Alice

743 Words
Alice2009, Monza Il salotto di Emma e Mario Valadier è un’allegra mescolanza di colori e forme diverse: divani a disegno floreale, un’ampia poltrona rivestita con un tessuto a righe, cuscini in eccesso e quattro lampade diversissime l’una dall’altra che i due avevano scovato nei mercatini dei robivecchi della città. La poltrona a righe era la preferita da Emma, su di essa vi passava molto tempo leggendo, soprattutto la domenica, mentre Mario lavorava nella stanza accanto. Proprio su quella poltrona sta seduto, in questo istante, l’investigatore Bertoli, con in mano una tazza di caffè. L’ispettore si era subito reso conto del suo approccio sbagliato durante la telefonata. Aver insinuato, seppur implicitamente, che la sparizione della donna potesse avere a che fare con un caso di tradimento coniugale, non era stata una buona idea. Nella speranza di rimediare, aveva quindi chiesto un incontro all’avvocato Valadier. Mario, una volta servito l’investigatore, versa anche per sé una tazza di caffè, che però resta dimenticata sul vassoio. Poi, si siede, con un’espressione dura, davanti a Bertoli. «Dalla sua faccia capisco che anche questa sarà una pessima giornata. Mi dica tutto, senza risparmiarmi nulla». «Abbiamo mostrato i ritratti a tutti quelli che conoscevano sua moglie. Nessuno ricorda di aver mai visto né l’uomo né la donna. Mentre parlavo con sua cognata, io l’ho osservata bene e, come lei mi aveva anticipato, ho notato una vaga somiglianza con la donna bionda. Ma la signora afferma di essere stata a letto con l’influenza e di essere rimasta tutto il giorno a casa. E lo conferma la domestica che vive con lei». Mario, ulteriormente innervosito, sbotta: «No, no, no, io le ho solo detto che la donna ricordava vagamente mia cognata e che anche la sorella di mia moglie è bionda, per dare a lei una indicazione. Ma da qui a pensare a un suo coinvolgimento… perché mai è andato a interrogarla? Elena adora sua sorella. Stiamo facendo tutti quanti una gran confusione. Comincio a realizzare il fatto che, probabilmente, mia moglie non tornerà più. Mi creda, sto impazzendo. Poi a tutto si aggiunge la rabbia che mi assale se penso che potrebbe essere fuggita con… con quel bellimbusto di cui mi ha parlato lei. E, a proposito, su di lui ha scoperto qualcosa?», chiede infine, mentre si alza per prendere la sua tazza di caffè. «Nulla. Ma abbiamo diffuso alle nostre pattuglie il suo identikit, vedremo se porta a qualcosa. Ma ci vorrà tempo». «Mi chiedo come sia possibile sparire così nel nulla quando conduci una vita normale. A volte vorrei correre fuori a cercarla, ma non so dove andare, vorrei telefonarle, ma non so che numero chiamare. Sto impazzendo, glielo ripeto», dice prendendosi la testa tra le mani. Bertoli si abbandona contro la spalliera della poltrona, non sapendo cosa dire. Fortunatamente, direbbero i suoi colleghi. Qualcuno suona alla porta distogliendoli dai loro pensieri. Mario va ad aprire. «Mi scusi, arrivo subito». «La seguo, devo proprio tornare alla centrale». Si alza e gli va dietro. Mario apre la porta. Una donna di media statura, minuta, con i capelli corti e neri sta ferma davanti a loro, sorridendo. «Ciao Mario. C’è Emma? Sono appena tornata da Miami». Mario la guarda smarrito. «Ma che succede?», gli domanda allarmata la donna vedendo spuntare la pistola da sotto la giacca di Bertoli. «Ciao Alice», la saluta Mario con aria mesta, abbracciandola. «Ti presento l’investigatore Bertoli. Alice è la nostra vicina di casa. Purtroppo sei arrivata in un brutto momento. Emma è scomparsa e ancora non sappiamo cosa le sia successo». Alice dà distrattamente la mano al poliziotto mentre lo guarda intensamente e gli chiede: «Cosa vuol dire scomparsa?» Bertoli, infastidito dal suo tono troppo diretto, chiude immediatamente la conversazione eludendo la domanda: «Purtroppo io devo andare. Le spiegherà tutto l’avvocato. Signor Valadier, se ho novità le telefono». Poi, guardando di sfuggita Alice, mentre le passa davanti per uscire: «Se non le dispiace, signora, manderò qualcuno a farle qualche domanda». La donna annuisce, mentre Bertoli se ne va. Alice entra, si avvicina come in trance al divano. Vede gli identikit, sul tavolino centrale. Uno in particolare attira la sua attenzione, per cui si china e lo prende in mano, osservandolo con cura. «Ehi! Ma questo è l’amico di Emma!» Mario si avvicina in fretta alla donna: «Come l’amico di Emma? Lo hai già visto? Quando? Dove? Dimmi quel che sai». Poi, senza aspettare le risposte, corre fuori per richiamare l’investigatore. Ma Bertoli è già partito.
Free reading for new users
Scan code to download app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Writer
  • chap_listContents
  • likeADD