~ Damon ~
--UNA SETTIMANA DOPO--
Damon giaceva sul letto con la testa rivolta verso il soffitto. La sua espressione era stoica e i suoi occhi erano vuoti. Erano le otto del mattino ma la stanza era buia. Damon non si preoccupò di alzarsi per aprire le tende. Tutto era nero come la pece e vuoto, proprio come il suo cuore. L’unico suono che riempiva la stanza era quello del suo basso respiro. E debolmente, molto debolmente, poteva quasi sentire il suono del suo cuore che batteva. Era quasi stupito che quella cosa funzionasse ancora dopo tutto quello che aveva passato.
Avevo tutto...Il mondo intero sotto i miei piedi e la mia ragazza al mio fianco.
La mente di Damon vagò ai giorni precedenti il matrimonio e a tutti gli eventi che avevano portato a quella fatidica mattina. Tutto era magico. Aveva tutto. Avrebbe messo fine ai suoi nemici e avrebbe sposato l’amore della sua vita. Avrebbero vissuto per sempre felici e contenti...Finché non è successo.
Damon non era il tipo di uomo che si lasciava prendere alla sprovvista. Sin dall’attentato al suo matrimonio, sei anni prima, aveva giurato di non farsi mai più cogliere di sorpresa dai suoi nemici. Era attento, calcolatore e astuto. Vedeva tutte le angolazioni. Stava vincendo. Ma non si rendeva conto che la sua rovina non era dovuta a forze esterne. È arrivata da qualcuno molto più vicino a casa.
Perché l’hai fatto...? Perché hai preso il mio cuore solo per spezzarlo?
Damon non riusciva a capire esattamente cosa fosse andato storto. Certo, Violet si sentiva stressata e faceva domande, ma lui pensava che fosse normale. Stava per sposare una delle più grandi famiglie criminali della nazione, è ovvio che avesse le sue preoccupazioni. Ma per un po’ sembrava che tutto fosse sotto controllo. Lei aveva detto che si sarebbe fidata di lui. Non pensava che sarebbe mai arrivata a questo.
Avrei dovuto vedere i segnali. Non avrei dovuto abbassare la guardia...
* TOC
Il bussare alla porta interruppe il treno dei pensieri di Damon. Non rispose, ma la porta si aprì comunque cigolando.
“Ehi.” Apparve Talia, portando con sé un vassoio di cibo. Entrò nella stanza e Damon si limitò a girare il viso di lato, rivolto alla finestra.
“Ti ho portato la colazione,” disse ancora lei, ma lui continuava a non rispondere. “Te li metto qui, ok?”
Talia posò il vassoio sul tavolo e si avvicinò alla finestra. Aprì le tende e la luce entrò nella stanza. Damon si accigliò di fronte alle luci accecanti e girò il viso dall’altra parte.
Talia osservò la nuca di Damon in silenzio per un attimo prima di emettere un sospiro. “Damon, ascolta, quello che è successo là fuori...”
“Vattene,” la interruppe bruscamente lui. “Per favore.”
“Ma...”
“Ora.”
Anche Talia o chiunque altro nella tenuta non sapeva cosa fosse successo esattamente. Sapevano solo che si stavano preparando per un matrimonio quando si sentì un colpo di pistola. Trovarono Damon a terra dissanguato sul pavimento della chiesa abbandonata e Violet era sparita senza lasciare traccia. Gli uomini di Damon provarono a cercarla, ma non riuscirono a trovarla. Anche il suo appartamento era vuoto. Anche sua madre e suo fratello erano spariti.
Un attimo prima ero un re potente. Ma ora sono solo un uomo senza niente.
Talia emise un altro sospiro prima di camminare lentamente verso la porta. Era una cara amica di Violet e anche lei non sapeva nulla. Disse che Violet si comportava in modo nervoso quel giorno, ma lei pensava che fosse solo il nervosismo del matrimonio. Nessuno avrebbe potuto prevederlo. Nessuno.
Quando la porta fu chiusa, Damon fece un respiro profondo e rotolò giù dal letto. Con passi stentati, si diresse verso la finestra e tirò di nuovo le tende. L’oscurità della stanza lo confortò e così tornò a letto, circondandosi del vuoto.
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Passarono altri giorni, ma Damon rimase nello stesso posto. La dottoressa Lee andava a trovarlo ogni giorno per controllare i suoi parametri vitali. Lei diceva che stava bene, ma lui non era d’accordo. Certo, non sentiva alcun dolore, ma non sentiva nemmeno nulla. Morfina, droghe o whisky non avevano alcun effetto su di lui. Dentro di lui c’era solo un torpore paralizzante.
Ogni giorno rimaneva sveglio a letto a fissare il soffitto, pensando, desiderando e chiedendosi di lei. Si chiedeva se avrebbe dovuto fare le cose in modo diverso. Desiderava poter rifare alcune cose. E soprattutto sperava ancora che lei tornasse in qualche modo.
Ovunque tu sia, mia dolce ragazza, ti prego, torna a casa...
* TOC
Il suono del bussare si infranse nei suoi pensieri e alzò la testa per vedere, nel caso fosse lei ad entrare. Ma quando vide una figura maschile apparire alla porta, Damon sgranò gli occhi e scosse la testa all’indietro.
“Ehi,” disse Adrian, entrando nella stanza con una cartellina in mano. “Come ti senti?”
In pace. Mai stato meglio.
“Salta i convenevoli, ti va?” Damon si schernì. Sapeva che il consigliere non sarebbe venuto da lui senza alcuna notizia. “Che cos’hai?”
