Emiliano Bezzon
Arsenico e vecchi merlettiGiorgia era sdraiata sulla chaise-longue nel suo terrazzo, godendosi il tepore del primo sole del mattino d’estate, con il tablet acceso sull’edizione del “Corriere della Sera” e la consueta tazza di the tiepido. Era il suo momento di risveglio emozionale, dopo una buona mezz’ora di risveglio muscolare, con gli esercizi a corpo libero. Milano, parecchi piani di sotto, si stava già dando da fare con il suo brulicare di uomini e donne. Ma il rumore sembrava attutito da una coltre protettiva: forse era lo smog o forse l’afa che lentamente saliva. Il trillo del citofono, del tutto inusuale a quell’ora, la scosse sgradevolmente, costringendola oltretutto ad alzarsi per rispondere. Chiunque fosse, poteva ben usare il cellulare, che stava come sempre a portata di mano, accidenti.
“Buongiorno dottoressa, non avrei voluto disturbarla, ma c’è qui il collega della vigilanza, glielo posso passare?”.
“La vigilanza? Io non ho avuto nessun allarme. Forse è successo qualcosa alla mia Jeep in garage?”.
“No, no dottoressa, glielo posso passare?”. Il portiere, ormai a lei familiare dopo anni di servizio lì, sembrò agitato come non mai e questo fece subito pensare a Giorgia che non sarebbe stata una bella giornata, nonostante i suoi programmi di pressoché totale pigrizia.
“Dottoressa buongiorno, sono il vigilante di turno. Ecco, nel giro di stamattina ho trovato un’auto parcheggiata davanti al box numero 77, al secondo piano interrato…”.
“Mi spiace ma non possiedo un carro attrezzi per la rimozione, ma se ha un attimo di tempo, posso fare qualche telefonata, conosco il comandante dei vigili e magari lui una mano ce la può dare, non crede?”. Rispose sarcastica, in modo che risultasse chiaro all’interlocutore che se il motivo della chiamata non fosse più che serio, avrebbe potuto anche passare dei guai.
“Mi scusi ancora, capisco che disturbarla a quest’ora… insomma non è facile dirlo, soprattutto parlando al telefono dal banco della ricezione qui all’ingresso”.
Ma cosa hanno tutti stamattina? Ci manca solo che mi chiedano di salire in casa, mentre sto praticamente in mutande in attesa di farmi una bella doccia rigenerante. Pensandolo, Giorgia ebbe fortissima la tentazione di appendere la cornetta e tornarsene sul terrazzo per finire il suo the ormai completamente freddo.
“Insomma, dottoressa, nell’auto c’è una donna. Morta”.
“Avete avvisato la polizia o almeno il 118?”.
“Veramente no dottoressa”, era intervenuto il portiere, “il collega voleva farlo, ma io ho preferito sentire prima lei”.
Avrebbe voluto urlargli in faccia che era un perfetto idiota, che in questi casi un’investigatrice privata non può fare granché, che stavano rischiando di beccarsi una bella denuncia… ma poi pensò che si trattava di due bravi ragazzi, totalmente terrorizzati dagli eventi, che facevano quel lavoro in attesa di trovare qualcosa di meglio e che avrebbero voluto essere in qualsiasi altro posto al mondo, ma non lì e adesso.
“Ok, sto scendendo, ci vediamo direttamente nel corridoio dei box”.
Prima di uscire di casa, dopo aver indossato frettolosamente una tuta e le sneakers, si era guardata nello specchio. Anche così agghindata, poteva dire la sua. E gli sguardi della guardia giurata, pochi istanti dopo, gliene avevano data piena conferma. In una tasca aveva infilato un paio di guanti di lattice, come le aveva raccomandato sempre di fare l’amica capitano dei carabinieri… Doriana! Avrebbe dovuto avvisarla subito: di certo a quell’ora stava già nel suo ufficio al reparto operativo di via Moscova. Ma forse, a quel punto, era meglio aspettare e capire qualcosa di più.
L’auto sembrava parcheggiata di fretta, in posizione obliqua e davanti a un basculante diverso da quello della donna, come le aveva detto la guardia giurata.
Giorgia si avvicinò con cautela e, calzati i guanti, aprì lo sportello, trovandosi a pochi centimetri dal corpo della donna, già completamente freddo e irrigidito in una posizione innaturale.
“Chiami i carabinieri e fatevi passare la capitano Doriana Messina; se al centralino dovessero esitare, faccia il mio nome e gliela passeranno immediatamente: ormai mi conoscono bene da quelle parti. Io intanto darò una rapida occhiata all’auto”.
