui, va bene?"
Annuì con la testa ed io andai a cambiarmi. Dopo essere tornato, lo vidi seduto sul letto con le mani incrociate fra loro e la testa bassa.
Mi sedetti accanto a lui sperando si decidesse a parlare.
Passarono altri 15 minuti prima che ciò accadesse.
"Kacchan... Ti ricordi da piccoli, quel giorno che ti dissi che non avevo un padre?"
Annuii.
"Io... Ero geloso di te che ne avevi uno e spesso sognavo che il mio un giorno sarebbe tornato. Quanto ero stupido allora."
Si portò le mani alla testa stringendola, affondando il volto tra le gambe.
"Sai kacchan, io non ho mai odiato nessuno davvero, MAI.
ma sai kacchan, c'è una prima volta per tutti. Quando lui è riapparso, ho capito perché mia madre mi ci aveva tenuto lontano ed il perché per tutto questo tempo mi avesse detto che fosse morto. E lui oh... Dovevi vedere com'era felice di essersene finalmente liberato, un peso in meno da avere intorno. L'ho odiato subito e ho odiato me stesso per timore di essere come lui. L'ho odiato così tanto da desiderarne la morte e sai cosa? Alla fine è stato così, però avrei voluto una fine più atroce per lui rispetto a quella che ha avuto. Una fine degna della merda che era."
Alzò lo sguardo verso di me, io ero davvero scosso, non avrei mai pensato di sentirlo parlare così.
"Sono un mostro?" mi chiese.
"Come?"
"Per te, sono un mostro? Uno che odia così tanto, che avrebbe voluto così tanto la morte di un familiare.
Sai, per quanto stronzi non credo che Hitoshi e Shoto vogliano la vera morte dei loro. Ma io sì.
Solo il cielo sa quanto ho desiderato la sua morte e quanto ne abbia goduto dopo."
Potevo intuire quanto lo credesse davvero, quanto si considerasse orribile per quei pensieri.
"Non sei un mostro, io ti conosco sin da bambino e se dici queste cose hai più che tutte le ragioni per farlo." risposi.
"E se ti dicessi che sono stato io la causa della sua morte?"
"Ma che stai dicendo?" mi afferrò la mano e la trattenne nella sua presa. Come se temesse la mia fuga prima di ricevere risposta.
"Se lo avessi ucciso io, tu mi vorresti ancora accanto?"
Era serio e convinto di quello che diceva, io al contrario ci avevo dovuto pensare. Non sapevo nulla su suo padre ma conoscevo lui. Izuku poteva essere cambiato, ma restava sempre quel bambino di tanto tempo fa.
Lui restava il mio Deku, a questo e solo questo dovevo credere.
"Si Deku, ti vorrei accanto perché io credo in te, so che avresti avuto le tue ragioni per farlo."
A quelle parole si precipitò su di me, stringendomi e baciandomi sulle labbra, si separò subito dopo rimanendo mi però abbracciato.
"Scusa, scusami tanto kacchan, ma ero così felice per la tua risposta che-"
Non gli diedi il tempo di finire la frase e ricambiai il bacio lasciandolo senza parole. Impresa difficile ripensando al passato.
"Niente scuse."
"Ka-kacchan."
"Sono tuo." dissi e come acconsentire ad essere divorato da una bestia famelica. Riprese a baciarmi con più ferocia di prima e finii col scivolare sul letto.
Le nostre lingue che già si stavano assaggiando, presero a divorarsi con una voracità e desiderio folle. Inseguendosi a vicenda nelle nostre bocche. Ci mangiavamo riprendendo fiato dopo ogni ansimo, allo stesso tempo, le nostre mani d'apprima sui nostri volti, cercarono altri posti su cui posarsi.
Le mie gli andarono sui fianchi, le sue sotto la mia maglietta, ruvide ma delicate, salivano misurando tutti gli addominali fino ad arrivare ai capezzoli. Li sfiorava e massaggiava, stringrndomeli alle volte e questo mi fece ansimare maggiormente.
"Aaah."
A quel suono, lui si distrasse, interrompendo il suo gioco di mani.
"Scemo, continua! Mica ti devi fermare per ogni cosa che accade! "
Gli risposi imbarazzo a quel suo sguardo sorpreso. Un pò confuso ma felice, sorrise e disse:
"Scusa se ho interrotto il tuo divertimento."
