16 - Diamond

1464 Words
Micaela mi fissò inorridita, dopodiché mi abbracciò in lacrime. "Non è giusto. Mi dispiace tanto per voi Diamond." "Ehi! Vedi che sto bene, anzi stiamo tutti bene." Affermai dolcemente. "Si, ma non hai mai avuto modo di conoscere l'amore. Avete vissuto nella paura e questo non è giusto." Mi disse. "Ecco perché Joel ha sempre quell'aria malinconica e invece Thomas così battagliera." Sussultai. Effettivamente i nostri caratteri riflettevano le nostre esperienza. Era possibile che anche io ne ero vittima? Forse per questo non avevo l'ingenuità di Micaela verso l'amore? Ero sfiduciata perché l'unica figura paterna che avevo conosciuto era stata di un uomo violento. Fino ad allora mi sentivo insoddisfatta della mia vita sentimentale, invece era semplicemente la ritorsione della mia infanzia infelice. "Grazie Micky." Le dissi abbracciandola. "Adesso però è tutto passato. Io sono qui e noi possiamo trascorrere questo periodo insieme." "Devi conoscere papà." Mi disse. "Per quanto sia una persona dura e che pretende tanto da noi, sa darci tanto amore e se siamo così sicuri di noi è perché ci ha dato tanto amore." Affermò. Le credetti. Per quanto Thomas Keller aveva dato una sorta di sicurezza economica a tutti, ciò che rendeva Micky e Rafael forti era la consapevolezza di essere amati. Anche se cadevano ci sarebbe stato sempre il padre a tendere loro la mano per farli rialzare. Rafael si era visto smarrito quando aveva avuto i cinquemila dollari. Ma papà anziché punirlo o picchiarlo, come avrebbe fatto Andrew, aveva raccolto i cocci e lo aveva indirizzato verso qualcosa che invece era indicato a Rafe. Il coffee and books! E quando li sentivo parlare a telefono poi, Rafael rideva tanto quando era al telefono con papà. Nonostante la lontananza si sentivano, si volevano bene. Sospirai. "Non vedo l'ora di conoscere tuo padre." "Lo chiamerai papà?" Mi chiese Micaela. "Se lui me lo permetterà." Le dissi. Restammo a Gallipoli per due settimane. Quel posto era spettacolare e mi piacque molto, il clima mite inoltre ci permetteva di poter fare ancora il bagno. Dopodiché scoprii che ci saremmo spostati con lo yatch della famiglia di Philip per raggiungere la Grecia. Il padre di lui, lo aveva lasciato attraccato a Otranto dopo le sue vacanze proprio per permettere al figlio di partire per il suo anno sabbatico. Aggiornavo mamma attraverso le mail per qualunque tappa toccassimo. Le raccontai delle bellezze di Otranto nell'ultima mail che le spedii. Poi prima di partire salutammo Dallas che sarebbe tornato negli Stati Uniti. "Dai Ali, rientra con me." Disse alla sorella. "Solo se tu non parti. Ti prego Dals." Lo supplicò la ragazza. Potevo comprendere Dallas, da quando l'avevo conosciuta, avevo capito che come me era un anima in pena, che ancora non sapesse quale fosse il suo posto. La sua unica roccia era il gemello, che però si era arruolato. Le missioni per quanto fossero di pace non erano mai cosa da prendere alla leggera e potevo capire Alaska, che era preoccupata per il fratello. Potevo capire anche Dallas che voleva lei rientrasse a Boston. Alla fine infatti, Mary e Philip durante quella vacanza si erano avvicinati. Non sapevo se fossero innamorati, ma ostentavano molto la loro relazione con baci espliciti e carezze audaci. Ah se l'amica di mia sorella avesse saputo che prima di lei il ragazzo che le piaceva, ci aveva provato con me. Compresi che Alaska non avesse lottato facendosi da parte. Ma io da amica non avrei mai manifestato apertamente che andavo a letto con un uomo se piaceva alla mia amica. "Ritirati dall'esercito e torno." Disse Alaska al fratello. Lui scosse la testa. "Non posso... non voglio." Rispose lui. "Devo mettermi in gioco, voglio capire se posso fare qualcosa solo io. Lo capisci si o no?" Le disse Dallas. Effettivamente essere il quinto di sei fratelli, di cui quattro di successo, doveva essere un bel peso. Ognuno aveva le sue difficoltà ad inserirsi nella società per avere il suo posto. Alaska doveva lasciare andare Dallas, era l'unica soluzione. Così nonostante a malincuore, lei lasciò andare il fratello. Dallas fortunatamente sapeva come prendere la sorella. L'aveva trattata con tanto amore che mi si strinse il cuore a quella vista. Mi ricordò i miei tre fratelli minori, quelli cresciuti lontano dalla Gran Bretagna. Emmanuelle, Edward ed Elisabeth erano gemelli, diversi e molto uniti tra di loro. Doveva essere qualcosa di