1 . ARIEL DIAMOND KELLER
Era l'estate del 2012 e finalmente ero libera di poter vivere come le normali ragazze. Dopo aver frequentato un collegio femminile in Svizzera, per me era un sogno poter evadere da una condizione di regole e imposizioni. Durante questi diciotto anni evadevo solo l'estate, durante le vacanze estive. Da quando avevo sedici anni infatti, data in cui mio padre aveva preteso di gestire la mia vita dopo avermi dato un ceffone in pubblico. Dopo che disse apertamente che era lui a decidere chi dovevo frequentare e avermi detto che mi avrebbe insegnato lui a comportarmi con quel suo sguardo viscido e lascivo. Mamma decise diversamente per me.
"Se Drake ve lo concede, tu e Raven potreste fare delle vacanze estive all'estero. Proprio come Tom e Joel con i loro cari amici tedeschi."
Era stata la mia salvezza! Io, mio fratello Samuel e Raven eravamo partite per il Brasile dove avevamo conosciuto tanta bella gente e dove con Alejandro avevo scudo anche la mia prima volta. Il sesso mi era piaciuto tanto. Vivere libera ancora di più.
Ciò mi fece capire che se mamma non voleva liberarsi di papà, avrei dovuto farlo io. Non era normale che i figli che mamma aveva avuto da una sua relazione clandestina, vivessero nell'ombra. Volevo andare a fare spesa con le mie sorelle minori. Insegnare loro che l'amore, il sesso, era bellissimo. Così avevo iniziato ad organizzare la mia opere di liberazione da papà. Per quanto ne dicesse mamma, erano ventitré anni che la perseguitava, non si sarebbe liberata di lui se non avesse capito che non era sola in quella guerra. Perché nonostante fosse stato allontanato da casa, per lui ogni occasione era buona per tornare, alzare le mani su mamma, si di me o su Samuel pensando di averne il diritto.
Così quando mamma mi disse che per il mio diciottesimo compleanno avrei dovuto fare il mio ingresso in società, capii che avevo l'occasione di smascherarlo pubblicamente.
"I gemelli ci saranno al mio compleanno, vero?" Chiesi a mamma.
Lei mi sorrise. "Ci sarà tutto il gran ducato del Lussemburgo." Affermò.
Il tredici luglio, il giorno del mio diciottesimo compleanno, al grand hotel Rosewood, si diede il via con una festa sfarzosa all'ingresso in società che tanto aspettali. Quell'evento era stato fortemente voluto da Andrew, probabilmente dati gli ospiti le sue intenzioni, aveva ipotizzato Tom, erano quelle di darmi in moglie a qualcuno di quei viscidi compagni che si trovava.
Per quel giorno decisi di essere me stessa, anticonvenzionale. Non scelsi un vestito bianco, ma un Armani color pervinca così da far risaltare i capelli biondi, tenuti su con una piccola tiara, e la pelle di porcellana, il viso ovale dai lineamenti gentili era truccato in modo lieve. Gli occhi grigio scuro dallo sguardo sveglio e ribelle erano evidenziati da un trucco in tinta con l'abito.
Tom mi fissava orgoglioso, ero pronta per entrare in scena
"Probabilmente tuo padre proverà a venderti al primo miliardario che si fa avanti." Mi disse aggiustandosi il cravattino.
"Tu cerca di tenerti lontana dai vecchi e da chi ti guarda in modo lascivo." Intervenne nonno Edward.
Sorrisi. Il nonno, un ex campione di golf aveva sposato la Viscontessa di Shaftesbury quarant'anni prima, erano una coppia bellissima. Il contraffo di ciò che erano mamma e papà. Il mio ingresso in società era dovuto molto al titolo che mamma si trascinava dietro da quando era nata e con lei noi.
"Lo terrò a mente nonni. Grazie. Ma ci penso io!" Dissi decisa. "So come non farmi mettere i piedi in testa e se papà prova a minacciarmi gli faccio fare una figura colossale di fronte tutta la Londra che conta." Dissi divertita.
Al contrario di mamma non ero remissiva, nonostante fossi stata in Svizzera ero abbastanza ribelle. Il per amor di pace di mamma, non mi piaceva.
"Scendiamo. La créme della nobiltà londinese mi aspetta." Annunciai prendendo Samuel sotto braccio. Lui indossava un abito giacca bianca a fiori rosa e un pantalone a sigaretta color pervinca. Una camicia sempre pervinca alla coreana completava il suo look, scelto appositamente da me.
Una volta in sala venni accolta tra gli applausi degli ospiti, quando il concierge mi presentò quale Ariel Diamond Cooper Ashley, viscontessa di Shaftesbury con i suoi fratelli, Thomas, Joel e Samuel.
Tutti gli occhi furono puntati su di noi. Fiera camminavo a schiena dritta e sguardo alto verso il centro della stanza. Fino ad arrivare all'amico di mio fratello Tom, Liam. Lo avevo voluto fortemente lì, perché sapevo che papà non lo approvava.
"Ho scelto te come mio cavaliere per tutta la serata. Fammi ballare!" Dissi prendendolo per mano. Sapevo che dovevo riempire il carnet con tutti i miei ospiti. Ma prima volevo togliermi di mezzo papà. Egli intanto che Andrew boccheggiante mi fissò.
"Devi ballare con i tuoi ospiti." Mi disse.
"È quello che farò. Liam è un nostro ospite infatti. Buona serata a tutti." Conclusi andando a centro stanza.
"Diamond. Obbedisci e sta lontana da quel ragazzo, non è... alla tua altezza." Mi richiamò papà quasi urlando.
Liam rise. "Voleva dire nero?" Lo sfidò cinico. "È quindi anche razzista?" Chiese
Papà boccheggiò. "Non sei del suo rango, per cui Diamond obbedisci." Mi minacciò lui.
Alche mi staccai da Liam e applaudii al fine di attirare l'attenzione su di noi. "Miei cari ospiti ascoltate." Urlai aspettando di avere la giusta attenzione.
Una volta che fu calato il silenzio ottenendo ciò che volevo, parlai.
"Miei cari ospiti, sappiate che questa sera. Al mio diciannovesimo compleanno, nella mia serata, io concederò il primo ballo solo a Liam Thomson, un giovane laureando ad Oxford, che ha dimostrato già la sua natura altruistica e intraprendente." Annunciò. "Purtroppo mio padre, una persona che al contrario è egoista e senza scrupoli vuole proibirmelo, asserendo che Liam non sia alla mia altezza, non rientrando nei suoi canoni. Adesso mi chiedo, quali siano questi canoni. Mi minaccia! Quindi vi dico e lo faccio in vostra presenza così che tutti sappiate, che se domani mattina o anche in serata io avrò un graffio sulla mia candida pelle,. O se Liam sarà stato picchiato, ma anche mio fratello Samuel perché questa sera ha mostrato la sua natura omosessuale. Ebbene se qualcuno si noi avrà segni di percosse. Vi avverto che l questi atti saranno commessi da mio padre." Un lieve brusio si sollevò nella stanza. Perfetto, quella serata stava ottenendo i risultati che volevo. C'erano abbastanza testimoni, oltre tutta la gente che papà voleva compiacere e che lo avevano spalleggiato fino a quel momento.