36 - HERO

809 Words
Lei abbassa lo sguardo e il bacio che tanto attendevo di darle ha deciso di farsi attendere ancora di più. Prima o poi le nostre labbra si sfioreranno di nuovo. Lo sento. Sembra un po' dispiaciuta, ma stiamo appena riallacciando i rapporti e capisco che non le sembra opportuno baciarmi ora. Mi alzo dalla panchina. «Facciamo un'altra passeggiata?» Sorride ad annuisce. Camminiamo lentamente per le strade della città. Jo mi parla di lei, di com'è cresciuta e le difficoltà che le ha provocato il trasloco. Fa freddo, quindi decidiamo di continuare il giro in macchina mentre è l'aria condizionata a riscaldare i nostri corpi gelidi. «Non ho mai visto il mare di notte» dice all'improvviso. «Io si, il colore scuro del cielo si confonde con quello dell'acqua e le onde sono prepotentemente aggressive». «Ti dispiace se andiamo lì?» mi chiede. Sorrido. «Certo che no». La forza del vento è diminuita ed è il silenzio a dominare la notte. L'unico suono che si riesce ad udire è il rilassante rumore delle onde quando si lanciano contro gli scogli. Lei sembra felice di essere qui. «Wow». Anch'io sono contento di essere venuto in questo posto. Con lei. Ridendo corre verso l'altalena in fondo alla spiaggia e si siede. Rimango a guardarla sorridendo. «Che fa lì signore? Non mi spinge?» scherza. Decido di stare al gioco. «Mi perdoni signorina, ero rimasto incantato a causa della sua bellezza ultraterrena. Rimedio subito». Alza gli occhi al cielo in un velato imbarazzo. Appoggio le mani dietro la sua schiena e percepisco il brivido che le scorre lungo la colonna vertebrale. Spingo in avanti e appena torna in basso le dò un'altra spinta. Ad ogni mio tocco lei arriva sempre più in alto come un angelo caduto in terra che cerca di tornare in cielo. Poi sediamo sulla sabbia. «A cosa pensi?» le chiedo. Sospira. «A quanto sarebbe divertente entrare in acqua adesso». Mi alzo e sfilo la t-shirt. «Andiamo allora!» «Dici sul serio?» chiede con aria divertita. «Certo!» esclamo tirando i giù i pantaloni dopo aver tolto le scarpe. Lei arriccia il naso e si abbandona, spogliandosi davanti a me. Gli unici indumenti a coprirci sono i miei boxer neri - molto aderenti -, il suo reggiseno e le sue mutandine. Corriamo verso la riva e ci fermiamo quando l'acqua ci bagna dai piedi fino ai fianchi lamentandoci di quanto sia fredda. Sono di fronte a lei. «Hai idea di quanto tu sia bella al chiaro di luna?» Lei sorride e tira la testa all'indietro verso il basso per bagnare i capelli. Poi ritorna con il volto a due centimetri dal mio. Decido di far sparire quella piccola distanza che ci tiene lontani e la bacio tenendole i fianchi. Un piccolo bacio stampo riesce a trasformare il solito ardore nel mio petto in un incendio quando lei poggia nuovamente le sue labbra sulle mie facendo sfiorare anche le nostre lingue mentre avvolge le braccia intorno al mio collo. Faccio scivolare la mano lungo la sua schiena facendola scendere fino alle mutandine e l’appoggio sul suo gluteo sinistro. Le nostre labbra non prendono le distanze neanche per un secondo e la sua mano si posa delicatamente sulle mie parti intime. È tutto così nuovo, strano... E credo che sia lo stesso anche per lei. Faccio per toglierle il reggiseno, ma lei ansima allontanando la mano dal mio corpo. Forse è preoccupata per ciò che sta per succedere. «Mi devo fermare?» le chiedo. «No» ansima, «ma tu hai il fisico di un Dio greco ed io...»  risponde e poi mi bacia. «Tu sei bellissima, Josephine… E hai un corpo perfetto». Bacio lentamente il suo collo e scendo fino al cuore che le batte forte. Le tolgo il reggiseno, lei fa lo stesso con i miei boxer e le tiro giù anche le mutandine. Sento i nostri respiri alternarsi, il calore del momento, i miei sospiri, i suoi gemiti e il fuoco dentro di me che non è mai stato così bollente. Le tocco le intimità con le dita quando lei… «Aspetta… Non stiamo correndo troppo?» Tolgo la mano. «Credo che tu abbia ragione». .   Facciamo fatica a ritrovare la biancheria che fortunatamente ancora galleggia sull'acqua calma e - dopo averla indossata - torniamo sulla spiaggia. Lei mi salta sulle spalle facendomi perdere l'equilibrio, di conseguenza cadiamo entrambi a terra ridendo. Poi il fuoco torna ad ardere. Lei poggia la sua mano sui miei pettorali per poi farla scorrere lentamente fino al pube. Mi abbassa i boxer e prende in mano le mie intimità. Smette di toccarmi quando raggiungo il culmine. È stato un momento magico e dolcissimo. È stata la prima volta anche per lei. Non aveva confidenza con un corpo maschile. «Vuoi anche tu qualcosa da me?» le chiedo con un sorrisetto stampato sul volto. «No, sto bene così.... Per ora» risponde ricambiando il sorriso perverso.
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