21 - HERO

644 Words
«Sono zuppa d'acqua, mia madre mi ucciderà!» esclama lei. «Se vuoi possiamo andare a casa mia: mia madre è al lavoro e mio padre non so nemmeno che fine abbia fatto. Possiamo fare una doccia e cambiarci i vestiti» spiego. «Non voglio disturbare» dice mentre camminiamo in strada allontanandoci dalla spiaggia. «Ma figurati! Non disturbi affatto. Insisto» «Allora accetto» dice, poi mi ringrazia. . Prendo degli asciugamani, le mostro il bagno al piano di sotto e le dico che io farò la doccia nel bagno in camera mia. Poi le prendo dei vestiti. «Come mai hai dei vestiti femminili?» mi chiede «Li ha lasciati qui la mia ex, Odette» spiego. «Come mai è finita?» chiede. Forse è un po' gelosa, questo non mi dispiace. «Mi ha tradito» spiego. «Più di una volta». Abbassa lo sguardo. «Mi dispiace» «Tranquilla, ora vado a lavarmi» dico. «Anch'io» risponde e aspetto che chiuda la porta del bagno prima di salire al piano di sopra. Vado in camera, tolgo i vestiti umidi ed entro in doccia. Mentre mi lavo, immagino come sarebbe fare la doccia con lei. È imbarazzante scoprirmi con questi pensieri in testa. Maledetti ormoni! Finisco di fare la doccia, avvolgo un asciugamano intorno ai fianchi ed esco dal bagno. In camera mia, trovo Jo sul mio letto avvolta anch'ella da un asciugamano che le copre il corpo dal seno alle ginocchia. «Oh, scusa!» esclama vedendomi uscire dal bagno. «Non ho preso i vestiti della tua ex e tu li hai portati qui». Ride per l’imbarazzo. «Oh! Scusami tu, devo essermi distratto». I suoi occhi scrutano il mio corpo seminudo. Guardo le sue labbra carnose e lascio scorrere la lingua sulle mie. «Ti lascio vestirti in pace» dico. Chiedimi di restare. «No, resta» dice. Sono in imbarazzo. Anche lei lo è. Mi siedo accanto a Jo sul bordo del letto. La pelle che copre le nostre braccia si tocca come i nostri sguardi sembrano toccarsi. Ora nostri volti sono talmente vicini che la punta dei nostri nasi sfiora quella dell’altro. Decido di annullare quei pochi millimetri che ci tengono lontani e la bacio. Lei ricambia il gesto e ci stendiamo sul letto. Sono sopra di lei quando le sfioro il sedere mentre lei fa scivolare le proprie mani sulla mia schiena. Sfiora anche i miei pettorali. Allora questo è l'amore? Sentirsi attratti l'uno dall'altro anche fisicamente? Non riuscire a stare lontani? No. Non siamo innamorati. Non è possibile. È troppo presto. È una cosa nuova per me e credo anche per lei. Non ho mai provato quello che sto provando ora e il fuoco che si accende dentro di me quando lei mi è accanto brucia più del solito. Il suo corpo sembra chiamare il mio e i nostri respiri si alternano. Cerco di toglierle l'asciugamano di dosso, ma lei afferra le mie mani e le poggia delicatamente sul letto. In quel momento realizzo quello che stavamo facendo. Cosa ci è preso? «Non sei sicura?» le chiedo. Lei scuote la testa ed io mi alzo dal letto. Stavo per perdere la verginità. Lei l'ha già persa? Rispondo prima che altre domande indecenti navighino nella mia mente come barche a vela in preda ad una tempesta. «Tranquilla» dico. «Abbiamo solo quindici anni, c’è tempo». È stato un momento dolcissimo, ma bisogna essere pronti per andare fino in fondo. Lei sorride. Prendo i miei vestiti ed esco dalla stanza. Vado in cucina e dopo una decina di minuti sento Josephine scendere le scale. «Come sto?» mi chiede. I vestiti di Odette le stanno un po' stretti perché Jo ha più forme. «Sono un po' strettini» ammetto. «Già» ride. «Ma sei sempre bellissima» dico. «Ti ringrazio... per tutto! I vestiti, l'ospitalità. E ti ringrazio soprattutto per avermi salvata quando sono caduta in acqua. Dev’essere stato… terrificante anche per te». Le sorrido e lei fa lo stesso. Amo il suo sorriso.
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