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Alla scoperta delle proprie radici

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Con “Alla scoperta delle proprie radici” l’autore prosegue le sue fantasiose narrazioni. A differenza di quanto scritto nella maggioranza dei suoi libri, dove le storie talvolta avventurose riguardavano cittadini italiani trasferiti in Brasile, vi è un’inversione di tendenza come del resto è già accaduto con il romanzo “Il passato ritorna”. Learco descrive le vicende della ventisettenne Vera Luzia, discendente di italiani ma brasiliana per nascita. La protagonista, rammentando i racconti di nonno Giobatta è spinta a ad andare a scoprire le proprie antiche radici nella terra avita. È un ritorno ad usi e costumi, spesso dimenticati, è come immergersi in quella italianità non conosciuta come vera pelle del proprio essere. In parallelo con il viaggio di ritorno di Vera Luzia nella Genova del 2011, c’è quello di andata del bis-nonno Luisito Bottaro e della sua famiglia nella Santos del più lontano 1922. Ciò che accadrà ai protagonisti, il lettore potrà scoprirlo leggendo, pagina dopo pagina, la cronaca di quanto scritto dall’autore, con il suo inconfondibile stile.

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Chapter 1
Prefazione Con questo romanzo Learco Learchi d’Auria prosegue le sue fantasiose narrazioni ma a differenza di quanto scritto nella maggioranza dei suoi libri, dove le storie talvolta avventurose riguardavano cittadini italiani trasferiti in Brasile, vi è un’inversione di tendenza come del resto è già accaduto con il romanzo “Il passato ritorna”. L’autore descrive le vicende della ventisettenne Vera Luzia, discendente di italiani ma brasiliana per nascita. La protagonista, rammentando i racconti di nonno Giobatta è spinta a ad andare a scoprire le proprie antiche radici nella terra avita. È un ritorno ad usi e costumi, spesso dimenticati, è come immergersi in quella italianità non conosciuta come vera pelle del proprio essere. Quello che Learco mette a confronto sono due mondi: quello brasiliano e quello europeo permeati da culture differenti. Non è solamente un riferito geografico e sociale il raffronto che nel romanzo si può percepire. Un altro aspetto emerge dalla descrizione di due epoche tra loro distanti alcune generazioni. Si alterna a quella dell’epoca moderna, con i suoi veloci mezzi di trasporto quali gli aeromobili che, spinti da potenti motopropulsori, riducono le distanze a meno di 24 ore, quella dei primi anni del ‘900 dove il mezzo più usuale per attraversare l’Oceano Atlantico era il piroscafo il cui viaggio durava settimane. Vengono, quindi, posti in parallelo il viaggio di ritorno di Vera Luzia nella Genova del 2011, e quello di andata del bis-nonno Luisito Bottaro e della sua famiglia che approda nella Santos del più lontano 1922. Particolare ed interessante è ciò che descrive l’autore su un’epoca importante per il Brasile: l’epoca d’oro della produzione del caffè che, dal porto di Santos, viene esportato in tutto il mondo. Nel 1922 in quella città viene inaugurata la prestigiosa sede della “Bolsa Oficial do café” ma siamo alle soglie della grande crisi economica del 1929, che nessuno poteva prevedere, e della caduta di tutti i titoli borsistici di Wall Street con le ripercussioni economiche che avrebbero investito il mondo intero. Ciò nonostante la famiglia Bottaro riesce a superare la crisi, prima, e la guerra dopo. Il romanzo viene descritto, nella solita forma di diario utilizzata da Learco. È la cronaca puntualmente riportata di tutti gli avvenimenti che coinvolgono non solo Vera Luzia ma anche la famiglia dal lato italiano e quella dal lato brasiliano . Ciò che accadrà ai protagonisti, il lettore potrà scoprirlo leggendo, pagina dopo pagina, quanto scritto dall’autore, con il suo inconfondibile stile e l’abilità a costruire situazioni talvolta inverosimili. Elisa Savarese Presidente dell’Università Avalon Quando si scava nel passato per ritrovare radici che sono presenti solo nel proprio cuore è il segno d’un malessere profondo. Le radici non vanno mai scoperte… è ciò che la natura c’insegna. La radice d’un dente se è scoperta fa soffrire tormenti indicibili così come lo è l’andare alla scoperta di un passato già sepolto dal tempo e dalla memoria. Strappare le proprie radici dal luogo ove s’è nati arreca dolore indubbiamente ma peggio è il riscoprirle ché è come far due volte male a se stessi. Dedico questo mio scritto a coloro i quali hanno avuto il senno di lasciare le cose così come stanno, trapiantando le radici altrove e su terreni più fertili. Meglio è vivere in una realtà presente, ingresso del domani. Non voltiamoci a raccogliere l’amarezza d’una limatura di ciò che più non esiste. (Learco Learchi d’Auria)

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