"Zitto e continua dannato cespuglio!"
"Ai suoi ordini."
Dato che le nostre bocche si erano divise, lui approfittò della situazione per sfilarmi la maglietta, facendo lo stesso con la sua per poi abbandonarle entrambe ai piedi del letto. Riprese a baciarmi e... Cavolo se amavo quei baci. Era così bravo, non sembrava essere così esperto, invece dovevo ricredermi.
Non che io o lui avessimo avuto esperienze precedenti, questo l'avevamo capito entrambi, però era davvero bravo e soprattutto eccitante.
Mi prese a mordere un capezzolo, tirando e succhiando.
Mentre io ansimavo sempre più per il piacere, lui strusciava il suo pacco contro il mio.
"Deku, di più." dissi.
Ero completamente rosso, lo percepivo benissimo, e lui sorrideva tutto felice di quella situazione. Fece scivolare una mano nei miei pantaloni, accarezzandomi da sopra i boxer, voleva proprio che fossi più chiaro? Non poteva essere stupido fino al punto da non aver afferrato il concetto di "di più."
"Non così deku. " mi lamentai.
Quel suo sorriso beffardo era tanto meraviglioso quanto odioso. Si alzò un momento sopra di me e mi sfilò i pantaloni, poi mi abbassò i boxer lasciando che cadessero a terra dove già stava il resto.
Si fermò ad osservarmi anche se io per l'imbarazzo mi coprivo il volto con le braccia.
Si abbassò verso il mio membro.
"Katsuki, guardami."
Guardai in basso verso dove sentivo venire la sua voce.
"Ora ti darò quel di più che mi hai chiesto."
Prese a leccare la punta con la lingua, d'apprima piano con movimenti circolari, per poi prenderlo in bocca e iniziare a muoversi. Io inarcavo la schiena, cercando di trattenere i gemiti di piacere che mi stava procurando. Ma non era ancora abbastanza, sentivo il bisogno fisico, il desiderio di avere ancora di più.
Volevo lui. Ero quasi al mio limite, non riuscii ad avvisarlo e mi riversai all'interno della sua bocca.
"Ti è bastato?" chiese soddisfatto del lavoro eseguito.
"No." risposi riprendendo fiato.
"Cosa vuoi allora?"
" Di più. " intanto aveva portato una sua mano sotto al mio mento, alzandomi il viso nella sua direzione ed ammirando la mia espressione.
"Mmm non sei molto specifico, puoi fare di meglio."
- Da quando il nerd aveva questi atteggiamenti? - pensai. Che nervi, non lo sopportavo più. Ancora ansimante dalla performance che mi aveva dato, presi la sua mano portandomela alla bocca, gli leccai le punte di due dita. Le succhiai e le bagnai fino alla base per poi morderle lasciandogli, come anelli, l'impronta dei miei denti. Fece una leggera smorfia ma era più sorpreso che dolorante.
"Siamo aggressivi eh?" sorrise divertito maggiormente.
"È la tua punizione per avermi fatto aspettare troppo."
"Immagino di poter proseguire adesso."
"Devi! E guai a te se ti fermi un'altra volta." non sarei riuscito a controllarmi se non fosse andato fino in fondo. Avevo deciso di concedere la mia prima volta a lui, non doveva osare neanche per scherzo ad interrompere i miei piani.
"Va bene va bene ho capito, sappi che farà un pò male."
"Per chi mi hai preso sai che- nnhnn."
Aveva inserito il primo dito ed era inaspettatamente doloroso. Accidenti, dovevo parlare così tanto?
"Shhh tranquillo, farò piano kacchan, ti abituerai subito."
Sringevo i denti per non far uscire il dolore e tenevo chiusi gli occhi perché non vi leggesse dentro la sofferenza che provavo. Poco dopo però, quella sofferenza divenne piacevole, fino a quando non divenne piacere puro, man mano lo sentii aggiungere altre dita fino a che non le tolse tutte.
"Kacchan, sto per entrare."
Non dissi nulla e lo lasciai fare.
Fu un misto di emozioni e sensazioni,un attimo di paura, un sorso di dolore, uno schiocco di stupore per il piacere provato subito dopo. Sentivo di essere completo, averlo dentro me era indescrivibile.
