Torno a casa, tolgo i pattini, faccio una doccia e - mentre mi cambio - sento mia madre rincasare.
Indosso una T-Shirt nera come le scarpe e un pantalone bianco con tanti strappi.
«Sono a casa!» esclama entrando dalla porta.
«Sono in cucina» rispondo con un bicchiere d'acqua in mano.
«Com'è andata a scuola?» mi chiede.
Poso il bicchiere sul tavolo «Bene, mi era mancata molto durante l'estate. Sto per uscire».
«Sono le sei, torni per cena?» mi chiede.
«Mangio qualcosa con Chiara» rispondo ed esco nuovamente di casa.
Io e Chiara guardiamo sempre il tramonto insieme da un bel po' di tempo. Questa sera non fa eccezione.
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Il tramonto colora di arancione le foglie degli alberi e del prato mosse dal vento fresco d'autunno.
«Guarda... È meraviglioso!» esclama Chiara indicando il tramonto. I suoi occhi castani riflettono la luce intensa del sole che pian piano sparisce all'orizzonte. I suoi capelli mossi ondeggiano grazie alla leggera brezza che scompiglia anche i miei.
«Ogni tramonto è meraviglioso» rispondo.
Guardare il tramonto con Chiara è diventata una tradizione. Ammiriamo insieme l'azione del sole in questo momento della giornata dall'inizio dell'estate tra il primo anno di liceo e il secondo.
La prima volta, c'erano anche altri nostri compagni di classe: Tommy e Roberto.
«Chiara!» esclamò Tommy quella volta. «Puoi venire un secondo? Mi ha messaggiato Chris e dice che è arrabbiato con te».
«Arrivo!» rispose Chiara con aria stanca.
Rimase al cellulare a litigare con suo ragazzo per ore e, di conseguenza, perse il tramonto che quella sera era spettacolare.
Io e lei amiamo i tramonti.
Tutti pensano che essi segnino la fine di una giornata che può essere stata emozionante o noiosa, ma io non la penso così: con un tramonto non termina nulla, anzi, in quel momento inizia qualcosa... Incomincia la notte.
Siamo così abituati a vivere la parola "fine" nella nostra vita, da non pensare che anche la fine potrebbe essere l'inizio di una nuova avventura.
«Cazzo!» borbottò la mia migliore amica appena tornata da noi. «Me lo sono perso!»
L'avevo invitata io, poi si sono aggiunti gli altri.
«Possiamo venire a vederlo domani, dopotutto... Abbiamo un tramonto in sospeso io e te» risposi.
Sorrise. «Con piacere».
Da quel momento, lo guardiamo sempre insieme.
Siamo così legati l'uno all'altro che chiunque ci guardi senza sapere che lei ha un ragazzo, pensa che tra noi ci sia una storia d'amore. Ma siamo soltanto amici.
«Dimmi la verità... Josephine ti ha colpito!» esclama.
Spalanco gli occhi. «Cosa? No! Cioè.... Non lo so».
Si avvicina a me. «Ammettilo: è una bella ragazza».
«Bella si... Ma non la conosco!»
《Inizia a fare buio, devo tornare a casa》dice infilandosi il giubbino di pelle nero, quasi identico al mio, che aveva lanciato a terra prima di sedersi sul prato accanto a me.
Per fortuna ha cambiato discorso, non so cosa sento per Jo. Ma qualcosa sento.
«Mi passi il giubbino?» le chiedo. «Dovrebbe essere dov'è il tuo».
Si abbassa per raccoglierlo «Ecco!» esclama. Poi me lo lancia.
L’afferro come fa una tigre con la sua preda e lo indosso.
«Ci vediamo domani occhi verdi!» mi saluta mentre si reca verso la strada.
«Aspetta! Ti ho sempre accompagnata io a casa, come mai questo cambio di programma?»
Si ferma e si volta verso di me. «Oggi ho voglia di camminare, non mi va di viaggiare in macchina».
Indosso il giubbino. «Allora sei fortunata: sono venuto qui a piedi».
«Bene!» esclama.
«Bene!» ridacchio.