UNO
UNO
Un matrimonio estivo
1891
Il caldo di giugno era stato una benedizione per il matrimonio di Tilly Kirkland. Solo le spose più fortunate si sposano a giugno, e Tilly non poteva credere a quanto fosse stata fortunata. Anche se le scarpe di raso le stavano strette, il corsetto sotto l’abito da sposa le rendeva quasi impossibile respirare, e stava sorridendo da così tanto tempo che le facevano male i muscoli del viso, si considerava la ragazza più fortunata del mondo. Jasper era arrivato nella sua vita al momento giusto e, dopo un corteggiamento abbastanza rapido, eccola sposata e pronta per la sua nuova vita.
Il giardino della casa del nonno nel Dorset era verde e rigoglioso, i fiori splendevano alla luce soffusa del sole. Due lunghi tavoli erano stati disposti con cibo e bevande, e gli invitati giravano intorno contenti, parlando e ridendo. Il vento caldo le alzò i capelli e le rinfrescò il capo sudato. La piccola corona profumata di fiori d’arancio non riusciva a contenere tutti i suoi boccoli rossi, e così stava tutto il tempo a togliersi ciocche di capelli dalla bocca. Una vecchia zia le raccontò la triste storia della malattia e della morte del suo cane. Tilly fu quasi sollevata di doversi mostrare accigliata e non sorridente, ma il racconto andò avanti per le lunghe e non sempre riuscì a sentire la voce bassa della vecchia signora a causa delle chiacchiere degli altri invitati.
Tilly si guardò intorno. Dov’era Jasper? Dov’era suo marito? Il pensiero la fece arrossire. Jasper, nel suo elegante frac e i pantaloni grigi di cashmere. Sempre ben vestito, bellissimo, con uno stile che nessun altro uomo aveva. Ritornò alla zia per qualche istante, poi lanciò un’altra occhiata in giardino.
Eccolo. Il sole splendeva sui suoi capelli dorati e le sue basette tagliate perfettamente. Stava lì, quasi lontano da tutto il movimento e il vocio, unico e fiero. Il suo sguardo vagava tra le persone, poi si posò su Tilly per un istante. In quel momento, prima che lui si rendesse conto che Tilly lo stava guardando, lei vide qualcosa che le fece venire una fitta allo stomaco. Era pietà quella sul suo volto? O disprezzo?
Le sorrise. E Tilly ricambiò il sorriso, delicatamente. Fiduciosamente. Si disse che era la stanchezza che le faceva immaginare cose strane. Ora era tornato il solito Jasper, quello che conosceva da sempre, e l’ombra della sua espressione passò come una nuvola passa davanti al sole.
Un rumore goffo interruppe i suoi pensieri. Voci allarmanti risuonavano dietro di lei, e l’espressione di Jasper fu dimenticata.
«Tilly! Tilly!»
Il nonno era sdraiato sull’erba. Un’ondata di calore le attraversò il cuore. Piatti e tazzine erano a terra, e gli invitati accorrevano verso di lui. Il tempo si fermò. Il nonno era così pallido, così anziano. Quand’era diventato così pallido e anziano?
Si mise vicino a lui. Chiese agli invitati di fare spazio per farlo respirare, e ordinò a suo cugino Godfrey di correre al paese a chiamare un medico.
«Mi senti nonno?»
Le sue palpebre tremavano, poi l’uomo cercò di muovere la mano destra.
«No, no. Non ti muovere. Rilassati. Sta’ fermo. Il medico sta arrivando.» Gli accarezzò gentilmente la fronte. «Riprenditi, nonno, riprenditi» disse a bassa voce. Ma dentro di sé sentiva già la nave salpare lontano da lei, travolta da una marea così potente che non avrebbe potuto controllarla. Afferrò la mano del nonno e aspettò.