"Ora comincio a muovermi."
Iniziò con qualche spinta lenta per poi aumentare il ritmo di tanto intanto, tornando a giocare coi miei capezzoli.
Non sapevo dove posizionare le mie mani che erano aggrappate al materasso, i suoi colpi mi spingevano su e giù in quel letto, al ché mi prese le mani e le portò dietro il suo collo.
"Aggrappati a me."
"Ma potrei graffiarti o peggio." di certo non intendevo tornare a ferirlo col mio potere, in caso ad un certo punto non avessi più tenuto a bada me stesso.
"Non preoccuparti."
Mi strinsi a lui, mentre le spinte aumentavano, sentivo il mio quirk andare fuori controllo, creando piccole esplosioni. Così provai a staccarmi ma lui me lo impedì.
"Rischio di bruciarti la schiena!"
"Fallo!" ordinò.
Rimasi attaccato. Ansimavo e gemevo di piacere e lui lo stesso, la stanza era piena di noi due, il piacere che mi dava era così forte e intenso che mi fece perdere completamente la ragione. Non capii più nulla, l'unica cosa che sapevo era che volevo abbandonarmi interamente a quel vortice di lussuria in cui ero capitato.
Spinse più forte diverse volte fino a che non lo sentii riversarsi dentro di me mentre io venni sul mio addome sporcando entrambi.
Il senso di pienezza che provavo dopo che lui ebbe lasciato il suo seme dentro me era estremamente appagante.
Lo sentii uscire piano, poi mi accarezzò dolcemente il volto e cominciò a baciarmi.
Baciò le mie labbra con la lingua, baciò la mia fronte con dolcezza, baciò le mie gote desideroso di potelre assaggiare, baciò il mio collo succhiandolo per marchiarmi.
Io feci lo stesso con lui, volevo segnarlo come mio, nessuno avrebbe potuto portarmelo via di nuovo.
"Come ti senti?" chiese gentilmente dopo una serie infinita di coccole.
"Mi fa male il culo." e fui così schietto da farlo divertire per la mia risposta.
"Questo era palesemente ovvio. Che hai?"
"So quello che ho detto prima ma non penso di riuscire a raggiungere camera mia stasera."
Ci fu un attimo di attesa, poi scoppiò a ridere
"Che ti ridi maledetto! È tutta colpa tua!"
"Ahahah! Scusa kacchan ma, tu che dici una cosa del genere, con quello sguardo da micetto poi."
"Zitto o ti faccio esplodere."
"Vieni qui, tranquillo."
Mi avvicinò a sè e mi avvolse con un suo abbraccio.
"Come va la schiena?" chiesi io preoccupato dopo essermi ricordato di quello che gli avevo combinato mentre eravamo aggrovigliati l'uno all'altro.
"Tranquillo, sarà già guarita."
Guardai anche il suo collo, non vi erano più segni.
"Questa è una cosa a cui non mi abituerò presto."
"Quale?"
"Quella di non poter lasciare i miei marchi sul tuo corpo."
"Dispiace anche a me."
Mi strinse più forte ancora.
"Izuku tu mi piaci, sappi che quando vorrai parlare di quello che è stato, io ci sarò, non voglio metterti fretta."
Aspettai una risposta ma nulla, alzai lo sguardo verso di lui.
"Oi rispondi!"
Mi fissava con occhi che brillavano ed era tutto rosso come se gli avessero tirato un secchio di vernice rossa addosso.
"Che hai adesso?"
"Hai detto che ti piaccio. "
"Ah..."
Adesso pure io dovevo essere della stessa tinta rossa. Non mi ero reso conto di averglielo detto.
"Sono felice. Sono al settimo cielo dalla gioia."
Lo guardai ancora, era come se qualcosa gli brillasse dietro, delle scintille bianche, ma ero troppo stanco e sfinito per farlo notare anche a lui. Mi addormentai subito dopo sperando che la sensazione di calore che provavo in quel momento restasse per sempre.
Il mattino seguente, mi svegliai sentendo un rumore simile al fruscio del vento quando si incontra con le foglie ricoperte dalla brina invernale.
Avete presente il suono che fa? Come di mille piccoli campanelli che risuonano o gocce che cadono a tintinnio continuo in una piccola pozza d'acqua.
