16. Voglio un nome da poter odiare Fiordaliso rientrò in cella inveendo contro la psicologa: «Odio quella stronza. Mi fa sempre le stesse stupide domande.» Rosaria, sdraiata sul letto, leggeva un libro; non disse una parola e non alzò lo sguardo. L’altra continuò a insultare la dottoressa ad alta voce nel tentativo di richiamare la sua attenzione: «Scian-tal Tamma-ro, pure il nome è di merda. I genitori le hanno voluto proprio male a chiamarla così. Secondo te, quelle domande-pirla le inventa lei o gliele scrive qualcuno? Oggi mi ha chiesto che progetti ho per il futuro. Della serie: hashtag-che-te-ne-frega. Quando sarò libera farò quello che mi pare. Giusto?» Rosaria non replicò. «Che poi, non capisco l’utilità di questi colloqui. Fosse per me, li eviterei.» Poiché Rosaria continuava