“Va bene dottoressa, faccio come ha chiesto e avviso anche la nostra centrale”, balbettò il vigilante.
Senza nemmeno aprire bocca, Giorgia fissò la guardia giurata, fulminandola. Arretrando e rischiando di cadere, il poveretto si spostò di qualche metro per telefonare, decisamente sconvolto.
Facendosi forza, Giorgia si infilò nell’auto cercando di evitare ogni contatto col corpo della donna e pentendosi di non aver preso con sé anche una mascherina, per contenere almeno un poco il puzzo tremendo che pervadeva il piccolo ambiente. Il viso, che portava i segni di un’evidente bellezza, era stravolto da una smorfia di straziante dolore, mentre le braccia erano incrociate sul grembo, come a tentare di contrastare terribili crampi. Certo non aveva le necessarie conoscenze di medicina legale, ma la rigidità assunta dal corpo di quella poveretta sembrava ben più accentuata rispetto al rigor mortis di ogni cadavere.
Sul sedile del passeggero era abbandonata la borsa della donna.
Dopo averla presa, Giorgia si allontanò dall’auto, anche perché l’odore le stava causando conati di vomito, accentuati dalla vista di escrementi o altro liquame organico, che le sembrò di scorgere tra il sedile e il tappetino.
Si dovette appoggiare al muro, chiudendo gli occhi e cercando di respirare aria pulita, ma quell’odore sembrava non volerla più mollare.
“Sta bene dottoressa?”, la guardia giurata si avvicinò di nuovo, dopo aver eseguito il suo compito.
“Sì, ma non si avvicini troppo all’auto, lo dico per il suo bene”.
“Certo, certo. Tra poco arriverà il 118 allertato dalla mia centrale e credo anche la Capitano Messina. Mi ha chiesto come mai non l’avesse chiamata direttamente lei. Forse era preoccupata le fosse successo qualcosa… ma io le ho detto che era scesa di corsa, senza portarsi il cellulare”.
“Bravo, risposta corretta! Intanto che aspettiamo l’arrivo dei nostri, dammi una mano e tieni la borsetta aperta. Hai i guanti vero?”. La guardia annuì, anche compiaciuto del fatto che Giorgia fosse passata al tu. Si sentiva come Watson al servizio di una particolare Sherlock Holmes, che, nonostante la situazione, gli continuava a fare pure parecchio sangue.
Con molta accortezza, Giorgia diede una rapida occhiata al contenuto della borsa: cellulare, un pacchetto di fazzoletti, il portafogli e lo stretto necessario per un eventuale ripasso al trucco di labbra e occhi; niente di interessante, almeno per lei. Certo il telefono non lo avrebbe nemmeno sfiorato, lasciandone l’esame completo a Doriana e ai suoi uomini. Ricordava perfettamente i racconti di prove danneggiate o disperse a causa di maldestre manovre su cellulari o computer.
Prima di riporre la borsa in auto, notò al suo interno una Moleskine nera, che le era sfuggita al primo sommario esame, forse anche perché dello stesso colore degli interni.
Questa poteva essere sfogliata e lo fece senza esitazione, aprendola nella pagina indicata da un biglietto teatrale, messo lì a mo’ di segnalibro.
“Serata fantastica a teatro con lui, dopo tanto tempo. Arsenico e vecchi merletti è una commedia esilarante, non ridevo così di gusto da anni. Anche il drink bevuto dopo, a casa sua mi è piaciuto molto”.
All’arrivo di Doriana e dei suoi uomini la borsa era stata rimessa a posto.
Giorgia prese l’amica sottobraccio portandola verso il corridoio degli ascensori, in modo da allontanarsi dal gruppo che stava facendo i primi rilievi sull’auto, e dalla guardia giurata, che gli stava appiccicata come una cozza, ora abbacinato pure dall’arrivo della capitano.
“Io vado a farmi una doccia; quando avrai finito qui, sali pure da me, che ti offro un buon caffè, magari senza l’arsenico che temo si sia bevuta quella povera donna a casa del suo uomo…”.
Doriana tornò dai suoi, sempre più convinta che Giorgia fosse una brava investigatrice, una buona psicologa e soprattutto una formidabile strega.
Dopo pochi istanti la suoneria del cellulare di Doriana segnalò la notifica di tre messaggi w******p: “Guardati la trama di Arsenico e vecchi merletti di Kesselring”; “Chiama la nostra amica Cristina e chiedile i sintomi evidenti dell’assunzione di arsenico”; “Scopri chi è l’uomo con cui ha passato la serata: qualcosa di torbido deve esserci nel passato della donna… Buon lavoro capitano”.
Erano di Giorgia.