15 - HERO

668 Words
Pattinare è sempre stata la nostra più grande passione, mia e di Odette. Da quando ho lasciato la danza, avere le ruote sotto i piedi mi fa sentire libero, spensierato. È come se la gravità non esistesse. È come volare in un cielo stellato in pieno giorno. È una sensazione meravigliosa. Percorro diverse strade e finalmente arrivo davanti alla casa di Odette. Il sole che splendeva prima, ha lasciato il posto ad un cielo nuvoloso in un clima ventilato. Prima che io suoni il campanello, il portone di casa sua si apre lasciando a Odette lo spazio di correre verso di me e di abbracciarmi. Per poco non sono caduto dai pattini! Lei ha ancora ai piedi i suoi. «Ci facciamo un giro?» le chiedo asciugando le lacrime che le rigano il volto. Lei annuisce e iniziamo a pattinare. Odette è una ragazza alta quasi quanto me, ha lunghi capelli lisci ed è molto magra nonostante la sua passione smisurata per il cibo. Anche se non sono molto grandi, i suoi occhi marroni come i capelli sono molto intensi. Arriviamo alla piazzetta più grande del paese con un'importante scultura al centro: una fontana in cui è scolpita una sirena comodamente seduta su uno scoglio. L'acqua che finisce nella fontana scorre da un vaso che la mitologica creatura ha tra le mani. La mia ex ragazza si siede su una panchina ed io mi accomodo accanto a lei. «Sai..» sospira «mentre tu arrivavi mi ha chiamata mio padre dall'ospedale». Ho paura di sapere la notizia che egli le ha dato. «Ha detto che nonna non ce l'ha fatta» dice tutto ad un fiato. Poi abbassa la testa e tiene il capo tra le mani. Le poggio una mano sulla spalla. «Mi dispiace molto, purtroppo queste cose capitano e noi non possiamo farci nulla. So che il rapporto che avevi con tua nonna era speciale e sappi che questi ricordi che hai nel cuore te li porterai dietro per tutta la vita. Lei fisicamente non sarà più qui..» faccio una pausa, lei singhiozza. «Ma sarà sempre nel tuo cuore. Ci sarà sempre un po' di lei in te» «Grazie per essermi vicino. È sempre stato facile parlare con te» sorride. Restiamo seduti a parlare dei ricordi che ha con sua nonna per un po', poi ci alziamo e decidiamo di pattinare per distrarci dai pensieri malinconici. Pattinare con lei è bellissimo: non riesco a pensare a nient'altro oltre che a Odette, i pattini e le ruote sotto di essi. Lei cade un paio di volte, ma si rialza ridendo. Facciamo un po' di giravolte, dei salti e delle gare per scoprire chi è più veloce tra noi due. Scopriamo che sono io. Dopo molte risate, torniamo sulla panchina e prendiamo fiato. Mi guarda negli occhi. «Mi sei mancato!» È mancata molto anche a me, mi è bastato guardarla purché vecchi ricordi riemergessero nella mia mente. «Anche tu mi sei mancata». Restiamo a guardarci. Poi lei mi guarda le labbra e si avvicina. Il battito del mio cuore accelera, ma credo sia solo ansia. Penso a Jo. Ai suoi capelli perfetti, i suoi occhi profondi, il suo profumo, le sue labbra carnose... Sposto la testa. «Non posso». «Non vuoi baciarmi?» mi chiede. Che situazione imbarazzante! «Non è che io non voglia... cioè...». Non so nemmeno io cosa risponderle. «Non posso! Tra noi è finita e... non so... baciarti sarebbe...» «Strano» continua lei. «Lo so». «Mi dispiace» Avrebbe potuto evitare di baciare un altro e costringermi a mettere fine alla nostra storia. «Tranquillo, capisco» Il suono di un cellulare ci salva da questa insolita conversazione. È il suo telefono. Le risponde e - da quello che dice alla persona che l'ha chiamata - capisco che sta parlando con suo padre. Conclusa la telefonata, mi dice che i genitori stanno tornando a casa e di conseguenza deve farlo anche lei. «Grazie per il bellissimo pomeriggio» mi dice. «Grazie anche a te, è stato bello rivederti» dico. Mi abbraccia. Poi la vedo pattinare via.
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