Ecco quello era ciò che sentivo. Ma non capivo cosa fosse.
Aprii gli occhi e Rimasi col fiato spezzato per lo stupore. Cristalli bianco puro, alcuni trasparenti del tutto, alcuni più luminosi d'altri, ricoprivano la stanza come la neve che copre ogni cosa al suo passaggio. Molti sospesi in aria, fluttuavano come piume.
Guardai verso Deku per cercare una spiegazione ma lui ancora dormiva. Dalla sua figura si formavano altri di quei cristalli che subito prendevano a sospendersi per la stanza.
Gli scossi una spalla per svegliarlo.
"Izuku, svegliati per favore."
Dopo qualche istante, aprì gli occhi.
"Buongiorno Katsuki."
"Buongiorno izuku. "
"Che succede? È presto per gli allenamenti puoi riposare ancora." disse stiracchiandosi.
"Non è questo il problema, ma la stanza."
"La sistemo dopo, tranquillo." e provò a riaddormentarsi.
"No Deku, apri gli occhi e guarda."
"Cosa c'è nella sta- OCCAVOLO!" gridò alla vista di quello spettacolo.
"Mi sai spiegare cosa succede?"
Sembrò pensarci un poco sù ed alla fine, dopo essersi sbattuto una mano in faccia ed essere scoppiato a ridere, disse: "È la prima volta che ne vedo così tanti."
"Allora sai cosa sono, una piccola spiegazione sarebbe d'obbligo, mi è quasi venuto un colpo."
Lui allungò il braccio verso uno di quei cristalli e nel momento in cui lo toccò, quello si fece più luminoso e poi si mosse verso gli altri.
"Sembrano come i cristalli viola che hanno distrutto la stanza l'ultima volta."
"In un certo senso sono gli stessi ma con emozioni differenti al loro interno."
"Emozioni differenti?" domandai.
"Si, vedi è la particolarità di questo quirk. Più provi emozioni negative più produci cristalli velenosi e corrosivi che distruggono ogni cosa, più provi emozioni positive più creerai piccoli cristalli innocui. In realtà dovrebbero essere in grado di guarire le ferite altrui ma, sono prodotti da forti emozioni di gioia e fino ad ora non ne ho avute molte per collaudare questa tesi. La prima volta in cui ho visto questi cristalli è stato quando il maestro ha deciso di adottarmi, ero talmente felice che se ne formarono alcuni uscendo dal mio corpo, mi sono spaventato ma poi abbiamo notato quanto fossero diversi dagli altri e capimmo che erano state le mie emozioni felici a crearli."
" Quindi non scherzavi quando ieri hai detto che eri al settimo cielo."
" Beh questa è la prova di quanto tenga a te no? Non fosse stato per te non ce ne sarebbero di questi cosi."
" Una domanda, ora come facciamo a farli sparire?"
"Se ne andranno come gli altri ma ci vorrà più tempo, i cristalli creati da emozioni felici ci mettono di più a svanire."
"Ti prego dimmi che adesso
non ti metterai a produrli per tutta
la scuola." sarebbe stato seccante dover girare per tutto l'istituto con un genera fiocchi automatico.
"Non succederà, calmati."
Sospiri sollevato. Ma volevo anche che gli fosse chiara un'altra cosa. "Sai, ieri ero serio quando ho detto che avrei aspettato però.."
"Si lo so, non devo farti aspettare troppo. Beh, iniziamo col presentarti al mio tutore sai lui sa che ho una cotta per te lo ha capito dopo la prima settimana che stava con noi."
Dopo una settimana che erano qui,
è il suo tutore da un anno quindi stava su I island con lui e lavora qui all'accademia. Quando collegai tutti i punti arrivando alla già ovvia soluzione, avrei voluto picchiarmi per non esserci arrivato subito.
" No, non posso crederci." dissi ancora incredulo ai fatti.
"Ch-che cosa scusa?" chiese Izuku.
"All might."
"Co-cosa? "
"All might! È il tuo tutore e me lo hai nascosto fino ad adesso? IO TI STRANGOLO QUI E SUBITO!"
"Non fare così, mica potevo sbandierarlo ai quattro venti."
"QUINDI MANCO ALLA PERSONA CHE AMI?"
