Ero insoddisfatta, la mia vita mi sembrava a senso unico. Ma non credevo fosse così palese la mia espressione. "Niente. Solo che... hai detto a papà che sono sua figlia?" Buttai lì.
"Mi hai detto di aspettare la laurea e prima che me lo chiedi neanche Joel e Tom lo hanno fatto." Mi disse. "Gli ho fatto giurare di non dire niente.
"Quindi non lo ha scoperto." Affermai dubbiosa intanto che Samuel entrava dalla porta d'ingresso seguito a ruota da Rafael che era tornato da Oxford.
Avevano qualcosa con se, non seppi cosa. Però ero sicura che non sarebbe stato un mistero, almeno non per molto ancora.
"Siamo a casa." Disse Samuel.
"Ehi mamma Sapphire." Sospirò Rafael sedendosi accanto a mamma, tirò fuori dalla sua borsa dei drappi di stoffa color pastello e li espose davanti a noi. "Scegli. Samuel dice che delle tende dai toni delicati ci stanno bene come decorazioni alle pareti. Dove non c'è la carta da pararti." Ci disse.
Sapevo come stava venendo il caffè e ad istinto quello beige con fiori rosa antico mi piacque.
"Direi di escludere il verde e l'azzurro." Rispose mamma.
"Questo." Dissi io indicando quello che mi piaceva. Mamma ci teneva tanto a quel posto e io volevo che fosse splendido nella sua semplicità e che avesse successo.
"Perfetto!" Affermò Rafael rivolgendosi a Samuel. "Te l'avevo detto che avrebbero scelto questo."
L'altro sorrise e tirò invece fuori due album. "Ok dai, scegliamo le stampe da muro e le cornici. Poi saremo pronti per l'inaugurazione." Ci disse sfogliando un album.
"Dimmi un po' Rafael." Buttai lì sfogliando l'album delle cornici.
"Spara!" Mi disse il mio fratellastro venendo ad abbracciarmi. Ci conoscevamo da poco meno di due anni ed avevamo legato subito.
"Hai detto a tuo padre di me?" Gli chiesi spiccia. Non mi piaceva girare intorno le cose.
"No, a Natale abbiamo parlato di tutto tranne di Londra. L'unica volta che è stata menzionata era per il bar." Mi disse.
"Perché volevi aprirlo?" Gli chiese Samuel curioso, forse contento che papà disapprovasse i suoi figli come Andrew faceva con lui.
"No, no. Perché lui ha acquistato i palazzi e lui ha voluto che riaprissi il coffee and book." Rispose Rafe. "Non è cosa mia in pratica. Se non avessi Raziel e Chamly che sembrano più propensi." Ci disse menzionando l'altro nostro fratello e il suo migliore amico. "Puoi capire l'ansia, spero che abbia successo."
Sam assentì. "Verrà all'inaugurazione? Tuo padre intendo."
Ebbi un tuffo al cuore. Lo avrei conosciuto? "No! Papà non mette piede a Londra, credo sia un puntiglio che abbia preso anni fa." Rispose Rafael.
Esalai un respiro abbracciandolo. Se nessuno aveva parlato, come faceva papà a sapere di me?
"Ehi piccola..." Samuel richiamò la mia attenzione. "Cosa succede? Sei emozionata per l'apertura?"
Scossi la testa. "Sinceramente?" Dissi. "Siete tutti così realizzati e soddisfatti che un po' vi invidio." Ammisi.
"Anche tu hai un posto nel bar, lo sai vero?" Disse Rafael.
"Lo so! Ma non è questo che voglio. Poi al bar ci siete già, tu e Isaak. Per non parlare di Chamly con Patty." Affermai.
"Devi fare ciò che ti fa stare bene. Difendere il prossimo ti da soddisfazione, quindi sai cosa fare." Mi disse Rafe.
"Ci vogliono ancora due anni prima che mi laurei." Affermai.
"Struttali. Non devi per forza di cosa fare l'avvocato per procedere in ciò che ti piace." Mi disse Rafael.
Quasi comprendesse come mi sentivo, era sempre così con lui. Cercai il suo sguardo. "Cosa intendi?" Gli chiesi.
"Samuel mi ha raccontato di come hai smascherato suo padre al tuo diciannovesimo anno." Mi disse. "Tu e tua madre non siete state le uniche e se ti fa piacere io ho tremila dollari da investire."
Lo fissai. Potevo aprire un centro di accoglienza per le donne che subivano abusi. "Io ne ho cinque mila." Ammisi. "Li ho da quasi due anni."
"Cinquemila dollari?" Chiese mia madre. "Da dove li hai presi."
Rafael fece spallucce. "È un investimento." Disse a mamma per poi tornare a guardarmi. "Se hai avuto i cinque mila dollari, papà sa da tanto che sei sua figlia. Io e te ancora non ci conoscevamo due anni fa." Affermò lui.
Aveva ragione! A quello non avevo pensato. Fissai mamma, non avevo niente in comune con i Keller, a parte gli occhi. Ma questo papà non poteva saperlo.
"Chi glielo ha detto?" Chiesi a mamma.
"Non lo so. Ma sarò pronta ad appoggiarti e sostenerti anche io se decidi di usare i soldi a sfondo benefico." Mi disse indicando i quadri che aveva scelto a Samuel.
"Sono bellissimi, li ha fatti Chamly?" Chiese.
"Tutti mamma." Risposi passandole l'album delle cornici, mi alzai guardando Rafael. "Vieni con me a documentarci?" Gli chiesi. Non sapevo come papà avesse scoperto di me, però avrei sfruttato come meglio credevo quei soldi.
Era quello il mio tarlo, per questo ero irrequieta. Quei soldi erano fermi in quella busta della mia stanza da quasi due anni. Troppo tempo per come ero fatta io.
A giugno, quando aprirono il locale, fu un esplosione di successo. La pasticceria, il lounge e il ristorante erano un tutt'uno col book and coffee, ma avevano anche una vita a parte.
Avrei voluto aiutare a gestirlo. Ma il mio impegno era quello di laurearmi, avevo iniziato anche i corsi del diritto amministrativo ed ero oberata di lavoro. Al contrario Dove che era entrata anche lei in università a settembre accettò la proposta di seguire l'asilo e anche lavorare al lounge.
Così mentre lei iniziava la sua relazione con Chamly io conobbi finalmente mia sorella Micaela che orgogliosa era giunta a sostenere il fratello nell'inaugurazione.
Era così bella e allegra che rimasi sorpresa quando Rafe ci avvertì di sua madre.
“Mik non ha mai conosciuto sua madre. Lei ci ha lasciati mettendola al mondo."
Sia io che mamma gelammo. Mamma sbiancò a quella notizia sconvolgente, era incredula.
"Ho... ho... scusatemi." Disse andando verso il bar. La vidi prendere un bicchiere di acqua e buttarlo giù in un solo sorso.