Guardo il soffitto mentre sono ancora avvolto dal calore delle coperte, e quando sposto sguardo davanti al mio letto, vedo Chiara ricoperta di sangue che grida: «Aiutami Hero!»
Apro gli occhi inspirando aria e mi accorgo che stavo solo sognando.
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«Buongiorno ragazzi!» esclama la prof di Educazione Fisica.
«Buongiorno» rispondiamo in coro.
Jo e Chiara sono assenti e la prima non ha risposto al "Buongiorno" che le ho inviato come messaggio.
L'insegnante fa l'appello.
La porta si apre ed entra Chiara.
Ha l'aria stanca, i capelli sembrano non essere stati pettinati, ha un libro in mano e lo sguardo basso.
«Chiara» dice la prof, «Non ti faccio ucire fuori oggi, ma cerca di arrivare in orario».
La mia migliore amica annuisce e si siede al posto. Accanto a me.
«Oggi vi porto nel cortile della scuola per camminare e respirare. È un esercizio molto importante per perdere peso, ridurre lo stress e fa bene anche al cervello. Dopo trenta minuti di camminata faremo una pausa e riprenderemo dopo cinque minuti».
L'idea sembra piacere a tutti e con il sorriso stampato sul volto usciamo in cortile.
Vedo Roberto fare l'occhiolino a Tommy.
Mi volto verso Chiara che oggi è particolarmente silenziosa. «Tutto bene?»
«Si» risponde con lo sguardo basso.
«Ti crederò solo se quel si me lo dirai guardandomi».
Alza lo sguardo. «Sto... Sto bene».
Ha gli occhi lucidi come se aspettasse di rimanere sola per poter gridare e piangere.
«Forza ragazzi! Che ci fate ancora qui? Gli altri hanno già iniziato la passeggiata, voi che avete intenzione di fare?» interviene la prof.
Le nuvole coprono il sole e dall'ombra arriva una ventata di aria fresca, ma non fredda.
«Possiamo rimanere qui un attimo?» chiedo alla prof. «Chiara non si sente bene».
«Solo per dieci minuti, ma poi dovete passeggiare come tutti gli altri».
«Grazie» risponde Chiara.
Ci sediamo a gambe incrociate a terra mentre l'insegnante fa l'esercizio di camminata insieme al resto della classe.
«Si vede che non stai bene... Parlami, sono qui... e ci sarò sempre» dico.
Sposta una ciocca di capelli dietro l'orecchio. «Lo so... Non sono riuscita a dormire sabato notte e tutta la giornata di ieri sono stata chiusa in camera mia».
«E perché?»
Scoppia a piangere e mi racconta della violenza subita da parte Chris. Mi racconta di come lui non si è mai fermato fino alla sua ultima lacrima, di come a lui non è importato di ciò che lei provava e di come non ha provato nemmeno ad avere il consenso da parte di lei...
Rimango angosciato dal modo in cui me l'ha raccontato e il mio disprezzo verso Chris è aumentato ancora di più.
«In quel momento è stato come se nulla all'interno della mia vita avesse senso...» dice. «Mi sono sentita un oggetto da usare per provare piacere… Ed in quel momento avrei preferito morire per non sentire più ciò che provavo mentre lui mi stava addosso rubandomi il corpo come se fosse suo...»
«Sono senza parole...» commento asciugando le lacrime che le sono scorse sulle guance rosa. «Bisogna denunciare tutto questo».
«Io non so se lo farò» risponde. «Fino a quando non l'ho raccontato ad Odette è stato come se non fosse mai successo… Come se la mia mente rifiutasse di accettarlo. Ogni volta che lo racconto, l'abuso diventa sempre più reale e i ricordi tolgono l'aria dai miei polmoni impedendomi di respirare».
«L'hai detto anche ad Odette?»
«Ricordi sabato sera alla festa?» mi chiede ed io annuisco, «Stavo per dirti questo prima che Chris arrivasse, ma poi - dopo aver litigato con lui - Odette mi ha trovata e avevo bisogno di parlare con qualcuno»
«Capisco» rispondo. «Forse ora non sei ancora pronta a parlare alla polizia di ciò che ti è successo, ma col tempo spero che ci riuscirai. Fallo anche per le altre ragazze che potrebbero vivere la tua stessa esperienza per mano sua... Non lasciamo uno stupratore libero di agire».
La stringo forte e le propongo di alzarci e fare quella passeggiata per provare a pensare ad altro.
Dopo aver raggiunto il numero di passi che segnano l'obbiettivo della prof, torniamo in classe ed invece di arrivare la prof di Storia Dell'Arte entra in classe lo stesso insegnante che l'aveva sostituita il primo giorno di scuola.
«La vostra insegnante di Storia Dell'Arte oggi è assente. La sostituisco io per tutte e due le ore. Fate ciò che volete, ma non gridate, non vi alzate e non usate i cellulari» dice lui ripetendo esattamente le stesse parole pronunciate la scorsa volta.
«Possiamo riunirci in gruppi intorno ad un tavolo?» gli chiede Tommy.
«Ho detto che potete fare ciò che volete» gli risponde quasi infastidito.
Tommy, Emilia e Roberto prendono le loro sedie e prendono posto circondando il banco mio e di Chiara.
Emilia incrocia le gambe. «Cosa facciamo?»
«Obbligo o verità?» propone Tommy.
«Ci abbiamo già giocato la volta scorsa» risponde Emilia. Arrabbiata.
«Ma tu e Roberto avete litigato?» chiede Chiara ad Emilia bisbigliando.
«Non stiamo più insieme» risponde lei.
«Perché?»
«Fatti spiegare da Roberto il motivo per cui l'ho mollato» grida Emilia volendo farsi ascoltare da tutti coloro che circondano questo banco.
Roberto è chiaramente in imbarazzo: «Ehm...»
«Sei solo un cretino» lo insulta lei.
Roberto sbatte una mano sul banco. «E tu una stronza!»
«Obbligo o Verità va bene come gioco. Cominciamo?» chiedo cercando di porre fine alla discussione.
«Ma davvero non avevi intenzione di dirmelo?» ribatte Emilia.
Dirle Cosa? Cos'ha cercato di nasconderle Roberto?
«Si, Obbligo o Verità? va benissimo» aggiunge Chiara.