Poi si sentì spalancare la porta d'ingresso ed una chioma viola fece capolino.
"Ehi riccio, mica è la fine del mondo, comunque ragazzi è meglio se vi sbrigate a vestirvi, paparino ha sentito che non sei stato bene ieri sera e adesso sta venendo qui.
Shoto ha bloccato l'ascensore. Comunque izuku che sono sti fiocchi di neve?"
IZUKU POV.
Shinsou era sulla soglia della porta, ma con quello che aveva appena detto, il fatto che fosse entrato nuovamente in una stanza senza permesso, passò in secondo piano.
"Oh cazzo! muoviti kacchan!" gridai preda del più totale panico.
"Non posso."
"Che?!" feci.
"Non riesco ad alzarmi." rispose coprendosi il volto con una mano. Il mio amico fece un sorrisetto mentre guardandomi, aggiunse:
"Ci sei andato giù pesante eh."
"Blocca il più possibile quell'ascensore." gli ordinai.
"Mi devi un favore amico."
"Ti devo un cazzotto per ieri sera. Su andiamo kacchan, ti aiuto."
Riuscii a rivestire entrambi e nascondere i cristalli bianchi ancora in giro appena in tempo, All might spalancò la porta come un tornado.
"giovane Izuku, come stai?"
"Tutto bene maestro, non era nulla."
Lui si accorse subito del mio ospite.
"Oh, il giovane Bakugou. buongiorno."
"Buongiorno." rispose pacato ancora seduto sul letto.
"Allora... A quanto pare stai davvero molto bene." chiese mio padre nuovamente rivolto a me.
"Sì, quindi può andare tranquillo."
"Bene..."
"... Cosa c'è?..." gli chiesi, visto che dalla sua faccia pareva tanto ansioso di dire qualcosa.
"Oh beh, dallo sguardo del giovane bakugou credo di capire che tu gli abbia detto chi sono e, a giudicare dai molti cristalli che hai tentato di nascondere, direi che le congratulazioni siano d'obbligo."
"MAESTRO!!!!" gridai.
Sia io che kacchan eravamo completamente rossi dall'imbarazzo.
"Ahahahahaah! sapevo che sareste finiti assieme." disse dandomi pacche sulle spalle.
"Che paparino adorabile che hai izuku." commentò Hitoshi che a questo punto credo avesse sviluppato un nuovo Quirk in grado di farlo apparire nei momenti più disparati all'interno delle stanze altrui. "Già che siamo qui, potresti presentare ufficialmente anche noi o siamo diventati meno importanti solo perché bakugou ora è il tuo ragazzo?" disse entrando poi nella mia camera, seguito da Shoto.
"Ah quindi sapete tutto anche voi." disse All might.
I miei amici risposero sì con la testa.
"Toshinori, loro sono i miei migliori amici." Hito fu il primo a porgergli la mano per stringergliela.
"Signore, non sa quanto volevamo conoscerla come tutore di Izuku, ci ha raccontato VARIE STORIE sul suo essere padre."
"Figliolo, che gli hai raccontato di preciso?" mi rivolse uno sguardo dubbioso. Kacchan invece mi guardava proprio male.
"Nulla che non racconterai anche a me spero!" disse minaccioso.
"Beh ecco io..." stavo palesemente supplicando aiuto per uscire da quella situazione e grazie al cielo, Papà comprese il mio messaggio.
"Va bene, allora Izuku, dovrei chiederti una cosa, dopo ti lascerò al tuo amato ed ai tuoi amici."
"Si maestro."
Ancora rosso in volto, uscii dalla stanza. Mi portò da parte in fondo al corridoio, in modo che nessuno potesse sentire la nostra conversazione.
"Ho sentito dagli altri vostri compagni di cosa è accaduto al giovane Todoroki però... Non sembra una cosa che un giocattolo potrebbe causare.
E non è la prima volta che noto ferite non provocate dagli allenamenti della scuola, puoi confermare che sia la verità?"
Lo guardai negli occhi per poi abbassare la testa.
"Non è stato alla sala giochi che si è fatto male. Però non è stato nemmeno uno tra noi a colpirlo, era già così quando ci siamo incontrati."