“Beh, ho ricevuto i rapporti dal Dottoressa Lee,” disse Adrian aprendo il fascicolo e leggendone una parte. “Onestamente, sei stato fortunato. Siamo arrivati in tempo e il dottore è riuscito a estrarre il proiettile. È stato un intervento pulito e sembra che tu ti stia riprendendo...relativamente bene.”
“Sì, certo,” disse Damon soffocando una risata secca. “Sono molto fortunato.”
Adrian emise un sospiro e chiuse la cartella. Poi si avvicinò al letto e si sedette sulla sedia accanto.
“Siamo anche riusciti a rintracciare la pistola che ha usato,” disse, facendo una pausa prima di continuare. “È registrata a nome di Dylan James Carvey. Suo fratello.”
Huh.
Damon strinse gli occhi e pensò intensamente. Quando Dylan le ha dato la pistola? La settimana prima del matrimonio, quando era venuto a trovarla?
“E Hugo e gli altri?” Chiese Damon. Aveva ricevuto molti fiori e messaggi da Hugo e dalle altre famiglie, ma tutti avevano lasciato la tenuta.
“Beh, dopo l’incidente, Hugo e gli altri hanno preso strade diverse. Il matrimonio è stato annullato e sanno che non è sicuro stare qui,” spiegò Adrian. “E non possiamo continuare con il piano da quando...sai.”
Dato che la mia vita era appesa a un filo. Giusto.
“Non preoccuparti però, nessuno sospetta nulla. Per quanto riguarda tutti, sei solo un povero bastardo a cui hanno sparato dalla tua fidanzata.” Disse Adrian con una risatina secca.
Oh, questo è stato un colpo basso.
Damon sgranò gli occhi e girò la testa dall’altra parte, rifiutandosi di vedere il volto di Adrian.
“Ehi,” disse Adrian dopo un po’ di silenzio. “La troveremo.”
Damon non rispose e si limitò a chiudere gli occhi. Adrian capì che voleva dire che voleva riposare. Alzandosi in piedi, il consigliere diede un’ultima occhiata al suo capo prima di dirigersi verso la porta. Ma una volta chiusa la porta, gli occhi di Damon si aprirono di nuovo.
Sarà meglio trovarla.
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--UN MESE DOPO--
“Damon, è passato più di un mese. Non puoi continuare a farlo per sempre. Devi alzarti prima o poi. Ci sono persone che ti aspettano e contano su di te!”
Talia era in piedi davanti al letto e dava a Damon la sua dose quotidiana di incoraggiamento. Nonostante fosse quasi completamente guarito, Damon non aveva mai lasciato la sua stanza. Ogni tanto Talia entrava e cercava di convincerlo ad alzarsi, ma ogni giorno lui trovava un motivo per non farlo.
“Vattene,” le disse e scosse la testa all’indietro. “Non sono dell’umore giusto.”
Talia stava per ribattere ancora, ma la porta si aprì improvvisamente e apparve Adrian.
“Ehi.” Disse.
“Anche tu, vattene.” Abbaiò Damon.
Adrian guardò Talia, ma lei si limitò a scrollare le spalle. Invece di obbedire al comando di Damon, Adrian entrò ancora di più.
“Beh, posso andarmene, ma ho un’informazione che potrebbe interessarti.” Disse.
L’interesse di Damon fu stuzzicato. Alzò la testa e gli fece un cenno.
“Continua a parlare.”
Adrian fece un sorriso e aprì ulteriormente la porta, rivelando Liam all’ingresso.
“Capo,” disse Liam trafelato come se avesse corso per arrivare qui. “L’abbiamo trovata!”
Damon aprì gli occhi di scatto e si alzò dal letto quasi all’istante. Si avvicinò a Liam, che teneva in mano una cartella, e gliela strappò delle mani. Damon aprì rapidamente il fascicolo e analizzò il rapporto.
Secondo il rapporto, Violet era volata in Texas con sua madre e suo fratello proprio quel giorno. Ora risiedeva in una piccola città di Austin. Avevano il suo indirizzo e c’era anche una sua foto scattata di nascosto.
Damon si prese un momento per studiare la foto. Era la prima volta che vedeva il suo volto da un mese a questa parte. Lo colpiva come un muro di mattoni. La foto mostrava che stava camminando per strada con una borsa della spesa in mano.
Sembrava in forma, felice e in salute...
“Cosa vuoi che facciamo, capo?” Chiese Liam. “Possiamo volare via subito. Il jet è già in attesa sulla pista.”
Damon diede un’ultima occhiata alla foto di Violet. Il suo pollice sfiorò lentamente il suo bellissimo viso. Ma all’improvviso richiuse il file e lo spinse di nuovo verso Liam.
Una volta avevo tutto. Una famiglia. Un futuro. Una vita degna di essere vissuta.
Liam guardò Damon confuso mentre teneva il fascicolo. Nel frattempo, Damon si girò e andò verso lo specchio vicino. La sua camicia e il suo completo nero erano appesi lì accanto. Venivano sempre preparati lì per lui, nel caso in cui avesse voluto indossarli oggi.
“Capo?” Liam chiese di nuovo.
Damon non disse una parola mentre si trovava davanti allo specchio. Indossava solo i pantaloni e una benda sulla ferita. Lentamente, tolse la benda e rivelò una cicatrice sopra il suo tatuaggio. Era incredibilmente ironico che lei gli avesse sparato proprio sul tatuaggio del suo nome. Il tatuaggio era un po’ rovinato, ma riusciva ancora a distinguere le lettere...V R C.
Già. Tutto ciò che ho ora è solo un cuore spezzato e la cicatrice che ti sei lasciata dietro.
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*
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--Continua--