intimo, anche se lo accompagnammo tutti all'aeroporto, non ci esclusero. "Non tenermi il broncio e divertiti anche per me. Così al mio rientro mi racconterai tutto davanti una buona bistecca argentina." Le disse solleticandola. "Non possiamo lasciarci arrabbiati l'uno con l'altra, siamo una sola anima in due corpi." "Starai bene?" Gli chiese lei. "Ho la tua prudenza che mi accompagnerà." La rincuorò. "Tu prendi un po' della mia temerarietà per questa vacanza, goditi la vita, incontra un bel greco e divertiti come farei io." Concluse con un casto bacio sulle labbra. Lei annuì. "Devi ricordarti che io ci sarò sempre anche se non ti sono vicino." "Ovunque andrò tu sarai con me, finché starò bene tu lo saprai." Le disse lui. "Ricordati di non cadere. Se cadi tu, cado anche io." Concluse lei scostandosi dall'abbraccio del fratello. Dallas ci fissò tutti con il suo splendido sorriso genuino e venne ad abbracciarci. "Ciao ragazzi, è stato bello avere a che fare con voi. Ci rivediamo tra sette mesi a Boston." Ci salutò uno per uno. Ricambiammo i suoi saluti e dopo che l'aereo per Boston fu partito andammo al porto dove era pronto lo yatch degli Hoffman. Era uno yatch di piccola portata, un quindici metri e a bordo trovammo il capitano e l'aiuto ad attenderci. Il capitano ci chiese se avessimo bisogno anche della cuoca, ma noi tutti rifiutammo. Saremmo stati a terra e per il poco tempo di navigazione avremo potuto arrangiarci da soli. Partimmo in direzione delle isole Ionie, con i nostri tempi e in assoluta calma visitammo Zante, Corfù e Paxos, Leucate, fui affascinata da Itaca l'isola che nei poemi epici dicessero fosse dimora di Odisseo. Fortunatamente non avendo alcun impegno privato o di lavoro tutti noi potevamo dedicarci a quella vacanza, ottobre passò in un lampo solo a visitare le isole. Ma il viaggio ancora non era concluso. Dopo le isole Ionie ci fermammo sulla penisola greca, richiesi io di fermarci a visitare Sparta, stavo continuando il viaggio di Ulisse e la mia foga venne accolta bene anche da Micaela e Alaska. Philip e Mary non sembravano interessati, ma come disse Micaela loro ormai erano talmente concentrati su loro stessi da escludere noi altre tre. Visitare Sparta fu come immergersi in un luogo mistico, perso tra realtà moderna e siti antichi quel luogo fu spettacolare. Ci restammo poco! Philip era più interessato a partire per vantarsi della bravura nel navigare e raggiungere le isole Cicladi, che erano una vera alcova per i giovani turisti, prima però ci toccava passare per Creta. Chiesi a Mike, l'aiuto marinaio, se era normale portare un panfilo di quindici metri per un ragazzo di diciotto anni. Ero convinta ci volesse la scuola nautica per portare un simile mostro. Mike effettivamente mi diede conferma che portare delle barche già di più piccola cilindrata richiedeva la patente nautica. Il signorino Philip però era il padrone, quindi quando chiedeva di navigare si obbediva e basta. Capii che sia Mike che il capitano si rassegnavano a obbedire in quei casi. Io che ero solo ospite non mi mettevo di certo a contraddire. A parte quando acquistavamo da mangiare per tutti e compravamo dei souvenir, grazie al panfilo di Mike non avevamo tante spese. Così visitammo Creta, l'isola era più grande rispetto le alte e chiese più tempo affinché le visitassimo e ci godessimo le spiagge. Fortunatamente era arrivato novembre e con esso il pienone della stagione turistica di poteva considerare terminato. Riuscimmo a vedere i siti storici e archeologi in breve tempo, per fortuna di Philip. "Non andava bene in storia vero?" Sussurrai una volta ad Alaska. Lei sorrise. "Non era una cima e basta. È riuscito a diplomarsi per merito sportivo." Mi rispose. Al che risi. Alaska mi piaceva, era delicata e genuina, una giglio in mezzo a un campo di rose, con la sua eleganza spesso si lasciava scorrere le frecciatine di Mary come una grazia e una calma che le invidiavo. "Solo perché non la do via facilmente, non vuol dire che non troverò un ragazzo. Si pentirà di essersi concessa subito a Philip, anche a scuola le aveva tutte e subito. Non duravano tanto le sue ragazze perché si stancava." Mi raccontò una volta. "Adesso sta durando solo perché siamo in mezzo al mare e Mary è l'unica che lo compiace quando naviga. Prima mi piaceva, ma stando a stretto contatto con lui, ringrazio il cielo che non mi abbia notato." Concluse.
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