"Quindi... Mi stai dicendo che-"
"Intendo dire che di quanto successo non ne parlerebbe mai con un insegnante. Per troppo tempo è stato solo e pensa di dover sistemare tutto con le sue forze. Ma con un amico parlerebbe, come ne ha parlato con noi."
"Si, ho capito cosa vuoi dirmi, proverò a parlargli nel modo che mi hai suggerito tu."
"Grazie." ne fui davvero sollevato. Onestamente, gli avrei detto tutto nell'esatto momento in cui avevo udito la sua storia la prima volta. Ma... Allo stesso tempo, non volevo tradire la fiducia del mio nuovo amico e non volevo che Toshinori si prendesse colpe che non gli spettavano.
"Stai diventando una grande persona figliolo, mi rendi orgoglioso di te."
Disse. Mi scompigliò i capelli e mi lasciò tornare dagli altri.
"OK, noi ora lasciamo il piano piccioncini, ma cercate di fare più piano la prossima volta.
Le vostre grida di piacere si sono contenute sul piano ma hanno tenuto svegli entrambi." ci disse Shinsou.
"Cercheremo di essere più cauti, grazie." lo rassicurai.
"Poi voglio una spiegazione anche di quegli affari bianchi."
"Va bene hitoshi."
Finalmente tornammo ad essere solo io e Katsuki.
"Fiuu, che mattinata vero?" l'ansia tornò a farsi più viva in me. Sapevo già cosa sarebbe successo ora.
"Il tuo patrigno è All might." ecco, un altro interrogatorio.
"S-si scusa dovevo dirtelo prima."
"Come diamine è successo?!?"
"Beh ecco è... Una lunga storia."
"Fa parte di ciò che non vuoi dirmi?"
"Non è proprio quello ecco... Sai dopo la morte di mia madre sono stato con mio padre per sei mesi e non è stato un periodo molto felice. Non sono pronto a raccontarti tutto nei dettagli però, dopo quell'incubo, quello stronzo è morto e allo stesso tempo si svelò il lato problematico del mio quirk, all might mi prese con sé più perché si sentiva in colpa di un fatto accaduto in precedenza credo.
Ma poi decise di adottarmi ufficialmente e siamo diventati davvero come padre e figlio. Siamo molto simili in realtà."
"Va bene credo che dovrò accontentarmi." sbuffò.
"Ora posso farti io una domanda?"
"Spara!"
"Quella cicatrice che hai sul fianco... Come..."
"È stato durante la missione di recupero di Eri, ci sono stati molti morti e feriti ma se gli avessimo lasciato altro tempo quei pazzi avrebbero distrutto molte più vite. Avrei dovuto essere più cauto e attento ma mi sono distratto e questa ne è la prova."
"Ed io non ero lì con te." il fatto che gli sarebbe potuto accadere qualcosa mentre io ne sarei rimasto totalmente all'oscuro fino al mio ritorno in Giappone... Mi dava dolore.
"Mica potevi saperlo eh."
"Però, il fatto che saresti potuto morire senza che io lo sapessi mi fa male."
Mi sedetti di fianco a lui che stava ancora seduto sul bordo del letto,
Lo baciai e subito il mio gesto fu ricambiato da lui, in un attimo mi ritrovai nuovamente con lui sotto di me, i nostri occhi erano pieni di desiderio ma dovevamo contenerci.
"Non avrai mica intenzione di fare un'altro round spero? Ti ricordo che abbiamo gli allenamenti più tardi."
"Volevo solo un bacio."
"solo un bacio eh?" disse con il suo solito ghigno.
"Okay, forse qualcosa di più che un solo bacio."
Sentii la sua risata, quanto era bella. Era uno dei suoni che preferivo al mondo.
Restammo accoccolati per un bel pò, poi decidemmo di prepararci.
Lo aiutai ad alzarsi, avrei voluto ridere da tanto era buffo mentre cercava di camminare normalmente ma dovetti trattenermi per evitare di essere colpito da lui.
Riuscimmo a scendere per il pranzo, molti dei nostri compagni si scusarono con me per il giorno precedente ed io rassicurai tutti usando come scusa per la reazione, il troppo alcol bevuto.
In seguito quel pomeriggio vidi il maestro prendere da parte shoto per parlare con lui, sperai con tutto il cuore che non si sarebbe arrabbiato col sottoscritto e che sarebbe riuscito a parlare del suo problema.